Parma. E’ meno famoso di Cattelan ma di talento ne ha da vendere e forse con risultati più interessanti e intriganti. Si tratta di Enrico Benetta un artista giovane che negli ultimi anni ha compiuto un notevole salto di qualità e maturità nella sua produzione artistica. Basta fare un salto a Parma in pieno centro al Museo “Bodoni” sito nel Palazzo della Pilotta, ingresso accanto al magnifico Teatro Farnese. Qui è in corso un evento: la prima mostra di arte contemporanea ospitata in questa sede, proprio sopra alla prestigiosa Biblioteca Palatina, la più fornita in Italia di stampe Bodoni originali. “Questione di carattere” è il titolo della mostra di Enrico Benetta, ospitata qui non a caso. Le opera dell’artista veneto sono infatti interamente dedicate a Bodoni, l’incisore tipografo che nel ‘700 fu tipografo di casa Farnese e che inventò il famoso omonimo carattere tipografico ancora oggi riferimento dei tipi usati per la scrittura stampata. Quella di Benetta per il carattere Bodoni è stata una folgorazione che si è tradotta nella presenza costante delle lettere bodoniane nelle sue opere. L’ingresso alla mostra, di cui il museo è la naturale cornice nonché parte integrante della creazione artistica, è l’Arco onirico, un’opera di grandi proporzioni consistente in un arco in acciaio cor-tén (un acciaio trattato per avere un effetto ruggine) che si rompe all’estremità in un groviglio di lettere che erompe in un accennato moto liberatorio creativo. Segue un’esplosione di lettere che riempiono lo spazio creando un effetto di estrema leggerezza, nonostante la gravità del materiale utilizzato. Dal pavimento al soffitto è una danza di caratteri rigorosamente bodoniani che escono dalle tele dipinte, dalle installazioni, dai libri originali conservati nelle teche (le più importanti edizioni bodoniane al mondo) in un impertinente ed ironico accenno di moto. Benetta gioca con le lettere generando una trasgressiva manomissione delle parole e liberando i caratteri , elementari architetture che transitano, si staccano dalla materia componendo architetture più complesse, si impigliano nel tentativo di liberarsi dal foglio che le imprigiona e le detiene e che a sua volta si contorce in un accenno di volo che non riesce a spiccare se non nell’immaginazione. Bodoni è compositore di parole, ma ancora prima di comporre, incide le lettere, ne è il creatore e, con la composizione, materiale funzione riproduttiva e divulgativa, rende belle le parole. Benetta ruba le lettere a Bodoni, se ne appropria, ma a differenza di Bodoni non ricompone, lascia l’azione aperta al pensiero creativo del visitatore. E così facendo propone una riflessione sul prima e il dopo della parola dove il “prima” e il “dopo” convergono nel luogo dove la parabola che li distingue e li separa, si annulla tornando ai primordi. Un’operazione culturalmente interessante che lega il passato alla contemporaneità andando oltre la realtà ordinaria e materiale. Qui le lettere respirano, emergono e spariscono riassorbite dalle tele, si affacciano nel vuoto creando un sospeso che è tempo e spazio ben sintetizzato in quella splendida scultura che è la clessidra fatta di lettere in un apparente disordine sparso. Una questione di carattere appunto, una questione di senso e di pensiero primordiale. La mostra, già ospitata in febbraio alla Biblioteca Angelica, la più antica di Roma, pur in versione ridotta, non è da perdere per chi crede che il linguaggio artistico sia una forma di comunicazione estetica che aiuta a pensare e a riflettere e che l’arte contemporanea sia una forma di esplorazione culturale e perché no, di poesia. La mostra è visitabile fino al 1° dicembre. www.enricobenetta.com

(Virna Gioiellieri)