“La riduzione di un punto dell’Irpef aumenta il reddito disponibile, il che migliora le condizioni delle famiglie e consente una ripresa della domanda interna”. Se non fosse per la drammaticità del momento un’affermazione come questa avrebbe scatenato un mare di risate. Invece, purtroppo, ci dà solo il senso della distanza tra paese reale e la politica, e in questo caso del governo. Non sappiamo se considerarla un’ennesima presa in giro, questa frase pronunciata dal ministro dell’Economia, o se, peggio, un tentativo di nascondere tutto il resto che è compreso nella Legge di Stabilità. Un resto che vanifica quell’aumento, anzi peggiora ulteriormente il bilancio delle famiglie. Togliere un punto di Irpef è un’operazione di facciata per farci ingoiare un ulteriore calice amaro e per non dire che ancora una volta l’ennesima operazione salva Stato deve passare dalle tasche dei soliti noti.

Il Paese, la parte onesta di essa, sta vivendo impotente un senso di solitudine di fronte all’arroganza del potere, sia che si presenti con il volto “pulito” dei professori di governo, o con quello insopportabile dei soliti politici che ci propinano la loro palese incapacità dai salotti televisivi, oppure del patetico Formigoni, quasi una macchietta emblematica, ma ancora potente da ricattare la Lega, di quello che sta capitando in questa povera Italia, o ancora dei togati della Corte Costituzionale che decidono, mentre il Paese è alle corde, che non è legittimo tagliare qualche punto di percentuale allo stipendio dei giudici (quindi anche a se stessi) e dei dirigenti di Stato con salari superiori ai 90.000 euro.

Nessuno però dice nulla sulla “legittimità” della riduzione degli sgravi fiscali, sulla stretta verso il mondo agricolo e delle cooperative sociali, sul tagli alle scuole e alla sanità. Così come della legittimità di assoggettare ad Irpef le pensioni di guerra ed invalidità. Tutto questo è legittimo, per il solo motivo che va a colpire chi non ha potere, chi non ha voce in capitolo, chi non ha cariche da fare pesare.

Un Paese allo stremo costretto ad assistere ad un continuo saccheggio delle proprie tasche, mentre i Fiorito, i Maruccio, i Penati continuano a campare con i soldi del contribuenti. Ci vuole la magistratura e l’arresto di un consigliere per scoprire che la mafia è penetrata nei consigli regionali. In pochi mesi sono saltate regioni come il Lazio e la Lombardia. La finanza è piombata nelle sedi della Regione in Emilia Romagna e Piemonte. E loro, Pd, Pdl; Idv e tutti gli altri, pagati anche loro da noi, continuano, come vivessero in un mondo a parte, a litigare tra di loro e dentro di loro per le primarie o per una legge elettorale che nessuno vuole cambiare. Continuano a litigare per decidere il modo migliore per continuare a fare i loro affari incuranti di un Paese in coma profondo.
I decreti con i tagli alla povera gente passano con alcune ore di discussione e diventano operativi, anzi retroattivi, in un attimo, i tentativi di togliere qualcosa alla politica necessitano di mesi e mesi di discussione per poi approdare al classico nulla di fatto o poco più. Un’indecenza.

E’ sorprendete la resistenza della gente, che, nonostante lo schifo che ci circonda, continua a mantenere un livello di protesta piuttosto basso. Certo non è facile trovare punti di riferimento, fare massa critica in una realtà dove solo i sindacati cercano di fare qualcosa. Cosa deve ancora succedere perché l’indignazione si elevi a protesta collettiva e crescano nuove forme organizzate di cittadini che impongano il cambiamento? Dobbiamo tornare ad essere protagonisti del futuro e ripartire dai principi di onestà e legalità per sostituire il marcio odierno, per imporre un’inversione di marcia, che punti sull’uguaglianza di trattamento, sulla lotta alla corruzione, all’evasione, al riciclaggio e sulla capacità di fare rialzare il Paese investendo sui giovani, quindi sulla scuola, e sul lavoro. Continuare a penalizzare la parte sana della comunità non ci porterà da nessuna parte e metterà seriamente a rischio la tenuta democratica dell’Italia.

(Valerio Zanotti)