Lugo (RA). Sergio Baldini, nuovo ordinatore della Cgil per l’area lughese, torna un po’ a casa. Era stato, anni fa, sempre in questa sede, responsabile della sanità e dopo le esperienze  di segretario provinciale della Filcams (commercio) e coordinatore dell’area cervese, eccolo rientrare in questo territorio. E questa nostra chiacchierata parte dalla situazione dell’area.
“I dati ci dicono che si viviamo una crisi importante (ed è cominciata circa tre anni fa) e dobbiamo tenere presente che sono dati parziali perchè fanno riferimento solo alle aziende hanno fatto ricorso agli ammortizzatori sociali. La differenza, qui, l’ha fatta una coesione sociale ancora robusta. E questo vuol dire che le amministrazioni locali, attraverso l’Unione dei comuni, hanno creato concreti strumenti di sostegno sia ai lavoratori che alle imprese. Voglio ricordare, ad esempio,  le risorse messe a disposizione per il sostegno ai lavoratori ed alle imprese colpite dalla crisi e l’accordo che ha permesso l’anticipo della cassa integrazione per non lasciare le famiglie prive di reddito. I numeri, intanto, continuano ad essere severi. Attualmente abbiamo 2016 lavoratori in cassa integrazione e le maggiori sofferenze le troviamo nella meccanica, nel commercio e nella gomma plastica, per non parlare dell’edilizia che è da mesi quasi completamente ferma. Abbiamo anche uno stop degli investimenti pubblici (proprio nel pieno della crisi) e dobbiamo prendere atto che la situazione finanziaria dei comuni è peggiorata per effetto dei numerosi tagli del governo centrale. C’è infine un altro indicatore che ci racconta della pesantezza della crisi: in questi anni i posti di lavoro sono calati ma i picchi della Cassa Integrazione sono uguali a quelli di tre anni fa”.

E che strategia ha messo in campo la Cgil?
“Abbiamo costituito un osservatorio, con gli enti locali, per seguire in tempo reale l’andamento della crisi, con un obbiettivo: intervenire tempestivamente – nessuno deve essere abbandonato.
Il lavoro e le imprese sono il nostro prezioso patrimonio, li dobbiamo garantire. Abbiamo aziende virtuose, che danno un contributo a quest’area, in termini di posti di lavoro che sono diventate elementi di sostegno al territorio; poi ci sono i manager che vogliono occuparsi solo dei loro profitti e che più che dare 'razziano' il territorio, ma per fortuna non sono la maggioranza. Nell'agricoltura abbiamo radici antiche ed esperienze anche eccelenti consolidate, ma anche questo settore vive grandi criticità seppur in modo diverso”.
 
Avete calcolato quanti posti di lavoro ha bruciato la crisi?
“A partire da ottobre 2008 sono svaniti 1250 posti e non abbiamo la sensazione che i lavoratori abbiano trovato una nuova collocazione. Quando poi si esauriranno gli ammortizzatori sociali ci troveremo di fronte ad una situazione ancora più difficile”.


Che cosa “vedete” nel breve periodo?
“Prima di tutto va mantenuta la coesione sociale di cui parlavo. Se quella manca tutto è molto più complicato. Poi dobbiamo fare del lavoro una priorità per tutti e le nostre azioni devono essere coerenti con questa impostazione. E’ importante favorire l’arrivo di nuove imprese di qualità e difendere le professionalità presenti nel territorio. Senza questa ricchezza non riusciremo mai ad agganciare i segnali di ripresa”.

(Michele Zacchi)