Lugo. “Solo in Italia è un quasi un complimento essere definito 'figlio di puttana'. Altrove, in Europa, non c’è nulla di simile”

Questa frase Giuseppe Ayala l’ha pronunciata durante la presentazione del suo libro “Troppe coincidenze” che si è svolta a Lugo il 15 ottobre, prima serata del nuovo ciclo del caffè Letterario.


Ma partiamo dall’inizio, dalle coincidenze.

Perché, si è domandato, la mafia segue una strategia stragista fino al 1993 (ivi compreso il tentativo di uccidere decine di carabinieri allo stadio Olimpico, fallito solo per il mancato funzionamento del telecomando) e poi improvvisamente si ferma?

Nel 1993/1994 nasce la seconda repubblica, arriva il cavaliere.

“Coincidenze – si chiede Ayala – lascio la decisione ai lettori del mio libro”

Il 1994 è per l’autore l’inizio di un percorso parlamentare ce lo porta ad una ulteriore, e amara, riflessione.

La cultura dell’illegalità, ha ricordato, è diventata un fattore dominante in questo paese ed ha consentito alle mafie di sbarcare al nord, anche il quelle aree dove la coesione sociale era forte e ben strutturata (come in Emilia-Romagna e Lombardia).

Lo Stato si è indebolito, gli strumenti di controllo sono stati violentemente lottizzati e ai magistrati è toccato il compito peggiore, quello di fare da barriera alla montante criminalità.

“Lo scontro violento fra i governi Berlusconi e la magistratura nasce qui, parte dalla evidente indisponibilità da parte dei giudici di trasformarsi in docili esecutori di piccole cose”.

Siamo dunque, come paese e come persone, all’inferno?

Per Giuseppe Ayala non è ancora detta l’ultima parola. “Ho l’impressione che i partiti e gli schieramenti siano ormai consapevoli di aver toccato il fondo e che la voglia di risalire la china sia sincera. Diciamo che la partita non è ancora chiusa.”

(m.z.)