Bologna. Ora abbiamo fatto qualche centinaio di passi e siamo nella sede dell’Anci (Associazione nazionale comuni italiani) dell’Emilia Romagna che ha svolto e sta svolgendo un importante lavoro di coordinamento fra i comuni feriti dal sisma. Qui il nostro interlocutore è il dirigente Antonio Gioiellieri e cerchiamo subito di ripercorrere i primi passi degli eventi successivi al 20 maggio. “Ci siamo mossi subito come supporto alla Protezione civile regionale per la costruzione delle squadre dei volontari per rilevare i danni”.

Ma quando arriva la scossa del 29 maggio arriva la Protezione civile nazionale (che dell’era Bertolaso non ha più nulla, va detto per chiarezza) che subentra a quella regionale. Cosa ha provocato questo passaggio?


“Non sono la persona giusta a cui fare questa domanda”.

Allora torniamo alla Protezione civile nazionale.

“Dal primo luglio prende in mano il problema. E lo fa in maniera davvero 'militare'.Dalla rilevazione dei danni, ai campi per gli sfollati e ogni sera alle 18 c’era il report della giornata. La fase d’impatto è durata fino al 29 luglio, quando la Direzione Comando e Controllo ha chiuso il proprio lavoro, ma noi (Anci) siamo stati subito riconosciuti come punto di collegamento con gli enti locali”.

E in cosa consisteva questa azione di collegamento?

“E’ presto detto: abbiamo lavorato con le strutture colpite per sopperire alle carenze provocate dal terremoto. Abbiamo trovato il personale di rinforzo per i vigili urbani, abbiamo coadiuvato i servizi sociali per la gestione dei campi e a fronte di 18 municipi inagibili abbiamo lavorato per garantire la sicurezza dei dati sensibili che hanno i comuni sui propri cittadini. In quei territori il pericolo maggiore era costituito dall’acqua, per cui i palazzi comunali ponevano ai piani superiori gli archivi sensibili. Con le scosse, quegli stessi archivi hanno contribuito a rendere inagibili gli edifici municipali”.

Dopo questa fase si arriva alla ricostruzione vera e propria. Da quel momento qual è stato il ruolo dell’Anci?

“Abbiamo operato su diversi fronti, ma prima ricordo che Vasco Errani ha fatto una scelta molto importante: ha nominato Angelo Rughetti (segretario nazionale dell’Anci) direttore del Comitato istituzionale di indirizzo (e mi piace ricordare che sta lavorando a titolo gratuito). Una prima area di intervento riguardava le donazioni: utilizzare in maniera trasparente i soldi arrivati e renderli fruibili per le opere che i Comuni avevano individuato. Sono invece in grave ritardo i gestori telefonici che hanno raccolto grandi somme con i messaggi. Un secondo aspetto ha riguardato il personale comunale. Sappiamo che la ricostruzione durerà qualche anno e non è possibile che comuni come Cavezzo e Novi, molto colpiti, possano gestire migliaia di pratiche con uffici tecnici che hanno al massimo due dipendenti. Abbiamo quindi creato le condizioni, e non voglio dilungarmi sui singoli passaggi, per garantire ai Comuni, possibilmente alle unioni dei Comuni, il personale aggiuntivo necessario. C’è stata una gara, una società di lavoro temporaneo ha vinto e con questa azienda individueremo le 161 persone che andranno a lavorare comuni terremotati. Poi abbiamo affiancato la Regione per capire quanti moduli abitativi servivano, per far sì che gli sfollati fossero sistemati (adeguatamente) senza far uso di nuove aree. Puntiamo ad una ricostruzione rapida e cerchiamo, nei limiti del possibile, di evitare al massimo i container. Non dimentichiamoci che in alcune località il numero delle case inagibili è grande, ma il primo obbiettivo, accanto alla ripresa produttiva, è quello di dare la casa alle persone. E da questo punto di vista, è stato un bel segnale il fatto che l’anno scolastico sia iniziato regolarmente”.

Veniamo alla ricostruzione vera e propria, in parte già iniziata.

“Sì, e con una novità destinata a rivoluzionare, a mio avviso, questo comparto. E’ partita infatti la piattaforma telematica a per le domande di ricostruzione (al momento riguarda soltanto le aree residenziali e le attività che si svolgono negli edifici civili, come un dentista ad esempio)”.

Cosa significa? Vuol dire che l’amministrazione può sapere in tempo reale quali e quante pratiche sono in corso in un determinato territorio.

“Uno strumento efficacissimo per monitorare chi costruisce e cosa in questo o quel comune, e stiamo di fatto anticipando una scelta che presto diventerà, in Emilia Romagna, una regola”.
  
(Michele Zacchi)

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