Bologna. Forse ciò che sta succedendo non ha nulla a che fare con la fusione tra Hera ed Acegas, decisa solo qualche giorno fa, ma la notizia è di quelle che stride apertamente con il processo di allargamento dei territori di influenza di Hera. Sembra quasi dare ragione a chi sosteneva che più la holding cresce e più si allontana  dai territori e comunque sembra smentire le dichiarazioni rese dai dirigenti Hera in occasione dei recenti Consigli comunali in merito al mantenimento del Presidio operativo territoriale.
La presenza dell’azienda sul territorio e la necessaria attenzione alla qualità del servizio rappresentano infatti le principali criticità emerse durante il dibattito appena concluso, preliminare alla fusione con Acegas-Aps (Padova e Trieste). Gli atti assunti in questi giorni determineranno la “nascita” di un'azienda multi-regionale che, stando a quanto assicurato dai manager di Hera a tutti gli interlocutori, non dovrebbe in nessun modo ridurre il Presidio operativo del territorio nella gestione dei servizi pubblici locali erogati(gas, acqua ecc.).
Come allora inquadrare la decisione della direzione della Struttura operativa territoriale di Bologna di chiudere la sede tecnica-operativa di San Giorgio di Piano entro novembre e, entro la fine dell’anno, la chiusura della sede operativa di Loiano nonché il drastico ridimensionamento della sede tecnica-operativa di Vergato (dalle attuali 30 unità a meno di 10). In particolare il personale di Loiano (13 addetti) e quello di Vergato (20 addetti fra tecnici e operai) verrebbero trasferiti presso la sede di Sasso Marconi, mentre il personale di San Giorgio di Piano (25 tecnici e operai in totale) verrebbero trasferiti nella sede di Castenaso.
La Rsu e i sindacati esprimono la  loro “contrarietà per due principali ragioni, entrambe legate ad un aumento medio delle percorrenze tra sede di lavoro e luoghi d’intervento operativo:
1. potrebbe significativamente peggiorare la tempestività negli interventi a seguito di emergenze sulle reti gas e acqua;
2. potrebbe ridursi la produttività nei lavori manutentivi programmati sulle reti, soprattutto nei territori più periferici.
In particolare per alcuni Comuni si possono prevedere aumenti delle percorrenze che porterebbero a maggiori distanze comprese tra 20 e 50 Km dalle “nuove” sedi di Sasso Marconi e Castenaso ed a tempi d'intervento per la prima verifica, in alcune condizioni, superiori ad un'ora”.
Nella zona montana i territori maggiormente esposti sarebbero Castiglione dei Pepoli, San Benedetto Val di Sambro, Monghidoro, San Benedetto del Querceto, Monterenzio, Loiano, Porretta Terme, Granaglione, Lizzano in Belvedere, Camugnano, Castel di Casio e Gaggio Montano.
Nella zona pianura i territori più problematici sarebbero San Giovanni in Persiceto, San Matteo della Decima, Pieve di Cento, Galliera, Castello d'Argile, San Pietro in Casale.
“Chi si assumerà questa grave responsabilità paragonabile solo a quella assunta nel 2002 e 2003, quando la direzione aziendale decise di sostituire il Turno H24 con il servizio di Reperibilità per le strutture di Gestione Impianti Gas e Acquedotto? A rendere ulteriormente incomprensibile la chiusura delle sedi, concorre anche la mancata vendita delle  stesse né l'affitto a terzi, con il conseguente inutilizzo di strutture aziendali già presenti sul territorio”.
In conclusione i sindacati pongono alcune domande ai dirigenti Hera: “Per quale ragione Hera persevera nel proporre nuovi assetti organizzativi che comportano una regressione della tempestività e della produttività del servizio? Qual è il vantaggio di queste riorganizzazioni aziendali per gli utenti ed i lavoratori delle suddette comunità? Ed infine, qual è il parere delle Amministrazioni comunali interessate?”.