Imola. La violenza sulle donne continua, purtroppo, ad occupare gli spazi di cronaca sui media. Almeno 100 i casi di femminicidio dall’inizio dell’anno, per non contare i numerosi episodi di violenza che si consumano nel silenzio delle mura domestiche che non si concludono in casi tragici di omicidio. Così per non abbassare la guardia e chiamare le istituzioni a fare la loro parte, alcune associazioni di donne a livello nazionale hanno promosso una convenzione. Sono l’Udi (Unione donne in Italia), la Casa internazionale delle donne, Giulia (Giornaliste unite, libere, autonome), l’Associazione nazionale volontarie del “Telefono Rosa onlus”, D.i.Re (Donne in rete contro la violenza).

L’iniziativa nasce in vista della giornata mondiale contro la violenza maschile sulle donne, che cade il 25 novembre e che, come sottolineano le associazioni promotrici, non deve essere una ricorrenza rituale. Il Cedaw (Comitato per l’implementazione della Convenzione per l’eliminazione di ogni discriminazione sulle donne) col rapporto dell’agosto 2011 e la Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne hanno rivolto allo Stato italiano una serie di raccomandazioni esprimendo forte preoccupazione sul fenomeno in Italia. L’elevata prevalenza della violenza nei confronti di donne e bambine, italiane, migranti, Rom e Sinte; l’allarmante numero di donne uccise dai propri partner o ex partner; il persistere di tendenze socio-culturali che minimizzano o giustificano la violenza domestica; l’assenza di rilevamento dei dati sul fenomeno; la mancanza di coinvolgimento attivo e sistematico delle realtà della società civile competenti sul fenomeno per contrastare la violenza; l’attitudine a rappresentare donne e uomini in maniera stereotipata e sessista nei media e nell’industria pubblicitaria, sono i punti che motivano l’allarme di Cedaw e Onu.


Ad oggi l’Italia è ancora del tutto inottemperante rispetto agli standard e agli impegni internazionali. Su queste basi le associazioni sopra indicate hanno deciso di muoversi dando vita ad una Convenzione che chiede alle Istituzioni italiane (a tutti i livelli) un impegno preciso e concreto per affrontare le problematiche che concorrono a determinare gli atteggiamenti violenti contro le donne. Per saperne di più e aderire si può scrivere a convenzioneantiviolenza@gmail.com.

E di questi temi si parlerà anche ad Imola martedì 30 ottobre grazie ad un’iniziativa di Trama di Terre, dell’Udi e dei coordinamenti donne Cgil e Spi-Cgil. L’incontro, “Violenza sulle donne: Onu chiama Italia. Quali le responsabilità delle Istituzioni?”, si svolgerà alle ore 20 nella sala “Ilaria Alpi” della Cgil di Imola allo scopo di presentare il “Rapporto ombra” del Cedaw che rappresenta una testimonianza delle principali sfide affrontate dalle donne in Italia nella lotta per l’autodeterminazione e per il godimento dei diritti fondamentali. Si prenderanno altresì in esame le raccomandazioni ONU contro la violenza sulle donne. Intervengono Barbara Spinelli, avvocato e autrice del volume “Femminicidio. Dalla denuncia sociale al riconoscimento giuridico internazionale” e Cristina Karadole della Casa delle Donne per non subire violenza onlus di Bologna.

L’evento aprirà un percorso promosso dalle 3 realtà imolesi dal titolo “Violenza sulle donne: chi fa cosa e quando?”, primo modulo della rassegna “Far vivere i diritti delle donne”, che comprende un percorso sulla memoria e la storia delle donne (“Nutrire la memoria per non perdere i diritti”) e uno sul lavoro (“Donne al lavoro”) che si protrarrà fino a luglio 2013. Ulteriori informazioni sulla rassegna si potranno trovare nelle prossime settimane sul sito www.tramaditerre.org.

(Virna Gioiellieri)