“Chi governerà Imola? E' pensabile, auspicabile e possibile un’alternativa civica?”, circa 200 persone hanno raccolto l’invito di Attiva a discutere del futuro della città, tanto che alla fine sullo schermo predisposto sul palco è apparsa la scritta “Un’alternativa civica è possibile!”. Raffaello De Brasi, che ha introdotto la serata, però frena. “Attiva ha dimostrato ancora una volta la sua capacità di leggere la realtà e di essere capace di coinvolgere tante persone a discutere di un tema non certo coinvolgente di questi tempi come la politica. Questo è solo un primo passo che dimostra come sia possibile riattivare energie, ma nello steso tempo come sia complicato e difficile indirizzarle verso un cambiamento. Se alla fine della serata 80 persone di diversa estrazione culturale, politica, religiosa, hanno dato la loro disponibilità a continuare la riflessione che abbiamo voluto lanciare con questa iniziativa è un ottimo risultato. Occorre partire da questa realtà, lavorare sodo e con determinatezza per allargare ulteriormente il gruppo e arrivare ad una piattaforma comune che possa diventare la base di un progetto civico”. Quel “cantiere delle idee”, come lo ha definito de Brasi,”capace di mettere in campo nuove idee e persone giovani e capaci che rappresentino un rinnovamento rispetto al passato”.

La serata ha visto la presenza, accanto a diversi rappresentanti del mondo politico, di tante persone lontane dai partiti e dalla politica, in gran parte con la voglia di esprimere il proprio malessere o il proprio parere su temi di interesse cittadino. Tanti interventi che solo l’orario di chiusura del teatro ha stoppato. Che poi ciò si traduca in un nuovo movimento capace di creare una lista civica è tutto da vedere e da conquistare, un aspetto che non sfugge certo agli organizzatori di Attiva che sono consapevoli che “non sarà certo Attiva a trasformarsi in una lista civica. Attiva è un’associazione politico – culturale e tale deve restare per essere da stimolo per tutte le forze politiche. Se abbiamo organizzato questa serata è perché abbiamo colto nella società imolese un grande disagio, un’insofferenza verso chi ha governato fino ad oggi, verso il Pd in particolare, e vogliamo verifica se questo malessere si può tradurre in un’azione politica che vada oltre gli associati di Attiva. Solo se sarà così si può avviare un percorso verso una costituente civica”.

L’analisi che il presidente di Attiva ha svolto nella sua introduzione è stata ampia ed articolata: “Chiedersi  chi governerà Imola non è una domanda retorica. Questa aziendalizzazione della politica, che trova nell’azione del Pd la sua massima espressione, e che decide con i direttori generali, con gli amministratori delegati, con i consigli di amministrazione e una volta presa la decisione non si può più cambiare, non è più accettabile. Un cambiamento è necessario e ciò sta diventando un bisogno diffuso. Siamo però consapevoli che un’alternativa è difficile, che serve coraggio in un mondo dove le piccole convenienze, le autocensure, i singoli opportunismi pesano ancora troppo”.

Serve un progetto “che nasca da una diagnosi. Imola è attraversata come altre realtà dalla più grave crisi del dopoguerra, c’è un arretramento, inutile nasconderlo, più del 50% delle persone ritiene che il problema maggiore sia la mancanza di lavoro, il rischio di perderlo. Questa però è anche la crisi di un modello. Un modello basata su un forte controllo sociale e su rapporti privilegiati con un certo mondo economico. E’ possibile uscirne con un modello diverso che si radichi nella cittadinanza attiva, nell’associazionismo, nell’imprenditoria sana e desiderosa di innovare. Serve un sistema di democrazia che batta questo decisionismo senza partecipazione che ha paura del confronto con gli esperti. Che si apra alle innovazioni e alle nuove tecnologie dell’informazione. Che non abbia paura delle verifiche sulla qualità del proprio governo e dei servizi ai cittadini. Che riveda il sistema delle partecipate e che valorizzi il rapporto tra pubblico e privato nella logica della sussidiarietà”.

Poi confronto a tutto campo: “L’antipolitica nasce perché c’è una cattiva politica, demonizzare il Movimento 5 stelle è sbagliato, è una realtà ormai consolidata capace di cogliere il malessere della società. Noi non abbiamo paura a confrontarci e a condividere delle azioni, certo ognuno farà la sua strada ma sono convinto che ci possono essere  molti terreni d’incontro”.

E allora a chi intende parlare questa iniziativa? “A una coalizione di persone impegnate nelle associazioni, nei comitati, nella cittadinanza attiva, portatori di identità laiche e cattoliche. A persone di sinistra e a moderati, deluse e indignate, anche disperate. Non importa dove ciascuno di noi proviene, l’importante è dove vogliamo andare. A loro vogliamo proporre un dialogo sui valori e sulle idee, nella logica dell’apprendimento reciproco. Vogliamo parlare di modelli alternativi, di economia solidale e sociale, di economia verde e di economia di mercato liberata, però, dalla degenerazione della finanza. Vogliamo parlare di cooperazione. Qualcuno dice che siamo contro al cooperazione, è una grande bugia, vogliamo però che questo mondo, che ha fatto la fortuna di Imola, sia più aperto al nuovo, meno corporativo, più responsabile verso il sistema delle piccole imprese”.

La voglia di cambiare è stato il leitmotiv degli interventi. Se per Chiaiese, coordinatore di Sel, “Cambiare è un’esigenza e serve un governo che guardi al futuro e non al giorno per giorno, occorre scardinate la paura del cambiamento”, Casisi, portavoce dell’Italia dei Valori, si chiede “Dove vogliamo andare? E’ vero la gente è sempre più interessata ala cosa pubblica, servono risposte alla degenerazione della politica”. Parenti, coordinatore circondariale dell’Udc invita tutti “a guardare al futuro, lasciando alle spalle vecchie divisioni”. Per Mondini, ex An, oggi nella lista civica con Palazzolo e Pezzi, “le liste civiche sono le uniche forme di democrazia che restano, i partiti stanno esplodendo perle loro incapacità”. Di coraggio ha parlato Giorgio Laghi: “Possiamo fermare il declino, ma serve coraggio, c’è un’Imola migliore dei professionisti delle promesse”.

Ma l’umore della platea è emerso dagli interventi di chi la politica non l’ha mai masticata e l’aveva lasciata da tempo. Come Mauro Magnani che, tornato a Imola dopo molti anni, fatica a riconoscere la propria città, e prende spunto dalla vicenda autodromo per parlare di beni comuni: “Sto lavorando con altre persone per presentare una petizione che chieda un diverso modo di usare l’autodromo. Meno rumore, più opportunità per chi vuole vivere il Parco delle Acque minerali, e soprattutto un no allo sperpero del denaro pubblico”.  O chi come Guerrino Frontali introduce il tema dei costi della politica, invitando a ragionare “sulla fusione tra Comuni”.

Massimo Gaiani lancia l’allarme debito: “C’è il rischio che chi si ritroverà a fare il sindaco si trovi un castello di debiti. Occorre mettere mano ai superstipendi di certi dirigenti”, poi occorre “rilanciare la partecipazione che a Imola non esiste più, i partiti devono fare tre passi in dietro”. Mirco Cantelli, funzionario alla regione Toscana, e fondatore di un gruppo d’appoggio a Matteo Renzi, racconta “del grande lavoro fatto da Renzi sulla partecipazione, che è servito a rimettere in moto energie positive, e di come sia possibile cambiare le città se si vuole” . Il manager Luciano Baroncini racconta di come, tornato a Imola dopo 15 anni, abbia trovato “una città addormentata. Bisogna avere il coraggio di riparlare di unicità per essere in anticipo. Tanta gente ha paura del cambiamento, però è l’unica strada da percorrere, rendendo protagoniste le giovani generazioni”. Di “mancanza di libertà e di meccanismi clientelari” ha parlato Francesco Mariani intervenendo sul Psc (Piano strutturale del circondario), che ha poi ricordato l’importanza dell’agricoltura.

“Movimento e non lista civica” è l’invito di Francesco Grandi che sottolinea come “a Imola non ci sia partecipazione”. “Oggi non ci sono più i partiti”, afferma in un sentito intervento Mario Peppi, “bisogna riscoprire il valore della politica. Se Manca è un uomo solo al comando è perché noi glielo abbiamo permesso. Basta ipocrisie, basta parole, servono i fatti. Tutti i giorni come Auser abbiamo a che fare con centinaia di persone che non ce la fanno ad arrivare  fine mese. Ognuno di noi deve interrogarsi su cosa può fare per il bene comune”. Cecilia, poco più che ventenne, chiede che si torni “a parlare di res pubblica. Noi giovani siamo stanchi di parole, chi amministra deve fare gli interessi della città e dei suoi abitanti”. C’è spazio anche per ricordare, e lo fa Annalisa Gagliano, le politiche di genere e le troppe violenze che ancora subiscono le donne. Michele Schincaglia di Imola Games racconta come Imola non sia capace di cogliere occasioni per valorizzare la città e per andare oltre le solite kermesse.

Secondo Gian Piero Mondini, ex presidente di Coop Ceramica, “servono persone che amino la propria città, persone che siano capaci di valorizzare le nostre eccellenze. Servono una regia e capacità progettuali per delineare nuove strategie per la città”. Paolo Cinti, dipendente comunale, coinvolto nella vicenda della costituzione della società Beni Comuni, è certo: “Qualsiasi cosa si faccia, ciò che serve è mettere in campo nuovi sistemi di partecipazione. La sfida è partire dal basso per individuare non dei leader, ma una partecipazione condivisa”.