Spett. redazione,
ritorno a scrivere sulla questione della produttività e in relazione alla nuova legge di Stabilità che prevede di stanziare
nel 2013, 1 miliardo e 200 milioni per la maggior produttività. Il problema è abbastanza spinoso perché si intrecciano diverse situazioni, la prima è l’aumento del potere di acquisto dei lavoratori, la seconda è la mancanza di ore lavoro, la terza è l’alta disoccupazione, in particolare giovanile. Da anni in pratica  le ore di straordinario ed altri premi aziendali legati all’aumento produttivo sono tassati solo al 10%, che si traduce in aumento di stipendio. Tecnicamente se ci si trovasse in un periodo di crescita e di saturazione occupazionale sarebbe ottimale, ma essendo nel bel mezzo di una crisi di sistema mondiale, che in Italia per tante ragioni si paga di più che da altre parti, credo che si debba avere una visione strutturalmente diversa e riformista.

Allora ecco che vanno bene forti alleggerimenti fiscali a fronte di investimenti in qualità e ricerca che migliorino i sistemi produttivi ed inoltre credo sia estremamente necessario, oltre alla redistribuzione della ricchezza, anche la redistribuzione del lavoro. E’ ovvio che i lavoratori sono sotto ricatto e , a volte, pur di lavorare accettano di tutto, ma non possiamo continuare a prestare il fianco sulla produttività aumentando l’orario di lavoro, gli straordinari e affossando tutele e diritti come strumenti per alzare le buste paghe. L’aumento del potere di acquisto va perseguito con interventi di sistema e diminuendo la pressione fiscale generale sulla parte lavoro, aziende e dipendenti. Detto questo sarebbe bene defiscalizzare e detassare di più la stabilizzazione e la creazione di nuovi posti di lavoro, dati proprio dalla redistribuzione delle ore lavoro.

Ultimamente in tanti citano il nuovo Premier francese Hollande ( socialista). Premesso che in Francia da tempo sono in uso le 35 ore di lavoro settimanale, voglio anche evidenziare che recentemente in un intervento ufficiale, trasmesso da RaiNews, Hollande ha definito deleterio il ricorso all’aumento degli orari di lavoro e degli straordinari, perché per mantenere attivo il potere di acquisto delle famiglie e la domanda del mercato interno, oltre alla redistribuzione della ricchezza, la lotta all’evasione, corruzione e speculazione finanziaria, è necessario per far lavorare più gente possibile la suddivisione equa-sostenibile delle ore lavoro.

(Angelo Gentilini)