Dozza. Prima venti anni in un’importante azienda della città, poi un’attività importante all’estero che per effetto della crisi si ferma improvvisamente lasciandolo da un giorno all’altro senza aver nulla da fare per alcuni mesi. Tanto da sfiorare la depressione. Fabrizio , 50 anni, ora ne è uscito, ha trovato un nuovo lavoro e ripreso fiducia in sé stesso, ma non dimentica i momenti difficili che ha passato.

Ecco la sua storia. “Sono entrato in azienda nel 1991 e ho ricoperto diversi ruoli – spiega Fabrizio-. Nel 1993 l’azienda era cresciuta molto così decisi di seguire un corso di informatica che poi si rivelò utile all'interno della ditta dove di lì a poco vennero introdotti dei robot. Nel 2006, con la costruzione del nuovo stabilimento mi occupai anche  del coordinamento per la realizzazione di un impianto di cogenerazione visto che sono appassionato di tematiche ambientali. Insomma, avevo tante amicizie, un buon lavoro e le cose sembravano andare per il meglio”.
 

Quando si accorse che qualcosa stava cambiando?

“Non so se mutarono le condizioni, capii di non essere più in sintonia con le scelte strategiche dell’impresa. L’impianto di cogenerazione al quale mi ero tanto appassionato e che stava cominciando a dare effetti positivi venne considerato quasi un impiccio. Ma forse col senno di poi la sofferenza era un segnale della crisi che entrava con prepotenza e che invadeva tutto e tutti. Solamente a quel punto mi guardai attorno”.
 

E ha trovato qualcosa?

“Sì, un’opportunità economicamente assai vantaggiosa di seguire diversi cantieri all’estero aprendo una partita Iva. Ho lavorato in Repubblica Ceca, Romania, Ucraina e Tanzania fino a inizio novembre 2011, poi la crisi improvvisa del settore fa saltare tutto, contratti che avevo in mano già firmati diventano carta straccia. Prima lavoravo sette giorni su sette, poi da un giorno all’altro mi sono ritrovato senza niente da fare. Ho passato circa quattro mesi di crisi assoluta anche perché, oltre all’inattività, non riuscivo a riscuotere il denaro per contratti già conclusi. Visto che avevo mantenuto buoni rapporti con l’azienda dove ho passato 20 anni, ho sperato di rientrare ma anche quella porta ormai si era chiusa vista la crisi che la attraversa tutt’ora”.
 

Cosa ha fatto?

“Diciamo che mi sono leccato le ferite. Ho perso perfino la grande passione che avevo per il volo e non ho volato per oltre un anno, un hobby che si può continuare a fare solamente se si è tranquilli e lucidi e non ero certo in quelle condizioni. Per fortuna mia moglie e alcuni amici mi sono rimasti sempre vicino e mi hanno aiutato a non restare fermo del tutto, magari chiamandomi per fare alcuni lavoretti a casa loro”.
 

Come è uscito dal tunnel?

“Ho chiesto consiglio a un amico che ha interessi in alcune aziende e mi ha fatto un contratto come prestatore d’opera per ricominciare. Era già qualcosa. Poi un giorno si è aperta una porta: il socio di maggioranza di un’azienda che e' fornitrice di quella del mio amico lasciava per dedicarsi maggiormente ad un'altra attivita', sempre a causa della crisi e mi hanno chiesto se volevo rilevare la sua quota. Sono andato e ho verificato lo stato di salute dell'azienda, si trattava di una novità in quanto dovevo passare dal settore meccanico a quello della plastica ma all'interno c'e' anche un reparto per la costruzione degli stampi, a me più congeniale. Ho dato un’occhiata ai conti, ho trovato un'ambiente di persone squisite e mi sono convinto che l’impresa avesse buone potenzialità e prospettive per il futuro. Quindi ho accettato di entrare nella compagine sociale della Tform srl di Toscanella”.
 

La scelta si è rivelata felice?

“In un momento molto difficile di crisi economica, abbiamo chiuso i primi sei mesi di quest’anno in modo abbastanza positivo e non è poco. Contiamo di continuare a far bene e soprattutto ho ripreso fiducia in me stesso ed è anche grazie al vostro giornale sul web che in questo momento  mi sento di ringraziare chi mi ha dato l'opportunita' per poter continuare ad essere una persona integra, credendo in me e facendomi fare la pazzia di diventare imprenditore”.

(Massimo Mongardi)
 

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