Spett. redazione,
sui tema del consumo di suolo si sta imponendo alla coscienza collettiva, facendo breccia addirittura nel governo, che certo non spicca per sensibilità ambientale. I dati infatti parlano fin troppo chiaro. In Italia 10 mq di suolo vengono ricoperti di cemento ogni secondo, il che equivale a 86 ettari al giorno, pari a 160 campi da calcio (fonte: Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale). Tra il 1995 e il 2009 (in 15 anni) i Comuni italiani hanno rilasciato permessi di costruire per 3,8 miliardi di metri cubi. In questo modo in 40 anni (dal 1972 ad oggi) ci siamo mangiati, in Italia, un territorio pari alla somma di Lombardia, Emilia Romagna e Liguria.
L'Italia, con il 7,3 di percentuale di territorio costruita, è seconda in Europa solo al Benelux (Olanda, 13,2 %; Belgio, 9,8%; Lussemburgo, 7,4 %: paesi notoriamente piccoli e ad alta densità abitativa). Tutti gli altri Stati europei (Germania, Francia, Gran Bretagna, la stessa Danimarca) sono dietro con percentuali inferiori al 7 o anche al 6 % (fonte: Eurostat).
Come non felicitarsi allora leggendo le dichiarazioni del vicepresidente della Provincia, Giacomo Venturi, che lo scorso 28 settembre diceva: “Basta coi nuovi centri commerciali, azzeriamo tutto il Piano del Commercio e ridiamo spazio all'agricoltura”? (Dichiarazioni riportate dall'agenzia Dire il 28 settembre e riprese il giorno dopo da Repubblica Bologna).
Tuttavia, da una ricerca su documenti on line, mi risultano dati di tutt'altro tenore, che portano a concludere come la stessa Provincia di Bologna, negli ultimi 6 mesi, abbia autorizzato decine di migliaia di metri quadri di edificazione, anche commerciale, in aggiunta ai volumi pianificati, e stia dando parere favorevole ad operazioni di ulteriore cementificazione. Anche qui, facciamo alcuni esempi.

Primo esempio. Tra i Comuni di Casalecchio e Sasso Marconi è stata avallata dalla Provincia un'operazione di recupero dell'area industriale dismessa Alfa Wassermann, di circa 6.000 mq. Tuttavia l'intervento, denominato “Art Science Center”, non copre semplicemente i 6.000 mq dell'ex fabbrica, ma ben 38.000 mq (oltre 6 volte tanto), e tutta l'eccedenza è su terreno vergine, che né la pianificazione provinciale (Ptcp), né quella comunale, avevano destinato ad edificazione. Dentro i 32.000 mq aggiuntivi (equivalenti ad oltre 6 campi da calcio, per intenderci) ci sono 14.000 mq di residenziale (vuol dire circa 200 appartamenti), 7.000 di commerciale, 6.000 di direzionale, 5.000 di alberghiero.


Secondo esempio. Presso il casello autostradale di Imola, in un'area dove erano già previsti 75.000 mq di nuove superfici edificate, sfruttando l'occasione di una variante ad oggetto ambientale (i torrenti Samoggia e Senio) è stata inserita in Provincia, con una postilla dell'ultimo minuto, una variante per altri 26.000 mq, sempre su terreno vergine. Ne parlò il Corriere di Bologna con un articolo così titolato: “Blitz politico-urbanistico per aiutare la coop Cesi: spunta un supermercato” (22 ottobre 2011, mai smentito). La variante è stata approvata l'estate scorsa dalla Provincia. Una porzione di territorio pari a 5 campi da calcio verrà quindi sottratta all'agricoltura e cementificata.

Terzo esempio. Al casello autostradale di Castel san Pietro, dove esiste già un Polo funzionale molto esteso a nord dell'autostrada (quello del Castelguelfo Outlet, per intenderci: guardatelo su Google Maps, è grande quanto l'abitato di Castel san Pietro…), e dove la pianificazione provinciale prevedeva proprio l'autostrada come limite fisico all'espansione di quell'insediamento, la ditta Forem (proprietaria del marchio Decathlon) ha chiesto di costruire un nuovo centro commerciale da 20.000 mq su terreno agricolo, a sud dell'autostrada. Questa proposta in soli 6 giorni (sei giorni!) è stata accolta da una delibera comunale, passando in meno di una settimana da “desiderio privato” a “opera di pubblico interesse”. Se Decathlon, il Comune di Castello e il circondario imolese sono interessati ad estendere l'area del Polo funzionale oltre il limite dell'autostrada (purtroppo, finché vige questa normativa, un comune in affanno finanziario tende ad usare il territorio come fonte di introito, ahimè anche per le spese correnti), esiste però una istituzione che deve esprimersi, e questa istituzione si chiama Provincia. Che posizione ha assunto? Quella di srotolare il tappeto rosso davanti alla domanda di cementificazione. In questo modo, un appetito privato e un interesse particolare è diventato normativa urbanistica, senza tanti scrupoli riguardo il consumo di terreno vergine.

Solo con questi 3 esempi mi pare che siamo oltre i 70.000 mq di nuova edificazione, eccedente (ovvero in aggiunta) rispetto ai volumi già pianificati. Con che faccia si può vantare, davanti a questi numeri, di voler fermare il consumo di suolo e ridimensionare il Piano del Commercio?
E questo per il recente passato. Al presente, la Provincia sta sponsorizzando il nuovo centro sportivo del Bologna Calcio: 220.000 mq (22 ettari!) nella campagna di Granarolo (su proprietà di soci del Bologna, guarda caso…), dove il Ptcp (Piano territoriale di coordinamento provinciale) prevedeva il mantenimento dell'uso agricolo, e dove invece il protocollo di intesa appena firmato dalla Provincia concede un indice di edificabilità dello 0,16 che, moltiplicato per l'estensione territoriale, fa oltre 35.000 mq di superficie utile (leggi: pavimento). Una quantità impressionante, equivalente a 500 appartamenti oppure a 7 campi da calcio di superficie cementificata, tutta su terreno vergine, appunto, e fuori da ogni pianificazione.
In aggiunta a questi 35.000 mq, si prevedono 11 campi da calcio (questa volta veri, non come misura di estensione), ma non in erba, bensì in sintetico (e si capisce, dato i diversi costi di manutenzione): peccato che un campo sintetico abbia la stessa permeabilità dell'asfalto.
Alla luce di quanto sta accadendo, suscita tenerezza (per non dire altro) l'affermazione di Venturi che, per rispondere alle diffuse critiche su questa operazione, ha dichiarato pochi giorni fa di “avere blindato le aree intorno al centro sportivo: nessuno potrà costruirvi villette ed alberghi per sfruttare la vicinanza con la cittadella rossoblù”.

Scusa, Giacomo, ma il suolo su cui intendi far costruisce il nuovo centro del Bologna FC non è anch'esso già agricolo e già vincolato? E fino a ieri, non era anch'esso “blindato” dal Ptcp? E non è forse bastato un semplice Accordo di Programma con la tua firma per far saltare la destinazione agricola e aprire la strada alle ruspe e al cemento, in spregio alla tutela del territorio vergine? Che valore può mai avere allora una teorica “blindatura” delle aree circostanti (alcune di proprietà dello stesso presidente del Bologna FC)?
Sono domande che ho già fatto in sede di partito, ma a cui non mi è mai arrivata risposta.

(Andrea De Pasquale, Pd di Bologna)