Imola. Una lunga giornata di proteste ieri a Imola. Dopo lo sciopero generale a cui hanno aderito studenti, lavoratori e pensionati, in concomitanza con la giornata di agitazione promossa dal Coordinamento europeo dei sindacati, maestri e professori della scuola pubblica, riuniti dal Coordinamento degli insegnanti imolesi, si sono dati appuntamento nella galleria del Centro cittadino per un'azione dimostrativa. Inaccettabile a loro avviso il trattamento che continua a subire la scuola pubblica in Italia e la costante delegittimazione del loro lavoro. Su sedie e banchetti portati da casa si sono messi a correggere pile di compiti in classe per mostrare pubblicamente in cosa consiste una parte del lavoro pomeridiano di un insegnante.

 

Quello dell'insegnante è un mestiere che si svolge a scuola, ma anche e sopratutto al di fuori delle classi e delle 18 ore settimanali di lezione frontale (o delle 22+2 nel caso delle maestre e dei maestri). La preparazione delle lezioni, quella dei compiti in classe e la loro valutazione, la programmazione annuale, gli incontri con i genitori, i consigli di classe e quelli di istituto, i collegi docenti, i corsi di aggiornamento, l'organizzazione delle attività extrascolastiche, sono alcune delle attività che gli insegnanti svolgono abitualmente al di fuori dell'orario di lavoro. Per questo si sono opposti alla decisione di alzare a 24 ore, mantenendo invariato lo stipendio, il monte ore settimanale dei docenti delle scuole secondarie. Da questo provvedimento, al momento accantonato, il governo si proponeva di ottenere risparmi: 6 ore in più per ciascun docente significa necessità di meno personale nel complesso, (una riduzione stimabile attorno al 30%) ma un carico maggiore di lavoro “invisibile” sulle spalle degli insegnanti, ed oltre a questo un peggioramento della didattica e della qualità del rapporto tra i docenti e le loro classi, i loro studenti e le famiglie.


 

Accantonato per il momento l'incremento di orario, emendato dalla Legge di stabilità, resta l'incertezza su dove quei soldi che si prevedeva recuperare saranno presi. A questo si aggiunge l'insofferenza verso tutta una serie di provvedimenti che questo governo e quelli precedenti hanno voluto imporre alla scuola pubblica (e non a quella privata): tagli indiscriminati ai finanziamenti, al numero dei docenti e del personale amministrativo, alle sedi, alle attività, ai laboratori.

 

Se questo suona come un ritornello già sentito, è invece tutto imputabile al ministro Profumo il pasticcio relativo al Tfa, il Tirocinio formativo attivo, che dovrebbe abilitare i nuovi docenti dopo anni in cui semplicemente non si erano proposte nuove vie una volta abolita la Ssis. Il nuovo concorso atteso per dicembre dovrà immettere in ruolo più di 11 mila insegnanti, le domande si stima saranno oltre 300 mila. La prima prova con 50 domande in 50 minuti sta al merito come un gratta&vinci sta al duro lavoro. La prova finale poi è il regno dell'opinabile, chiedere a insegnanti che nella maggior parte dei casi già insegna da anni di venire giudicati simulando una lezione davanti ad una commissione è la mossa finale di un progetto di disincentivazione all'insegnamento che potrebbe tradursi in un ancor più pericoloso disincentivo all'apprendimento.

 

Ciliegina sulla torta arriva la notizia che nella notte di martedì 13 novembre 2012 la Camera ha approvato il ddl 953 “ex Aprea” sull'autonomia scolastica. La già fragilissima democrazia dei consigli d'istituto viene incrinata ancora di più: per cominciare due rappresentanti degli studenti in meno nel consiglio d'istituto a favore dell'entrata dei finanziatori, che sì non avranno diritto di voto ma, con la mancanza cronica di denaro che soffrono le scuole, avranno comunque la possibilità di far valere le proprie ragioni. La mobilitazione non si è chiusa con la giornata di mercoledì, sono in programma altre iniziative, prima fra tutte un'assemblea pomeridiana tra insegnanti e studenti, proposta da alcuni rappresentanti degli istituti superiori imolesi che ha subito ottenuto il consenso dei membri del Coordinamento. (Leonardo Bettocchi).