Tav MugelloImola. Spendereste 250 milioni di euro per risparmiare un minuto del vostro tempo? Domanda paradossale certo, ma il bello dei numeri è proprio questo. Non riescono a nascondere nulla dietro a parole vuote, discorsi fumosi, mezze risposte a domande mal poste. I numeri non lasciano scampo, aprono voragini di buonsenso, divorano facciate luccicanti costruite ad hoc da chi vuole nascondere la verità.

La linea Alta Velocità Bologna-Firenze è costata, secondo stime prudenziali, 5,5 miliardi di euro. Una cifra spaventosa. 5.500.000.000. Bisogna vedere tutti i nove zero per capire. Cinque miliardi e mezzo di euro per far risparmiare ai viaggiatori tra Bologna e Firenze 22 minuti. Circa 70 milioni di euro per ogni chilometro di linea realizzato. Una delle Grandi Opere più costose del nostro Belpaese. Una delle Grandi Opere più costose di tutti i tempi. 78,5 chilometri di linea ferroviaria di cui il 93% in Galleria. “Una bellissima sfida ingegneristica, una delle più grandi che l’Europa ricordi” trovo scritto su un giornale di qualche anno fa. Purtroppo non siamo l’Europa. E la bellissima sfida ingegneristica si è trasformata in uno dei più grandi disastri ambientali che l’Europa ricordi.


 

Il primo cantiere della Tav made in “Regioni Rosse”, venne avviato nel 1996. I progetti erano del 1991. Anno previsto per la conclusione dei lavori e l’entrata in esercizio, 2003. Ma accadde qualcosa, qualcosa che in realtà tutti conoscevano sin dall’inizio. Si trattava di bucare uno “dei contesti geologici più complessi d’Italia”. Così tra ritardi tecnici, ritardi organizzativi e ritardi tipici italiani, la linea venne ufficialmente inaugurata il 5 dicembre 2009 da un Silvio Berlusconi col caschetto da operaio in testa.

Nel frattempo i costi lievitarono come per miracolo. Dai preventivati 5.810 miliardi di lire si passò a 5,5 miliardi di euro. Le ragioni di questi aumenti sono sostanzialmente tre. Complessità tecniche non previste, architettura finanziaria (project financing e general contractor) che ben si prestava a far lievitare i prezzi a favore delle Società coinvolte e dulcis in fondo pare anche infiltrazioni mafiose, per non farsi mancare nulla.

I lavori vennero affidati dai giochi di potere che allora vedevano ancora al centro la Democrazia Cristiana a Fiat, la quale a sua volta girò l’incarico al Consorzio Cavet. Dentro a questo consorzio c’erano diverse cooperative rosse emiliane del ramo edile e Impregilo. A loro volta subappaltarono i vari lavori e qui pare che si inserirono aziende in aria di mafia con i soliti giochetti dei prezzi stracciati per la movimentazione terra.

 

Ingresso di Emergenza TAV Mugello

Fin qui tutto bene o quasi. Una grande opera che accorcia le distanze, una grande sfida ingegneristica che tutto il mondo ci invidia, lavoro per tanti operai calabresi, fiorente economia per le attività commerciali del Mugello che dopo secoli di storia come terra di confine vedono finalmente facce nuove e soldi girare. Tutto bene se non fosse che pian piano l’acqua comincia a sparire dal Mugello. “La riduzione delle portate idriche è legata al regime di scarse precipitazioni di questi anni” fecero sapere dagli uffici tecnici di Cavet. In realtà si stava compiendo uno dei più grandi disastri ambientali di tutti i tempi. In molti se ne accorgono. Nascono Comitati, il più famoso e combattivo è l’Associazione Idra. Ma i lavori continuano. La colpa è legata al fatto che non piove.

In questo modo, secondo le stime prudenziali del Tribunale di Firenze, sono stati drenati 150.000.000 metri cubi di acqua. I lavori della TAV “hanno provocato la morte di 81 torrenti, 37 sorgenti, 30 pozzi e 5 acquedotti, inquinando con sostanze tossiche 24 corsi d´acqua” si legge nei rapporti della magistratura. Ed è la stessa magistratura che prova a stimare i danni; 741 milioni di euro, anche se altre stime concordano nell’affermare che in realtà il danno supera il miliardo di euro. E stiamo parlando di danni irrimediabili. L’acqua lassù nel Mugello non la riporterà nessuno. L’ecosistema è irrimediabilmente distrutto (si veda a proposito, come esempio, il precedente reportage di Leggilanotizia dal Torrente Veccione LINK), per sempre.

 

Il danno è fatto e ovviamente intervenne la Magistratura. Il 3 marzo 2009, il Tribunale di Firenze condannò in primo grado 27 persone, accusate di reati ambientali e smaltimenti illeciti di fanghi contaminati. Fissò inoltre un Maxi risarcimento di 150 milioni di euro. Una cifra irrisoria rispetto al danno inflitto al Mugello ma almeno un riconoscimento delle colpe.

Dopo il danno arriva però la beffa. Nell’Estate del 2011, la Corte d’Appello annulla tutte le condanne e anche il risarcimento. Non è accaduto nulla, nessuno è responsabile. I campi di imputazione cadono tutti, non tanto per le nuove prove raccolte dalla difesa, ma perché subentra la prescrizione.

 

I progetti dell’alta Velocità del 1991 erano splendidi. Tutte le procedure di valutazione ambientale avevano dato riscontro positivo. Si proceda pure, tutto sicuro si leggeva. In molti si erano accorti sin dall’inizio che qualcosa non andava ma furono tacciati come i soliti ambientalisti disfattisti che odiano il progresso. Ed ora il Mugello è in ginocchio. Violentati e dimenticati. Colpevoli di non essersi opposti. Colpevoli dell’acqua rubata. Guardando la galleria di San Pellegrino ed il treno che sfreccia, silenzioso e maestoso, penso agli abitanti della Val di Susa. E pur non amando la violenza li capisco. Capisco che in questo paese non c’è altro modo per far parlare di sé, non c’è altro modo per opporsi ai poteri economici forti. Nel Mugello hanno protestato civilmente e sono stati sconfitti per sempre. E tutto per far risparmiare 22 minuti a quei poteri forti che possono permettersi il costoso biglietto dell’Alta Velocità. (Denis Grasso)