Firenze. La sconcertante mostra multimediale “Il volto sconosciuto della psichiatria – Passato e presente di errori ed orrori” è stata inaugurata sabato 17 novembre 2012 presso l'Auditorium del Duomo in via dè Cerretani 54r. Il lavoro è stato presentato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU) e rimarrà aperto al pubblico fino al 25 novembre 2012 dalle ore 10 alle 18.

Un'esperienza forte, cruenta, di quello che il Comitato ha segnato come linea di demarcazione tra la medicina e il controllo sociale, tra lo scientifico e la forma di business più spregiudicato.


Con l'ausilio di immagini, video e documenti molto forti la mostra tenta di far prender coscienza ai visitatori del devastante mondo della psichiatria. Diverse aree tematizzate a seconda della nascita e dello sviluppo della disciplina tracciano un tremendo viaggio che parte dalle origini fino agli scioccanti risvolti storici e politici: i fondatori, l'eliminazione della persona dei totalitarismi, il programma russo, le varie “tecniche” di cura come la lobotomia e l'elettroshock, lo spazio entropico dell'organizzazione, l'uso odierno degli psicofarmaci nella cura dei bambini e tanto altro.Giorgio Antonucci

A svolgere gli onori di casa Silvio De Fanti, vicepresidente del CCDU, ha esposto i punti chiave dell'organizzazione e della mostra itinerante la quale torna a Firenze per l'ottava volta, ma ha già toccato le più importanti città d'Italia. Senza mezzi termini l'esperienza multimediatica vuole sensibilizzare i cittadini su questa forma incontrastata di dominio per omogenizzare ed eliminare il Diverso.

Il CCDU è un comitato internazionale che si rifà direttamente al Citizen Commission on Human Rights (CCHR) con sede a Los Angeles fondato nel 1969 dal celebre psichiatra Thomas Szasz e dalla chiesa di Scientology. Principale missione del Comitato è quello di informare e denunciare ciò che avviene nel cosiddetto campo della salute mentale.

Thomas Szasz può essere considerato a merito il padre dell'antipsichiatria, in quanto nessuno prima del suo celeberrimo saggio Il mito della malattia mentale pubblicato nel 1960 aveva osato mettere in discussione l'autorità che esercitava questa branca della medicina. La sua tesi verte su un semplice punto: la malattia mentale non è un'analisi diagnosticabile secondo parametri scientifici (e quindi misurabili) ma semplicemente un'attribuzione morale, soggettiva, differente da ciò che lo standard e il costume dell'epoca accetta. Questo non concerne quindi la ricerca scientifica poiché la psichiatria così come opera tradizionalmente resta avulsa dalle leggi che la scienza pone.

Dopo una breve introduzione sono gli artisti a fare da padrone alla suggestiva atmosfera che si è creata: le note nostalgiche di un chitarrista e l'interpretazione emozionante di alcune poesie scritte dal famoso psichiatra Giorgio Antonucci, presente alla inaugurazione, insinuano nell'animo quel misto di melanconia e astrazione ottima per assicurare una partecipazione ancor più profonda all'esposizione.

Vengono così presentati i vari ospiti presenti alla serata, definiti dallo stesso De Fanti veri e propri amici.

Hanno così salutato il pubblico Paola Testa, dirigente medico della Polizia di Stato, il prof. Silvio Calzolari, docente della Facoltà Teologica dell'Italia Centrale, che ha raccontato la triste storia della psichiatria dietro a personaggi famosi. “Dietro il regime di Hitler già c'era la psichiatria che creò un suo protocollo di analisi ad hoc: questo diede vita a tutte le più tristi faccende della Seconda Guerra Mondiale come i campi di sterminio e le leggi razziali. Ancora nel 1970 lo psichiatra che stava dietro a Nixon diede alla luce un protocollo molto simile a quello nazista come parametrizzazione, che veniva usato per analizzare i bambini, quelli che non erano conformi venivano 'rieducati' in appositi campi: questa metodologia aveva tra i suoi sostenitori anche l'Associazione psichiatrica italiana, la stessa Associazione americana fece allora un passo indietro”.

Il dott. Massimo Rinaldi nel suo ruolo di Presidente delle associazioni di Volontariato ha ribadito l'importanza che queste hanno nel trasmettere la cultura dell'antipsichiatria.

Infine ha raccontato la sua esperienza il dott. Massimo Montinari, che da pediatra all'ospedale civile di Bari è stato letteralmente escluso dalla professione per aver denunciato la cura con gli psicofarmaci nei bambini. “Da alcuni anni siamo presenti in tutta Italia con l'Associazione Montinari, la quale dà assistenza a bambini affetti da sindrome autistica e disturbi del comportamento. Diversi anni fa quando lavoravo ancora in ospedale, arrivavano molti bambini colpiti da gravi disturbi gastrointestinali. Si iniziava a lavorare con discorsi ben differenti, si chiamava in causa la psichiatria e quindi l'uso degli psicofarmaci. Siamo riusciti a dimostrare con dossier e dati alla mano che questi erano assolutamente inutili ai fini del disturbo che il bambino presentava, eravamo ben contenti di poter iniziare un dialogo che poteva portare indubbiamente al benessere del paziente, ma com'è finita? Di tutta risposta siamo stati richiamati dall'Ordine a causa di una denuncia. L'associazione psichiatrica ci ha accusato di aver spinto l'opinione pubblica contro la sanità italiana”.

Il celebre psichiatra Giorgio Antonucci ha poi ribadito l'importanza del messaggio di Szasz e il pericolo che ognuno di noi corre a causa di questa istituzione di controllo. “Tutti possiamo cadere nella rete, soprattutto i più deboli. E la cosa peggiore è che quando si entra in questo mondo non è più possibile uscirne, poichè è impossibile riaffermarsi come persone dopo che hanno fatto la cosa più umiliante che un cittadino può subire: essere portati forzatamente e senza possibilità di difesa in un luogo dove si somministrano cure contro la propria volontà”.

Alla fine della serata il vicepresidente De Fanti ci spiega come le cose stanno cambiando: “ancora in molti ci accusano e ci combattono, è ovvio visto che andiamo a ledere degli interessi multimiliardari, ma noi andiamo avanti lo stesso, e sempre più persone si accorgono di noi. Oggi molti psichiatri hanno riconosciuto il nostro operato e l'inutilità dei metodi tradizionali, quindi lottano per proporre un metodo alternativo”.

Si continua la querelle allora; una disputa che ha già da molti anni distinto bene le due fazioni opposte, il quale risvolto può aver luogo solamente con la discesa in campo degli arbitri: tutti noi.

(Elvis Angioli)