Caro direttore,
nei primi anni ’70, il mio compito alla Cognetex consisteva nel progettare trancianti-piegatori che producevano “pezzi” da montare su macchine tessili. Un pezzo che, fatto a mano, richiedeva dieci minuti di lavorazione, veniva prodotto al ritmo di cento pezzi al minuto senza che l’operaio muovesse le mani.
Io me parlai con alcuni Dirigenti: “Ma se noi spingiamo la produttività oltre certi limiti, cosa farà la gente domani?. Immaginiamo che si raggiunga un livello di produttività tale che un milione di persone riesca a fare tutto quello che serve… gli altri cosa faranno?”.
Mi dissero che ero matto, che ci sarebbe sempre stato qualcosa da fare, che davo corpo ai fantasmi! Dissero che i pilastri dell’economia mondiale erano la produttività e il consumismo! Infatti la produttività esasperata sta azzerando le possibilità di lavoro per un terzo della popolazione! Resta il consumismo ma, anche se molti lo sanno e nessuno lo dice, anche quello ha fallito!
Alcune Università hanno fatto degli studi sul “modello di vita sostenibile” e sono arrivate, sia pur con piccole differenze, a stabilire che già oggi, l’Umanità consuma più di quanto la Terra ci possa dare! In 12 mesi, consumiamo quello che la Terra riesce a fornirci in 16 mesi e le proiezioni sono anche peggiori!
La Cina, l’India, l’Africa, zone del sud America stanno industrializzandosi adesso e, con l’aumentare dei consumi di quelle popolazioni, si stima che – nell’arco di vent’anni – arriveremo a consumare, in un anno, quello che la Terra potrà fornirci in due anni. Dovremo consumare la metà delle attuali risorse per poter sopravvivere e questo imporrà un radicale e rapido cambiamento del nostro stile di vita.
Il vecchio modello di economia imperniato su produttività e consumismo ha fallito: forse chi decide i programmi futuri dovrebbe tenerne conto per evitare che uno “tsunami” ci colga impreparati!
(Gian Franco Bonanni)