Imola. L’istituto di riabilitazione Montecatone (Mri) e l’Area vasta Romagna (Avr), che rappresenta una forma di coordinamento delle aziende sanitarie dei territori di Cesena, Forlì, Ravenna e Rimini, hanno dato il via a una collaborazione finalizzata a garantire un supporto che non sia limitato solo alla cura dei pazienti che si rivolgono alla struttura, ma offra una risposta adeguata anche alle esigenze di coloro che vivono accanto ad essi e si trovino ad affrontare una serie di difficoltà. Considerando il fatto che molti dei soggetti con cerebrolesioni acquisite sono ragazzi o comunque giovani adulti, studenti e lavoratori, la ripercussione del drammatico evento sulla famiglia crea serie problematiche, tra le quali si evidenzia il dover prestare assistenza al familiare che spesso subisce invalidità permanenti, costringendo a volte uno o più membri del nucleo familiare ad abbandonare il posto di lavoro.

Il numero dei ricoveri in degenza ordinaria aumenta di anno in anno, da 596 nel 2007 a 680 nel 2012; più del 43 % dei pazienti emiliano-romagnoli con cerebrolesioni acquisite si è rivolto al Mri nel 2011, mentre  per quanto riguarda i pazienti che provengono da altre regioni si registra una percentuale del 56.7 %. Il servizio di Mri e Avr non sarà rivolto solo a garantire il miglior recupero possibile del paziente dopo gli interventi chirurgici, ma comprenderà la gestione delle complicanze post-operatorie, l’intervento su quadri clinici complessi, qualora ad esempio il soggetto abbia subìto sia lesioni midollari che cerebrali, e non solo: l'esperienza maturata in questi settori da Mri, nonché l'organizzazione nel fornire una risposta adeguata con l'integrazione con altri professionisti che Mri ha sviluppato negli anni, consentono di realizzare percorsi di cura integrati tra ospedale e  territorio, facendo sì che il paziente dopo gli eventuali interventi chirurgicitermini l’iter riabilitativo nella sua zona di residenza.


Un altro aspetto che caratterizza la collaborazione tra Avr e Mri consiste nella volontà di investire nel settore della ricerca in riabilitazione, ciò in controtendenza con quanto avviene in campo nazionale e internazionale. Le famiglie ripongono grandi aspettative nelle possibilità di recupero legate alla ricerca biotecnologica (ad esempio tramite l’uso di cellule staminali), e tale speranza porta spesso a ricoveri in strutture riabilitative all’estero, con costi notevoli per la degenza ed il soggiorno dei familiari, ma spesso senza risultati significativamente migliorativi. L’integrazione operativa permetterà un incremento della risposta alle esigenze sanitarie dei pazienti ad alta complessità e la possibilità di formazione di diversi professionisti che operano in queste strutture. Mri ha già avviato i contatti sia a livello nazionale che europeo al fine di lavorare su diversi progetti di studio: un progetto di carattere osservazionale sugli stati vegetativi, e uno di telemedicina, il quale potrebbe consentire un follow-up a distanza, per verificare le necessità sia assistenziali che riabilitative delle persone dopo la dimissione.
(Giulia Gianstefani)