Caro direttore,

uno dei miei ricordi più antichi, è la “corriera col gasogeno”. Una mattina d’inverno del ’46 – avevo appena quattro anni – dovevo andare a Faenza con mia madre: ricordo che aspettavamo, in piedi, davanti alla Chiesa di Pieve Cesato quando vidi sbucare, da una svolta della strada sterrata, la “corriera” che veniva da Lugo! Strano come quella remota immagine sia ancora tanto viva e reale nelle mia mente!

Era stretta e alta col “muso” lungo come i camion americani Doodge… avanzava lentamente traballando sulle buche dentro una nuvola di polvere e di fumo che usciva dal camino del gasogeno. Non era alimentata a benzina o a nafta: fissato al lato sinistro del cofano, c’era un grosso cilindro nero col fumaiolo sopra, dentro il cilindro bruciava legna umida o carbone o rametti di potatura, avanzi di falegnameria, tutto andava bene!  Il gas prodotto veniva raffreddato da un radiatore esterno, filtrato e aspirato dal motore: circa tre Kg. di combustibile ogni 10 Km. Anche gli autocarri e perfino i trattori con motore “diesel” potevano funzionare col gasogeno!

Molte automobili lo avevano: quelle piccole, non potendo portarlo a bordo, lo avevano su un rimorchio con la cassetta della legna e una tanichetta di acqua per inumidirla. Per lunghi viaggi, si portavano anche forbici da potare e sega. Un tubo di gomma portava il gas già raffreddato e filtrato al motore: il dott. Trerè, medico condotto della zona, veniva da Granarolo sulla Topolino Fiat con gasogeno a rimorchio! Mi è stata democraticamente negata l’autorizzazione a pubblicare immagini: vi invito perciò a trovarle su internet scrivendo semplicemente “auto con gasogeno”.

Anche l’Ami aveva una sorta di gasogeno: sicuramente qualche non più molto giovane pensionato, ricorderà ancora Cani Renato, zio di mia moglie: mi piaceva Zio Renato! Mi raccontava del caldo che aveva sofferto per anni quando era addetto ad alimentare il bruciatore che produceva il “gas di città”!

A parte il gasogeno, che ora è vietato, ci sarebbero altri modi di viaggiare spendendo meno. La tecnologia attuale potrebbe farci percorrere cento Km. con un litro ma viene “dosata” col contagocce per non fare troppo male ai petrolieri e agli Stati. La ricerca su fonti di propulsione diverse, volutamente non è mai partita: lo scienziato Nikol Tesla, pluri-inventore di straordinario intuito, aveva ipotizzato lo sfruttamento del campo magnetico terrestre e realizzato un prototipo di propulsore funzionante su una automobile Pierce-Arrow americana.  Uno dei testimoni disse che l’auto aveva un motore elettrico in corrente alternata e un’antenna… Tesla arrivò e inserì 12 valvole termioniche in un dispositivo elettronico che collegò a due cavi sul cruscotto, consegnò la chiave dell’auto all’ospite dicendogli che ora avevano energia e che potevano partire… andarono a provare l’auto, percorsero oltre 80 Km a diverse velocità raggiungendo una punta massima di 145 Km/h!

Non era un visionario tanto che per ben due volte – 1912 e 1915 – rifiutò il premio Nobel per la fisica ma quando si mise a fare ricerche specifiche sull’argomento, gli furono tagliati i fondi, fu emarginato dal consesso scientifico internazionale e destinato all’oblio per l’ordine top secret che proibiva di parlare di lui e dei suoi lavori. La sua teoria è semplice: il magnetismo terrestre pulsa a una certa frequenza… è perciò possibile “sintonizzarsi” su questa frequenza e ricevere, attraverso l’etere, l’energia che ci serve.

Vi immaginate come sarebbe il mondo se le automobili non avessero serbatoio? O se le case si riscaldassero senza caldaie o teleriscaldamento… e l’energia elettrica entrasse in casa da un’antenna… tutto semplicemente chiudendo un interruttore, senza costi e elettrosmog?

Alcuni americani – Tesla aveva gran seguito negli Usa – hanno realizzato congegni seguendo le sue teorie, tutti i brevetti sono stati molto, forse troppo ben pagati dalle multinazionali dell’energia e dell’automobile e fatti sparire. La “ricerca” non è finanziata e non è libera perché potrebbe scoprire cose che danneggiano: i brevetti che “fanno male” vengono comprati solo per metterli sotto chiave.

Gli indiani d’America avevano una saggezza innata e un Capo Navajo diceva così dell’uomo bianco: “Quando l’ultima fiamma sarà spenta, l’ultimo fiume avvelenato e l’ultimo pesce pescato, solo allora capirete che non si può mangiare il denaro”! Grande verità!  Che sia per questo che li hanno sterminati? (Gian Franco Bonanni)