Ancora poche ore e sapremo chi tra Bersani e Renzi sarà il leader del centro sinistra per il prossimo voto. Una sfida affascinante che ha rimesso in moto la politica, che è diventata cosa diversa da ciò che molti si aspettavano, e, forse, si auguravano. Una sfida che se i gruppi dirigenti dei partiti di centro sinistra fossero in grado di cogliere potrebbe davvero rappresentare una nuova primavera della politica italiana. Ma, come sempre, c’è un ma. Un ma che non ci fa ben sperare e ci fa dire che lo scontro Bersani – Renzi sia un falso problema, sicuramente per il Pd, ma anche per il Paese.

Siamo convinti che il voto delle primarie sia un voto di “pancia”, più che una scelta politica dettata dalla ragione. Quel 35% di elettori che hanno scelto Renzi (oltre il 41% nel territorio imolese) sono in gran parte stati spinti non dal politico Renzi, dai suoi programmi, quanto piuttosto dal desiderio di esprimere un voto contro. Contro gruppi dirigenti sempre più arroccati nei loro uffici e distanti dalle persone e dai loro problemi, contro un modo di fare politica che non regge più, contro partiti capaci solo di arraffare e di fare affondare il paese, ma incapaci di affrontare i problemi reali dell’Italia e delle sue genti, incapaci di modificare una legge elettorale impresentabile. Poi ci fermiamo qui, ma potremmo continuare. E questo contro, qualcuno continua a non capire, si è espresso integralmente dentro alla battaglia del centro sinistra e quindi coinvolge pienamente il Pd e i suoi alleati. Inutile fare finta che il problema sia solo nel centro destra.


Ecco allora che lo scontro Bersani – Renzi è un falso problema se poi non si leggono questi segnali e non ci si comporta di conseguenza. Se vince Bersani, l’apparato festeggerà e tutto resterà come prima, immobile, immutabile, fino a che non arriverà un’onda anomala, esterna, a spazzare via ciò che resta. Se vince Renzi, ma questa vittoria non si trasferisce nel partito, assisteremo ad un periodo di lotte intestine che rischieranno di spezzare il Pd.

Il dramma della politica italiana sta qua. In un Partito democratico debole, in balia del Grillo o Motezemolo di turno che troverebbero terreno fertile per rosicchiare voti, rendendo il Paese ingovernabile e costretto ad affidarsi al Monti di turno per sopravvivere, con un corpo paese sempre più stanco, povero e devastato da continui saccheggi. La grande scommessa per cambiare questo esito è se questi politici saranno in grado di dare risposte alla grande domanda di cambiamento che sta montando nel Paese. Ciò a cui stiamo assistendo in queste ore non può che preoccuparci.

Imola, in questo contesto, è lo specchio fedele di questa realtà. Se un intero gruppo dirigente si schiera con Bersani, e Renzi ottiene il 41% è un segnale forte e chiaro, che non coglie solo chi non sa ascoltare e vedere. Basta parlare con chi ha votato e si capisce che dietro l’exploit di Renzi non c’è nessuna congiura, che molti dei suoi votanti conoscono davvero poco dei suoi programmi. Ciò che è successo nella Vallata del Santerno stava già scritto nella storia politica di qualche mese fa, nella sconfitta del Pd a Castel del Rio. Segnale che nessuno ha voluto cogliere, facendo finta che fosse solo un incidente di percorso. Oggi, la vittoria di Renzi è la sconfitta di chi dirige il Pd locale, in particolare di chi quel territorio lo fa sempre rappresentato.  

Il voto nel circondario imolese è un segnale forte di insofferenza verso questo tipo di politica, verso gli uomini che la rappresentano, verso le cose che affermano. Credete che non c’entri nulla nell’esito di questo voto un Palazzo che non sa ascoltare, che decide a colpi di voto di maggioranza, che decide tutto tra poche persone racchiuse tra quattro mura (Psc, autodromo, società Beni Comuni, Fucina, scelte su Hera)? I cittadini stanno vivendo sulle loro spalle decisioni che spesso si dimostrano incomprensibili. Tutt’altro di quel Palazzo trasparente che il sindaca Manca promise all’indomani della sua elezione. E oggi fanno sorridere quei grandi manifesti appesi in  giro per la città dove si legge: “Ci siamo… sulla via del dialogo”. Caro sindaco il dialogo bisogna essere capaci di praticarlo in tutte e cinque gli anni del mandato e non solo tre mesi prima del voto…

Ora una nuova paura si sta infiltrando tra i dirigenti del Pd. E se anche solo in parte quei voti di Renzi si trasformassero in voti d’appoggio a qualche lista civica emanazione del centro sinistra, cosa succederebbe? Forse l’esito del voto amministrativo di primavera diventerebbe ancor più incerto. E quei sondaggi, che già oggi dicono che ci sono molte possibilità di un ballottaggio, verrebbero certamente rafforzati. E, la storia lo dimostra, se si va al ballottaggio, non si sa come possa finire. O se si coalizzasse in un candidato alternativo all’attuale onorevole nelle primarie per la Camera dei Deputati?

Tante domande, tanti dubbi ai quali servirebbero risposte decise e, soprattutto, azione. Cambiare è possibile, basta volerlo. Serve coraggio e la volontà di parlare nuovi linguaggi con persone che sappiano cogliere gli umori, i bisogni e le esigenze dei cittadini e li sappiano trasformare in azione politica, che sappiano fare della trasparenza e della partecipazione reale il loro modo di operare, che sappiano vivere tra la gente, ma soprattutto che sappiano operare davvero per il Bene Comune.

(Valerio Zanotti)