Imola. Il coordinatore dell’Italia dei valori Giuseppe Casisi ha un carattere diverso da Di Pietro. E’ un uomo mite che difficilmente cade nella polemica. Ma stavolta, di fronte al fatto che tutte le persone nominate come assessori nel circondario come rappresentanti dell’Idv (Ivan Vigna a Imola, Chiara Del Vecchio a Castel San Pietro oltre a Luigi Bacci eletto a Imola che fino a ieri ha mantenuto il nome del gruppo uguale a quello del partito pur essendone fuori da tempo) siano passati improvvisamente con la nuova formazione dell’ex capogruppo alla Camera Massimo Donadi, sbotta. “Non mi meraviglio tanto che abbiano cambiato opinione – sottolinea Casisi – ma del fatto che non siano stati conseguenti al loro gesto dimettendosi da incarichi che hanno avuto solamente perché in quota Idv. Cosa c’entra un veterinario come Vigna con l’assessorato alla casa? E una ragioniera come la Del Vecchio con il bilancio di un Comune? Proprio loro che parlano tanto di coerenza, non lo sono stati affatto”.

Partecipavano almeno alle riunioni del partito?

“Da lungo tempo non lo facevano adducendo sempre motivazioni istituzionali, anche questo uno strano comportamento. Bacci, poi, che ha un budget e benefit come capogruppo a Imola, non ha mai dato un centesimo al partito negli ultimi 5 anni al contrario dei nostri consiglieri regionali e provinciali”.

Dunque, cosa rimane dell’Italia dei valori nel territorio imolese?

“Io, i consiglieri comunali di Fontanelice Mazzini e di Dozza Luca Albertazzi oltre ad alcuni militanti anche se non nascondo che il partito si trova ai minimi storici. Ma i nostri ideali sono forti e chiari, Di Pietro è uscito bene dagli attacchi della trasmissione tv “Report” e andremo avanti”.

Ancora con il centrosinistra guidato da Daniele Manca?

“Non abbiamo alcun pregiudizio contro Manca, solamente chiediamo che le riunioni di maggioranza si facciano per decidere e non quando ormai le notizie sono già uscite sui giornali e manteniamo le nostre posizioni critiche su una Ausl troppo piccola come la nostra, sul fatto che i conti all’autodromo non possono essere sempre in rosso e che l’esternalizzazione dei dipendenti comunali, come nella società BeniComuni srl, non sia la panacea di tutti i mali, anzi”.

(Massimo Mongardi)