Imola. Mi chiamo Alessandro Garramone e sono il fratello di Egidio Garramone, scomparso all'improvviso  lunedì mattina 10 dicembre per un malore che potrà essere chiarito solo grazie ad autopsia. Approfitto della sua ospitalità per ringraziare, a nome della famiglia, tutte le persone che in queste ore difficili hanno voluto farci pervenire le loro manifestazioni di affetto. Sono segni importanti, la prova di quanto Egidio fosse amato e benvoluto in città per l'entusiasmo e la passione che era sempre riuscito a trasmettere agli altri in tutte le iniziative, professionali e non, che aveva scelto di intraprendere.

 

Ma il dovuto ringraziamento non è l'unico motivo per cui mi rivolgo a lei e a tutte le persone che attraverso di lei potranno leggere queste righe. Come alcuni giornali hanno già scritto, domenica 9 dicembre – il giorno prima della scomparsa – mio fratello era stato trasportato in ambulanza al pronto soccorso di Imola dopo aver accusato un malore. Dopo vari accertamenti ed esami, alle ore 20  era stato dimesso e mandato a casa perché evidentemente il personale medico aveva ritenuto che non ci fossero motivi di preoccupazione per il suo stato di salute. Eppure, appena dieci ore dopo la dimissione mio fratello muore, accusando lo stesso disturbo al bassoventre che era già stato manifestato il giorno prima ai sanitari del Pronto Soccorso di Imola

 

Anche sulla base di questa semplice constatazione temporale, ma dopo un vaglio attento e responsabile, la famiglia ha deciso di presentare un esposto per richiedere l'intervento della magistratura nella definizione delle cause che hanno portato Egidio alla morte. Ad oggi, non essendo ancora stata svolta l'autopsia, nessuno può nemmeno ipotizzare le cause del decesso. Il senso della nostra iniziativa è semplicemente questo: vogliamo sapere perché Egidio è morto. E vogliamo che questa ricerca si svolga usufruendo di tutte le possibilità che la legge prescrive per simili eventi. Non siamo mossi da uno spirito di rivalsa verso chicchessia, non crediamo aprioristicamente che la scelta dei medici di dimetterlo domenica sera sia stata sbagliata o che, peggio, possa avere indirettamente portato all'epilogo fatale. Non agitiamo lo spettro della malasanità e non cerchiamo colpevoli, ma semplicemente cause. Una ragione da cui ripartire, anche se adesso ci sembra impossibile.

 

Per noi è un momento difficilissimo perché Egidio era un fratello, un marito e un figlio che, al di là di ogni retorica, riempiva le nostre vite come solo le persone davvero speciali sanno fare. Conoscere i motivi della sua scomparsa non ce lo restituirà, lo sappiamo bene, purtroppo. Ma senza quei motivi ci sentiremmo come se ce lo avessero rubato.