Imola. Garantire a tutti le condizioni migliori possibili per un apprendimento efficace in un contesto accogliente, rispettoso delle esigenze e delle caratteristiche di ciascuno e capace di promuovere una cultura dell’accoglienza, dell’integrazione e del rispetto reciproco e che questa cultura venga considerata una possibilità e un arricchimento per tutti. Questi gli obiettivi del “Protocollo per l’accoglienza degli alunni stranieri”, siglato dal Comune di Imola, l’Asp, il Cisst e tutti gli Istituti comprensivi imolesi, e valido per gli anni scolastici dal 2012/13 al 2015/16.

Grande novità di questo secondo Protocollo è l’introduzione dell’art. 2 e cioè dei “Principi di riferimento”, nei quali si afferma che gli alunni di nazionalità non italianam ma nati e vissuti con continuità in Italia e già scolarizzati nei servizi educativi per la prima infanzia, devono essere considerati italiani a tutti gli effetti relativi alla scolarizzazione.

Naturalmente il Protocollo è uno strumento operativo utile da un lato a migliorare l’integrazione reale degli alunni stranieri e, dall’altro, a garantire la concreta funzionalità delle classi, proprio al fine di permettere a tutti di avere una partecipazione attiva e consapevole ai percorsi scolastici. Ciò significa che in ogni caso per tutti, nel caso in cui gli alunni stranieri nati o no in Italia non abbiano frequentato con continuità la scuola dell’infanzia o appartengano a nuclei familiari con problemi di integrazione sia sul piano sociale che lavorativo, saranno attivati i percorsi di aiuto.

Tali percorsi sono sostanzialmente di due tipi e cioè riguardano sia la mediazione culturale che percorsi di alfabetizzazione. Nel primo caso ci si rivolge sia all’alunno che alla sua famiglia in un processo di reciproco ascolto e conoscenza, teso in particolare a far capire ai docenti la storia personale e la cultura di chi si trovano di fronte. Nel secondo caso, ci si attiva per facilitare l’apprendimento della lingua italiana come strumento indispensabile di comunicazione e quindi partecipazione attiva al contesto scolastico e sociale in cui l’alunno si trova: tali percorsi possono essere sia individuali che per piccoli gruppi.

C’è poi lo sportello “Il Mondo a Scuola”, situato a Sante Zennaro, attraverso il quale ci si propone di dare alle famiglie straniere tutte le informazioni utili per scelte consapevoli nel contesto cittadino e scolastico e consegnare alle scuole ulteriori strumenti di facilitazione e conoscenza rispetto ai percorsi di integrazione scolastica.

Infine, per ciò che riguarda l’accoglienza nelle classi e la loro composizione si stabilisce che gli alunni stranieri possano essere al massimo 6 per classe e comunque nel rispetto della legge che prevede un massimo del 30%. Tutto ciò usando anche il buon senso e cioè nei limiti del possibile e senza mai inficiare la qualità del “fare scuola”. Strumento principale partecipato dalle scuole e da tutti i protagonisti del presente Protocollo è la Commissione per l’Orientamento, la quale aldilà dell’appartenenza di stradario dei bambini stranieri, cerca di far si che la composizione delle classi avvenga in modo coerente e il più possibile omogeneo.

Gli alunni stranieri presenti nelle scuole imolesi (dai nidi alle superiori) sono 1.424 su un totale di 12.191 alunni, pari all’11,68% del totale della popolazione scolastica. La spesa annua è di complessivi circa 55.000 euro (circa 40.500 finanziati dal Comune e  circa 15.000 dalla Provincia).

“Questo secondo Protocollo che proponiamo all’approvazione del Consiglio comunale è un ulteriore passo importante sulla strada dell’integrazione della popolazione straniera presente sul nostro territorio, perché non dobbiamo mai dimenticare che proprio attraverso la scuola vengono attivati i percorsi di integrazione migliori e i più giovani possono divenire veri e propri agenti e protagonisti attivi di un coinvolgimento più ampio che si allarga alle famiglie straniere” commenta l’assessore alla Scuola Marco Raccagna.

“Ringrazio tutti i firmatari ed in particolare le scuole, che poi ogni giorno devono lavorare sul campo e che a volte si trovano ad operare con numeri difficili. Lo capisco, ma credo che si siano fatti molti passi avanti, soprattutto grazie ai docenti che, ancora una volta con la passione e responsabilità solite, in questi anni si sono resi attraverso percorsi di formazione e conoscenza sempre più autonomi e consapevoli nell’affrontare le problematiche connesse all’integrazione scolastica” continua Raccagna.

“Infine, a chi mi chiedesse se abbiamo deciso che chi nasce in Italia è italiano, non posso che rispondere di no, anche se naturalmente a livello personale e politico non vedo l’ora che venga modificata la legge italiana sulla cittadinanza e si affermi questo sacrosanto principio di civiltà. Noi abbiamo semplicemente affermato il principio da un lato e, dall’altro, abbiamo di fatto preso atto di quello che tutti già sanno e cioè che nelle scuole imolesi e italiane ci sono tanti alunni stranieri nati in Italia, che parlano bene la nostra lingua, che ogni giorno studiano e giocano con i nati in Italia e le cui difficoltà, quando ci sono, spesso dipendono da un contesto esterno o familiare poco accogliente e non certo dalla loro nazionalità” conclude l’assessore.