Ciao, mi chiamo Pietro e sono un ragazzo normale che fa cose normali. Sono in carrozzina dalla nascita ma ho sempre vissuto la vita senza mai arrendermi agli ostacoli, imparando a uscire dalle difficoltà con i pochi mezzi che la società mi forniva e con una delle doti che i miei genitori mi hanno insegnato: il Coraggio.
Spesso sottoposto ad interventi chirurgici, che talvolta mi han fatto perdere il  contatto con la realtà, ho sempre vissuto guardando avanti lungo la strada dei miei sogni. Fino a raggiungerli.

Vivo da solo, cucino, lavo e stiro, ed esco con gli amici. Sono sempre stato convinto che non c'è nulla che un ragazzo disabile non possa fare, se solo messo nelle condizioni di poterlo fare. Condizioni ed autonomia che non ho mai smesso di cercare. Vivo e lavoro in una piccola cittadina alle porte dell'aeroporto di Malpensa. Sono un impiegato ma spero presto di potermi realizzare meglio anche da un punto di vista professionale. Ho tanti progetti, e l'apertura della Free Wheels Onlus è uno di questi. Le idee sono tante, i sogni sono tanti.
Recentemente sono riuscito a realizzarne uno, andando a Santiago De Compostela con la mia handbike, oggi io e i miei collaboratori stiamo lavorando per far sì che domani altri sogni, sia miei sia, spero, di tanti altri ragazzi diversamente abili (e non), possano concretizzarsi con il supporto di Free Wheels Onuls.

Free Wheels è la mia filosofia di vita, significa “a ruote libere”: non permettere al mio modo diverso di camminare di scegliere per me. Free Wheels Onlus è la dimostrazione che non c'è nulla che un diversamente abile non possa fare, se solo messo nelle condizioni giuste. Sono stato spesso definito come uno che ha fatto un’”impresa”… non mi ritengo tale.
Andare a Santiago in handbike, è vero… è una cosa che pochi hanno fatto. Ma forse, il mio vero plus è stato quello di esser un ragazzo normale, non un atleta. Sono la dimostrazione che non bisogna esser dei super uomini per realizzare i propri sogni. Bisogna avere una forte determinazione, ed è questa che mi piacerebbe trasmettere agli altri. Abbiate dei sogni, osate, rincorreteli e raggiungeteli!

Sovente mi è stato chiesto cosa mi ha spinto a partire per Santiago. A questa domanda ho dedicato un intero capitolo del libro che sto scrivendo. Questo libro nasce per caso… durante il mio pellegrinaggio ho preso delle note, come un diario di viaggio e al mio ritorno, smaltita la stanchezza e riordinate le idee, ho deciso di dar forma e colore a quegli appunti impressi sulla mia Moleskine…

Vivere su una sedia a rotelle non è semplice: né per chi lo è, né per chi ti sta vicino. E tutto quello che ero stato capace di fare negli anni era reagire male alla mia situazione, facendone fare le spese alla mia famiglia e a chi mi stava vicino.
Ignorando che prima o poi io quei demoni avrei dovuto affrontarli. E un giorno mi si sono ripresentati. Sono partito per Santiago in cerca di un Pietro migliore, perchè quello che ero non mi piaceva più. Era l'ennesimo tentativo per trovare quel che andavo cercando. Non sapevo se mi avrebbe aiutato, ma sentivo dentro di me che dovevo farlo. Come fossi stato chiamato a farlo. Sono partito in cerca di redenzione, non di gloria. E grazie a Dio l'ho trovata.

Prima di partire bisogna avere ben chiare due cose: la prima è che si chiama “Cammino di Santiago” e non “Corsa di Santiago”. Non si è obbligati ad avere certi ritmi o velocità. E' un cammino, godetevelo, quei momenti non torneranno. E se siete in cerca di qualcosa, forse, lì la troverete. La seconda cosa è che non posso nascondervi che la fatica, tanta fatica, ci sarà. Un giorno un'ospitalera (la proprietaria di un albergo del pellegrino) mi disse “Mortificar el cuerpo sirve para élevar l'espiritu!” (Mortificare il corpo serve per elevare lo spirito). Quello che voleva dirmi è che ora era il momento della fatica, solo poi ne avrei colti i frutti. Benché sia un cammino, serve una preparazione fisica mirata. Non bisogna allenarsi da superuomini, ma una buona preparazione aiuta a combattere quella fatica.

Quando abbiamo scelto il percorso, la strada che abbiamo preferito calcare è quella per le autovetture. Per alcuni tratti si può anche percorrere il sentiero, ma a volte, mi hanno raccontato altri ciclisti, si possono incontrare ostacoli che costringono a scendere dalla bici e mettersela sulle spalle. Cosa un po’ complicata per un diversamente abile.
Per questo ho percorso tutta strada asfaltata dalla Francia alla punta più estrema della Galizia.
Proprio per questo credo di poter affermare che le maggiori difficoltà sono dettate dal tempo, dal forte vento che spesso mi impediva di prendere velocità, dal sole cocente che mi faceva sudare parecchio, oltre che naturalmente dallo sforzo e dalle innumerevoli salite che ho incontrato soprattutto in Galizia.

Poi quando sarete stanchi e deciderete di fermarvi, non sempre potrete trovare una struttura completamente accessibile e attrezzata per noi disabili. Ci vuole tanto spirito di adattamento. Non conoscevo ovviamente quali fossero le strutture attrezzate e le guide a cui mi sono affidato riportavano informazioni spesso errate, e da qui nasce uno dei primi progetti su cui sta lavorando Free Wheels Onlus: una concreta guida del “Cammino” per diversamente abili. Lo scopo è quello di mappare in maniera meticolosa il “Cammino” e le sue strutture, indicando tutte quelle informazioni che mettono noi nelle medesime condizioni di un pellegrino normodotato. Purtroppo oggi non esiste una guida con queste informazioni e quelle che ci sono sono spesso scritte con approssimazione.

Un giorno, tornato dal “Cammino”, un ragazzo mi ha chiesto cosa mi ero portato dietro. In tutta onestà in questo mio primo cammino mi sono portato dietro tantissime cose. Avevo una jeep di supporto e ho cercato di non lasciare nulla al caso. Oggi se dovessi ripartire, effettivamente, tante cose non le porterei più con me. Munitevi di un paio di completi di tessuto tecnico, un negozio di articoli sportivi saprà ben indirizzarvi, un paio di cambi per dopo la doccia, un paio di camere d'aria e copertoni per la bici, una giacca a vento (meglio impermeabile) e un foulard o qualsiasi cosa possa ripararvi la faccia dal vento freddo. Servono degli integratori e almeno una manciata di borracce da tenere al fresco. Nei paesi che attraverserete troverete delle fontane (fuente) dove non mancherete di riempirle. Avevo un water portatile, per una qualsiasi urgenza durante la pedalata perché stavo in bicicletta fino a quasi 8 ore al giorno. Per la notte è indispensabile una torcia. E infine…  un quaderno dove la sera poter raccogliere le emozioni.

Per sentito dire da amici pellegrini, sapevo che lungo il mio viaggio avrei potuto perdere e trovare di tutto, ma mai avrei pensato che potesse capitare anche a me. Vi racconto un piccolo aneddoto: durante il cammino ho lasciato due paia di pantaloni di tessuto tecnico, ma non volontariamente. Qualche furbo pellegrino me li ha sottratti. Capita! In verità le uniche due cose che ho lasciato sul “Cammino” sono state il mio Sasso alla Cruz de Hierro (è un rito da compiere una volta giunti al cospetto con questa croce) e le mie calze a Finisterre: giunto alla fine del Cammino è usanza bruciare i propri vestiti, come lavaggio spirituale delle proprie fatiche. Al contrario di cose ne ho ricevute tante: dai doni da parte di pellegrini e ospitaleri, alle emozioni uniche che il mio percorso mi ha dato, alle conchiglie stupende che quelle spiagge custodiscono. Anche qui, è usanza donarne una a persone speciali.

Molti oggi mi chiedono cosa succederà adesso, e che ne sarà di Pietro Scidurlo. Attraverso il lavoro che sto facendo con Free Wheels Onlus vorrei presto pubblicare la mia guida sul Cammino di Santiago con tutte quelle informazioni a noi necessarie per vivere con la stessa spensieratezza degli altri pellegrini quel pellegrinaggio. I progetti per il futuro sono tanti, portare altri ragazzi disabili lungo il Cammino, per dimostrare che davvero Pietro non è un superuomo, ma un ragazzo normale che fa cose normali come tanti altri. … Ripercorre il cammino partendo dall'uscio di casa, avendo il tempo necessario. E poi un altra piccola avventura che però non vi svelo, ma se le cose andranno per il meglio, se lavoreremo bene, a fine marzo e aprile, mi piacerebbe stupirvi ancora.

Io e il mio amico Gianpiero abbiamo in mente un pellegrinaggio molto poco comune e realizzabile in poco più di una settimana. Un altro sogno che spero rimanga tale solo per poco è quello di creare una piattaforma web all'avanguardia. Un portale con tutte quelle informazioni utili a tutti coloro che vorrebbero pellegrinare. Il mio motto è “Le barriere sono solo nella mente”. Viaggiare significa spensieratezza ma oggi per noi diversamente abili non è cosi. Noi dobbiamo presentarci in aeroporto 2 ore prima del volo, in stazione non possiamo prendere un treno all'ultimo, e spesso muoversi nelle nostre città non è semplice. Nonostante ciò, non permettete a chi crea queste barriere di limitarvi. E non permettete a voi stessi di farvi fermare da queste barriere. Abbiate dei sogni, osate e raggiungeteli.