Imola. Aria di campagna elettorale. Ci siamo in pieno. Da qualche giorno sono comparsi sui muri della città i primi manifesti  che confermano ciò che già si sapeva sul candidato sindaco più scontato. Per gli altri dovremo attendere ancora un po’. Quello che sarebbe auspicabile è un cambio di passo, innanzi tutto nella cultura politica e nella qualità della classe politica. Quello che si potrebbe auspicare è un altro linguaggio, il coraggio di vedere la realtà per quella che è e la capacità di affrontarla per quella che è, misurandosi con essa e facendo sul serio, in particolare nella relazione con le donne e gli uomini che vivono sul territorio.

 

Quello che si potrebbe desiderare, un po’ di umiltà e imparare a comunicare. Per comunicare occorre ri/conoscere i propri interlocutori e avere dei contenuti da proporre pertinenti alle esigenze del territorio e della collettività. Il chè produce idee, confronto, cultura, relazione, ciò che serve ad una comunità e alla  democrazia. Confesso che da tempo mi irrita il modo di comunicare della sinistra un po’ superficiale e confuso nonché autoreferenziale. Wittgenstein  diceva: “I limiti della mia capacità espressiva sono i limiti del mio mondo” e Fellini: “Un linguaggio diverso è una diversa visione della vita”. Dunque attraverso la comunicazione e i suoi modi si capiscono diverse cose. Nelle recenti primarie del Pd, Renzi non mi ha convinto per questo e non a caso diversi commentatori si sono soffermati su questo aspetto.

 

Dunque mi lascia perplessa questa campagna che ripropone Manca come sindaco. Il claim “Ci siamo” non è supportato da un soggetto: chi sta parlando? Il manifesto non riporta la firma di un soggetto collettivo che giustifichi il ricorso alla prima persona plurale. Ambiguo. L’immagine è un primo piano del sindaco candidato, un singolo, col sorriso un po’ tirato. Contradditorio.  “sulla strada dell’ascolto” ha la collocazione di un pay off ma non lo è. Un pay off ha la funzione di sintetizzare un concetto o un messaggio che definisce, chiarisce, identifica (in senso letterale). Ma non è il caso.

 

Letto per intero  “Ci siamo.  sulla strada dell’ascolto” può dar adito a diverse interpretazioni: stiamo cercando di ascoltarvi ma non lo facciamo ancora o anche, siamo in strada ad ascoltarvi. Nel primo caso la proposizione non suona positiva soprattutto per un sindaco uscente, nel secondo, il messaggio può suonare più positivo ma non è coerente con l’immagine dove il candidato, in primo piano, gira le spalle ad un gruppo di cittadini sullo sfondo che sembrano osservare incuriositi una scena di ripresa. Il risultato è un senso di distacco non di incontro, mentre l’ascolto presume un incontro. Il carattere minuscolo del presunto pay off non dà il dovuto risalto a quello che sembrerebbe essere l’elemento centrale (ancora contradditorio). Il rimanente testo: “Insieme a Daniele Manca. Imola, la città che vogliamo vivere”. Ancora non si capisce chi è il soggetto che comunica e che sostiene il candidato, inoltre non si indica una qualità della città che si vuole vivere che dia senso alla presentazione di quel candidato.

 

In altre parole: che qualità deve avere una città di cui Daniele Manca è sindaco? Qual è la qualità di vita che si può vivere in questa città? Qual è la città che vogliamo vivere? E’ quella in cui Manca è sindaco. Questo messaggio avrebbe un senso logico e positivo se un’esplicita proposition fosse associata a Manca o se si esplicitasse un giudizio sul suo mandato in scadenza (per esempio,visto che ha governato bene merita ancora la fiducia della città per dare continuità ad un’esperienza positiva: chiaro, esplicito). Diversamente, si comunica una scelta pregiudiziale sulla persona in sé, a prescindere. Considerato che si tratta del sindaco uscente il messaggio è che Imola va bene così com’è, dunque Manca deve essere sindaco. Una sorta di sillogismo.  Ma difficilmente va sempre tutto bene, specie in un contesto difficile e di crisi come quello attuale. Un azzardo che rischia di comunicare una conclusione scontata invece  che la disponibilità del candidato di rimettersi in gioco e di esporsi alla valutazione dei cittadini. Risultato: il messaggio è confuso, complessivamente contradditorio e ambiguo, il soggetto che comunica è assente (più efficace sarebbe stato comunicare in prima persona), la campagna è priva di contenuto emotivo ed empatico.  Come inizio non è dei migliori.

(Virna Gioiellieri)