Reggio Emilia. C’è anche chi intende fare rispettare le leggi e gli esiti dei referendum. E’ il caso di Reggio Emilia il cui consiglio comunale ha votato per l’avvio di un percorso verso la ri-pubblicizzaione della gestione del Servizio idrico integrato in ambito provinciale. Dopo una discussione in aula molto intensa e partecipata, durata diverse ore, con 27 voti favorevoli e soli 3 astenuti, è stata approvata la mozione presentata dal comitato “Acqua Bene Comune” e sostenuta da 1500 firme di cittadini. Un testo elaborato durante l'estate in un tavolo allargato (a cui hanno partecipato tante persone, gruppi, associazioni e partiti)  per trovare risposta alla domanda che i cittadini continuavano a fare: “Perchè a Reggio Emilia non viene applicato il referendum e l'acqua è ancora gestita dal privato?”.

La mozione impegna il sindaco di Reggio Emilia Graziano Delrio, che è anche presidente dell’Anci (Associazione nazionale dei Comuni), a prendere una posizione chiara e inamovibile a livello provinciale a sostegno della gestione pubblica e partecipata dal Servizio idrico integrato, tramite un soggetto di diritto pubblico. Per rafforzare questa richiesta il testo approvato prevede che il sindaco si impegni a trasformare Agac Infrastrutture Spa  in un'azienda speciale consortile a cui affidare l'esclusiva gestione del Servizio idrico integrato (Sii). Sono proprio queste ultime parole, scelte con molta accuratezza, a costituire l'elemento fondamentale del processo di ripubblicizzazione che ora deve essere messo in atto a Reggio Emilia.

“La creazione di una azienda speciale consortile, a cui venga affidato in esclusiva la gestione del Sii è la scelta più coerente che deve essere presa per rispettare l'esito referendario e il principio per cui da tanti anni ci battiamo: l'acqua come bene comune – si legge in un comunicato a firma comitato Acqua Bene Comune Reggio Emilia e Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua -. Infatti un'azienda di questo tipo, amministrata secondo il diritto pubblico e dunque senza scopo di lucro, è la modalità migliore attualmente disponibile per gestire l'acqua: l'unica che prevede la partecipazione dei cittadini e lavoratori e la totale trasparenza nell'operare. Da ultimo, e non in ordine di importanza, è l'unica che mette al riparo dalla borsa l'acqua come servizio pubblico. Non essendo una Spa non prevede la possibilità che vi siano quote alienabili e vendibili in futuro e per questo garantisce, con una scelta di lungimiranza, la certezza di un totale controllo pubblico.

Durante la discussione della mozione presentata dai cittadini, i consiglieri della maggioranza (Pd-Sel) hanno messo ai voti anche un loro ordine del giorno. Questo ripercorrendo sulla falsa riga la mozione del comitato impegna il sindaco e la giunta ad affidare l'acqua ad un soggetto pubblico posseduto dai Comuni assegnando quindi le concessioni finora affidate ad Iren Spa a questo nuovo soggetto pubblico. Inoltre chiede che si apra un percorso di analisi sulla nascita di questo soggetto, per capirne il possibile funzionamento e sollecita il sindaco ad un lavoro di tipo istituzionale di contrasto al patto di stabilità nelle sue ricadute sulla gestione del servizio idrico. Un ordine del giorno, approvato con 22 favorevoli 5 astenuti e 3 contrari, che vuole seguire la direzione indicata dal comitato Acqua Bene Comune, dal Forum italiano dei Movimenti per l'Acqua e dai milioni di italiani che hanno votato il referendum.

Il passo successivo avrà luogo venerdi 21 dicembre, quando saranno chiamati a esprimersi tutti i sindaci della provincia di Reggio Emilia, nell'ambito del Consiglio locale dell'Atersir (l'ex Ato provinciale, ora regionale). L'orientamento che esprimeranno, verosimilmente coerente con quello espresso ieri dal Consiglio comunale di Reggio, dovrà poi essere formalmente fatto proprio dall'Atersir regionale. Solo allora la decisione sarà definitiva.

Il comitato Acqua Bene Comune auspica che il percorso verso la ri-pubblicizzazione possa andare in porto in tempi brevi e secondo le modalità proposte, cioè l'azienda speciale di diritto pubblico, che consentirebbe di mettere definitivamente in sicurezza la natura pubblica del servizio. “Ci auguriamo che dietro le parole di Delrio, il quale si dichiara favorevole ad una ripubblicizzazione, non si celino trabocchetti semantici e linguistici. Concordiamo con lui nel dire che ‘trattenendo le concessioni nella nostra società interamente pubblica non intendiamo dare vita a carrozzoni inefficienti con assunzioni pilotate dalla politica’ e quando parla di una nuova società pubblica leggera pensiamo proprio a un nuovo modello di gestione, in cui (giusto per fare un esempio) il direttore generale non percepisca stipendi da favola e le decisioni sia no prese nell'interesse dei cittadini e non degli investitori esteri. Un'azienda pubblica dove l'unico obiettivo sia l'acqua come bene comune e non la spartizione di dividendi e la quotazione in borsa.
Un nuovo modello di gestione che guardi agli esempi virtuosi, alle gestioni efficienti e totalmente pubbliche presenti in Italia e in Europa. Proprio per questi motivi la grande battaglia culturale, che come comitato portiamo avanti da anni, non è ancora conclusa. Di certo possiamo dire che Reggio ha compiuto un passo in avanti nel cammino verso l'acqua bene comune”.