Imola. Si arricchisce la lista dei candidati alle Primarie del Partito democratico. Dopo Jacopo Lanzoni, Vanna Verzelli, Daniele Montroni, ecco quella di Daniela Spadoni. Una candidatura che può pesare nella competizione del prossimo 30 dicembre. Una figura che per il suo vissuto può diventare riferimento di quel mondo cattolico che si ritrova nel Pd, ma che fatica a trovare una sua identità all’interno del partito. In secondo luogo rappresenta anche il candidato adatto per andare a raccogliere voti in quel 43% che ha votato Renzi alle scorse primarie (e che lei ha appoggiato), che oggi mal sopporta la candidatura di Daniele Montroni: “Si tratta di una scelta non condivisibile sia sul piano del merito sia del metodo. Sul piano del merito, rappresenta una scelta di chiusura verticale al rinnovamento della politica, rinnovamento che il 43 % dei votanti alle primarie di centrosinistra (ma non solo loro) ha richiesto a  gran voce e costituisce un gesto grave di continuità di un partito vecchio, arroccato a logiche di appartenenza e di apparato; un partito che non comprende la necessità di aprirsi alla società civile; un partito che non vuole cogliere le spinte al cambiamento oggi necessarie. Ciò naturalmente al di là della valutazione individuali sulla persona, su cui, qui, non si entra in discussione”. Se non altro per Infine un altro vantaggio potrebbe essere rappresentato dall’essere donna, elemento da non sottovalutare per un partito che, a parte Anna Pariani, da sempre fatica ad esprimere figure femminili in posti chiave.
Daniela Spadoni di professione è avvocato. Ha studiato Giurisprudenza a Bologna e ha conseguito il dottorato in diritto canonico a Roma. Ha acquisito la sua formazione umana, la passione per il civile e il sociale nell’Azione Cattolica. E’ sposata da vent’anni, con tre figli di 16, 13, e 6 anni. Da qualche mese ricopre anche il ruolo di presidente del Consiglio dell’Istituto comprensivo n. 3 di Imola.
“Il mio desiderio di impegno politico nasce dalle primarie del 25 novembre e del 2 dicembre scorsi alle quali ho appoggiato la voglia di rinnovamento di Renzi. Renzi ha avuto un grande pregio, oltre quello di riavvicinare tante persone alla partecipazione democratica, quello di essere rimasto all’interno del Pd e di avere avuto il coraggio, all’esito delle primarie, di consegnare le speranze di chi lo ha sostenuto al segretario Bersani, affidando a lui le energie suscitate affinché le facesse fruttare per il rinnovamento del partito e della vita politica in generale. Io credo che la politica italiana abbia bisogno di tornare alle ‘origini’ perché al centro del suo agire sia posta la persona, la sua promozione e la sua tutela attraverso l’attuazione dei principi fondamentali della Costituzione italiana. Per questo è necessario non perdere mai di vista l’ascolto diretto delle persone, dei loro bisogni e delle loro fatiche. Grazie al mio lavoro incontro quotidianamente molte persone che mi rappresentano oltre alle istanze legate alla mia professione, anche problemi che la politica non ha più tempo di ascoltare: il lavoro che manca, il bisogno di giustizia, l’educazione dei ragazzi e dei giovani al rispetto, alla solidarietà e alla legalità, la formazione scolastica che crei competenza qualificata, il sostegno alla famiglia attraverso una riforma fiscale che tenga conto dei carichi famigliari e delle reali condizioni economiche, la necessità di una moralità della vita pubblica che parta dalla riduzione dei suoi costi, la promozione e la valorizzazione del lavoro femminile e della presenza delle donne nella politica e nella società civile. Credo e sogno una politica rispettosa delle idee di ciascuno, che con libertà, senza arroganza e presunzione si metta a servizio dell’uomo per la costruzione del bene comune. Il bene comune va cercato e promosso insieme e non contro qualcuno, senza l’illusione che si possano evitare le fatiche che il confronto, l’ascolto e il dialogo necessariamente comportano. Il nostro paese sta vivendo una forte crisi morale, economica e sociale ma noi, anche solo per i nostri figli, non possiamo smettere di sperare nel futuro. Credo anche che in questo senso il genio femminile, con la sua capacità intuitiva, con la sua dolcezza, con la sua dedizione alla vita, alle relazioni, al lavoro, possa fare grandi cose”.