“Fascisti”, “dittatori”, “schizofrenici”, ma anche “anarchici”, “comunisti”, “guerriglieri dei poveracci”, “Che Guevara da centro commerciale”, “strumentalizzati dai sindacati e dai partiti di sinistra”. Questi sono solo alcuni degli insulti che il preside del Polo liceale imolese Alessandro-Rambaldi-Valeriani, Lamberto Montanari, ha rivolto agli studenti ed alle studentesse che in questi mesi stanno lottando per  portare l’attenzione della nostra città sul dramma che sta vivendo la scuola pubblica nel nostro paese, sui continui attacchi che da ormai quindici anni a questa parte le vengono rivolti e che il Ministro Profumo non ha voluto interrompere.

 

Mentre in tutto il paese si susseguono autogestioni ed occupazioni da parte di studenti e studentesse che hanno capito che le inique e recessive manovre economiche del governo Monti non fanno altro che puntare allo smantellamento dell’istruzione pubblica e rendere il futuro dei giovani sempre più precario e privo di prospettive, il preside Montanari ha preferito dapprima ignorare e poi sanzionare quegli studenti che anche ad Imola hanno deciso di impegnarsi in prima persona per fare sentire la loro voce. Infatti, quando gli studenti dell’Alessandro da Imola hanno chiesto al preside di poter concordare delle giornate di autogestione per poter discutere in autonomia delle forme di lotta più democratiche ed idonee a difendere una scuola pubblica che si vuole libera, inclusiva e laica, il preside Montanari ha risposto concedendo una giornata di autogestione per sabato 24 novembre. Una presa in giro: quasi un invito agli studenti, insomma, a rimanersene a casa, perché per quel giorno era già stato indetto da tempo da parte dei sindacati uno sciopero dei lavoratori della scuola.

 

Gli studenti e le studentesse del polo liceale hanno allora deciso- per non rassegnarsi all’idea di dover rimanere passivi ed indifferenti di fronte a chi, come il Governo Monti (sostenuto da Pd-Udc-Pdl), malato di ideologia neoliberista, vuole smantellare tanto al scuola pubblica quanto il welfare ed ogni tutela per lavoratori e poveri -, con assemblee pomeridiane autoconvocate, di rispondere all’insolenza del loro preside – a cui evidentemente non stanno per nulla a cuore le sorti della scuola pubblica come definitiva dalla Costituzione – occupando pacificamente la scuola la mattina di martedì 27 novembre. Montanari ha deciso allora di dismettere i panni del preside per indossare quelli del peggior sceriffo: dopo aver fatto irruzione nella scuola con i carabinieri al seguito, ha fatto schedare tutti i ragazzi e le ragazze che in quel momento si trovavano all’interno dell’Alessandro da Imola, senza dare nessun avviso, neppure un colpo di telefono, alle famiglie dei ragazzi interessati (di cui gran parte minorenni). Nel giro di nemmeno un’ora l’occupazione – che non aveva provocato danni né a cose né a persone, bensì aveva creato uno spirito di solidarietà tra gli studenti, che stavano così riscoprendo un momento di socialità inedito ma necessario all’interno della loro scuola – si è trasformata in un’autogestione, che è durata per i due giorni successivi. A nulla sono servite le centinaia di firme raccolte dagli studenti in quei due giorni per prolungare l’autogestione di almeno un ulteriore giorno.

 

La settimana successiva l’ego autoritario del preside Montanari si è però spinto oltre. Sono stati infatti convocati i consigli di classe straordinari di tutte le classi di cui facevano parte gli studenti che avevano promosso l’occupazione per infliggere pesantissime sanzioni a quest’ultimi, colpevoli di avere una testa con cui pensare, colpevoli di non essere rimasti docili, ubbidienti, indifferenti e a testa bassa di fronte a chi taglia i fondi all’istruzione pubblica, regala ogni anno centinaia di milioni di euro alle scuole private e li condanna alla disoccupazione. Cosa ancor più grave, su cui si sta tutt’ora valutando la possibilità di effettuare un ricorso giudiziario da parte delle famiglie degli studenti coinvolti, è consistita nel fatto che ai suddetti consigli di classe straordinari si è voluto impedire in ogni modo un giusto ed equilibrato contraddittorio: il preside non ha voluto infatti che fossero presenti neppure alla discussione sull’accaduto i rappresentanti di classe degli studenti ed i rappresentanti dei genitori: insomma, consigli di classe straordinari ma soprattutto blindati. Gli studenti e le studentesse coinvolte non hanno quindi, come è loro diritto, potuto esprimere la loro versione dei fatti e le loro motivazioni di fronte all’organo che li avrebbe poi giudicati.

 

Il preside ha voluto trattare gli studenti come dei criminali: decontestualizzando la lotta da quest’ultimi messa in atto, nonché quella che altre migliaia di studenti in tutt’Italia stanno analogamente e contestualmente portando avanti, egli considera i fatti avvenuti come semplici atti vandalici e violenti (laddove di violenza non ce n’è mai stata) da sanzionare. Il suo metodo educativo pare un po’ antiquato: quando gli studenti prendono la parola per difendere i loro interessi e quelli di tutti coloro che non ci stanno a vedersi negato il futuro, il preside risponde con la repressione, vomitandogli addosso insulti e minacce ed adoperandosi perché i consigli di classe straordinari (senza aver sentito il parere di studenti e genitori!) approvassero, come poi è puntualmente avvenuto, le sanzioni da lui proposte: 5 in condotta nel primo quadrimestre e 3 giorni di lavori socialmente utili all’interno della scuola. A nulla sono servite le richieste di incontro da parte di alcuni genitori, che il preside Montanari ha preferito declinare, assumendosi dunque anche la responsabilità di non volere dialogare con quelle famiglie che volevano perlomeno spiegazioni sul perché non erano state contattate quando i carabinieri fermavano i loro figli dentro un edificio scolastico.

 

Purtroppo, dobbiamo constatare che anche l’assessore all’istruzione, Marco Raccagna, ha preferito prendere le difese del preside Montanari piuttosto che quelle delle famiglie e dei ragazzi colpiti dalle sanzioni: trincerandosi dietro l’autonomia scolastica, ha deciso infatti di rifiutare l’incontro con il preside ed i genitori che quest’ultimi gli avevano formalmente richiesto tramite lettera inviata al Sindaco Manca, preferendo ribadire l’auspicio che tutto avvenga secondo una vuota legalità, che in questo contesto non può che ridursi alla “legalità” imposta dal preside: quella che prevede che gli studenti e le studentesse che prendono parola per difendere un bene comune come la scuola pubblica vengano puniti severamente, senza dargli possibilità di replica e quindi senza contraddittorio.

 

Pensiamo dunque che l’Ufficio Scolastico Provinciale dovrebbe valutare bene l’idoneità di Lamberto Montanari a ricoprire l’incarico da preside di una scuola pubblica: caratteristiche di quest’ultima sono il dialogo, il confronto, la solidarietà, la comprensione e l’inclusione, non certo la repressione del dissenso e di ogni forma di protesta, a cui sembra invece incline questo preside, data la sua sempre più palese vocazione autoritaria.

(Giovani Comunisti/e di Imola)