BrentosanicoImola. Da poco più di due anni, l’alto appennino imolese è attraversato dai treni Alta Velocità che collegano nord e sud Italia. La loro presenza è testimoniata da un rumore sordo e improvviso, come un fischio soffocato che esce, a cadenza regolare di mezz’ora, dalla ferita inferta all’Appennino dalla grande galleria. Il rumore dura pochi secondi e sul minuscolo borgo di San Pellegrino torna la quiete delle auto in transito sulla strada Montanara. Sui monti alle spalle di San Pellegrino invece, una delle più grandi cave di Pietra Serena dell’intero Mugello. Una montagna intera tenacemente rosicata da decine di enormi escavatori, che a differenza dell’Alta Velocità producono un rumore costante, violento, scientifico. Tra l’Alta Velocità e la cava di Pietra Serena un silenzio pesante, opprimente, quel silenzio che tutto cancella. In mezzo a questi due monumenti della modernità, il borgo medioevale abbandonato di Brentosanico.

 

Non si può giungere a Brentonsanico per caso. Il piccolo borgo si trova abbarbicato su un piccolo cucuzzolo nel bel mezzo della valle del torrente Brento. Una valle ormai percorsa solo da qualche escursionista coraggioso e dai rumori della modernità che circonda senza lambire questi luoghi.

Per addentrarsi in questo irreale silenzio, basta parcheggiare la macchina nel parcheggio della chiesa dei Santi Domenico e Giustino (poco prima di entrare a San Pellegrino) e salire lungo il ripido sentiero che si apre alle spalle di una bella piccionaia. Il sentiero è fantastico, il panorama sempre più mozzafiato man mano che si sale e, di tanto in tanto, è possibile vedere sotto i propri piedi l’antico selciato della strada utilizzata un tempo per portare, a dorso di mulo, le merci nel borgo. Solo d’Inverno si scorgere il borgo dimenticato dal basso. D’Estate solo bosco, verde e radure infuocate. I ruderi dell’antico borgo, nel verde estivo e primaverile, si compongono davanti ai tuoi occhi all’improvviso, strana magia dei tempi antichi.

L’accoglienza nell’antico borgo è affidata ad un antico mulino, l’edificio più integro e quello abbandonato da meno tempo. Se non fosse per la mancanza delle porte, ci si sentirebbe in obbligo di fermarsi a bussare e chiedere indicazioni ad un vecchietto dimenticato dal tempo su dove si trovi il resto del borgo. Ma ad aspettarti non c’è più nessuno. Polvere che turbina nell’aria e silenzio. Silenzio che scende da un cammino che reca incisa la data 1797. Gli interni poveri di questa abitazione, fanno riflettere su quanto dovesse essere dura la vita lassù. Eppure quelle abitazioni hanno ospitato famiglie per oltre mille anni. Forse la vita era sì dura, ma ci doveva essere qualcosa di straordinariamente potente a trattenere quelle famiglie in quei boschi, su quei pendii addomesticati con terrazzamenti oggi sepolti dal bosco.

 

Brentosanico

Il sentiero continua passando sopra quella che con molta probabilità doveva essere la vasca di carico del mulino. Delle antiche strutture molitorie nessuna traccia. Continuando lungo il sentiero si arriva ad una piccola “Edicola” con un’immagine sacra ormai rubata da tempo. Ma del borgo vero e proprio ancora nessuna traccia. Bisogna salire ancora per accorgersi di essere arrivati alla meta. A ruderi ormai irrimediabilmente perduti, si affiancano abitazioni in pietra ancora integri, quasi perfetti all’apparenza. Ma non appena si entra in questi edifici la paura ti assale; tutto sta crollando. I tetti in pietra serena nera, i comignoli, le strutture in legno che sorreggevano i tre o quattro piani dell’abitazioni, le grosse travi di legno che un tempo sicuramente dovevano infondere un senso di solidità e sicurezza a chi abitava dentro queste case. Tutto sta crollando o è già crollato. L’abbandono è fatto di rovi e di edere. Queste piante hanno scalato i muri, avvolto i tetti, eroso il metallo delle grondaie. Ed è proprio da quei rovi e da quelle edere che i crolli sono stati generati. Abbandono e rovi e millenni di storia cadono al suolo. Oggi ci si aggira quindi in un borgo fantasma, con rovine che di anno in anno diventano sempre più memoria di un passato svanito. Dell’antico splendore ormai solo poche, labili tracce.

Abbandonate anche le terre che un tempo davano cibo a queste genti di montagna, ai nostri nonni e bisnonni. Oggi sono distese di rovi e di erbe infestanti, ma si possono ancora scorgere i terrazzamenti e le strutture irrigue. Quelle terre, per quanto povere e marginali, hanno dato da mangiare a decine di famiglie per secoli. E oggi il nulla. Silenzio. Vento che turbina.

 

Al centro dell’antico borgo un gioiello vero e proprio. Una perla preziosa dimenticata da tutti e visibile ancora per poco. Pochissimo. No, non mi sto riferendo alla quercia secolare che con i suoi rami millenari copre una specie di piccola piazza erbosa. Sto parlando della Chiesa di Brentosanico, un gioiello architettonico medioevale. Si tratta di una piccola chiesetta in pietra che senza dubbio alcuno è stata costruita intorno al mille-milleduecento. Al suo interno affreschi di grandissimo pregio, molti dei quali ormai visibili solo a terra tra la polvere.

Entrando nella chiesa una stretta al cuore è inevitabile. La chiesa è costituita da tre campate, sorrette da colonne colorate a righe bianche e nere con tinte così forti che sembrano essere state dipinte ieri. Sull’abside le tracce di un grosso affresco di cui ormai si vede solo la testa di un agnellino e l’aureola di un cristo o di una madonna. L’altare e tutte le altre opere di un certo valore sono state trafugate. Al loro posto muri sbrecciati con violenza. Solo alzando la testa il senso di caducità e abbandono lascia spazio alla meraviglia. Due delle tre cupole sono ancora affrescate. In una è affrescato un cielo di un azzurro così intenso e luminoso che quasi ci si aspetta che da un momento all’altro debbano sorgere le stelle. Ma anche qui i segni di abbandono incombono ed una macchia di umidità fa presagire il peggio. Nelle altre cupolette i primi mattoni delle volte cominciano a cadere. Le tegole messe negli anni ’80 per salvare il salvabile, sono anch’esse troppo vecchie. Tutto sta crollando. Il gioiello di Brentosanico a breve non ci sarà più.

 Brentosanico
Vedere borghi di così alto valore artistico e storico in completo abbandono mi procura un profondo dolore. Dolore che si moltiplica quando sento la frase, ormai sulla bocca di tutti, “abbiamo troppi beni artistici in Italia. Non si può conservare tutto”. In questa indifferenza quel “troppi” va ad assottigliarsi sempre più, fino a quando ci renderemo conto che non avremo più nulla. L’Appenino, la montagna, giace abbandonata, stuprata e dimenticata. Solo silenzio e oblio. La modernità viaggia in quei tunnel dell’Alta Velocità e nelle cave della Pietra Serena. Per la bellezza di un cielo notturno affrescato in una chiesa medievale non c’è più posto. Non c’è più posto per la bellezza. Brentosanico e la gente che lo abitava hanno capito questo. Hanno capito che è venuto per loro il tempo di sparire, di sparire senza lasciare traccia alcuna. Forse non ci meritiamo più tutta questa bellezza. Forse è giusto così, che tutto venga dimenticato e cancellato per lasciare spazio alla modernità, una modernità fatta di rumori dietro ai quali spesso nessuno sa cosa si celi.

Brentosanico tuttavia è generosa e può ancora fare dei doni a chi anche solo per una volta va  a trovarla, a contemplare quella sua bellezza decadente. Può succedere infatti, in una giornata di pioggia, in uno di quei rivoletti scavati dall’acqua che scorre verso valle, di trovare gli oggetti perduti o dimenticati degli antichi abitanti. Magari una piccola croce in metallo, portata al collo da una donna che andava nella piccola chiesetta a pregare e a sognare un amore sotto quel cielo stellato affrescato. Forse ancora oggi, anche in mezzo a tutto questo abbandono e rumore, c’è un po’ di spazio per la bellezza e per un silenzio denso di senso. (Denis Grasso)

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