Imola. Proprio in questi giorni il tema del Canone Rai interessa gli italiani che, scoraggiati da tutti gli aumenti di tasse imposti dal governo, hanno questa ulteriore depressione da colmare.

Oltre a disagi dovuti a pagamenti sempre più volte considerati iniqui, alcuni episodi fanno sorgere anche fastidiosi sospetti di cattiva gestione.

Di uno di questi casi ci racconta il signor Maurizio, contribuente imolese di 59 anni. Nel 2007 Maurizio ha perso suo padre, che era proprietario di un appartamento nel quartiere Campanella.

“Mio padre è morto a metà dell'anno – spiega Maurizio- quindi il canone a lui intestato era già stato pagato. Verso fine anno cominciano ad arrivare i primi bollettini di pagamento. Naturalmente mi sono informato sul da farsi e, seguendo le informazioni ricevute dagli stessi dipendenti della società, ho inviato alla sede dell'Agenzia delle Entrate di Torino il certificato di decesso dell'abbonato in questione, mio padre. Ho inviato il documento tramite raccomandata con ricevuta di ritorno.

Fino qui tutto bene, sapevo di essere a posto e considerai archiviata la faccenda. A metà dell'anno circa ricevo all'indirizzo disabitato dove risiedeva mio padre una lettera dell'Agenzia che odorava vagamente di minaccia: avrei dovuto saldare il Canone Rai entro una data, con una sovrattassa. Suppongo ci sia stata un po' di confusione e senza preoccuparmi più di tanto chiamo il numero di servizio il quale, dopo interminabili attese e rimpalli tra un call center e l'altro, mi rassicura che avrebbero verificato e aggiornato i dati.

Convinto che tutto sia stato risolto tengo comunque da parte tutta la documentazione relativa. Verso ottobre ricevo al solito indirizzo l'ormai conosciuta busta, la quale stavolta di minaccioso non aveva solo l'odore: in base a svariati Decr. Leg. avrei dovuto pagare con more e sovrattasse altrimenti si sarebbe passati al sequestro coattivo di beni. Scherziamo? Ma ci hanno guardato a quello che ho inviato?

Un po' alterato sono andato con tutti i documenti al comando della Guardia di Finanza locale ed ho esposto il mio problema. L'impiegato, forse avvezzo al problema, mi ha rassicura fermamente che poiché io sono in possesso della ricevuta di ritorno del certificato inviato a inizio anno, sono esente da ogni accusa. Devo ignorare senza dubbi quelle lettere, il problema non è più il mio. Tra me e me ho pensato e penso tuttora che il problema sia ancora il mio visto che a casa mia pago ancora il canone, e considerata la gestione di queste cose mi si muove anche il dubbio sulla gestione dei nostri soldi: tutte le altre reti riescono a fare con i soldi della pubblicità, sono forse dei maghi? C'è forse meno pubblicità sulla Rai?

Ad ogni modo le solite buste continuano a susseguirsi anno dopo anno con la solita tematica: a inizio anno il bollettino di pagamento del canone in corso (come se nulla fosse dell'anno passato), a metà anno l'ingiunzione con sovrattassa e alla fine la minaccia di pignoramento. Continua anche dopo che all'indirizzo dove abitava mio padre è andata a vivere un'altra famiglia che paga regolarmente un suo abbonamento.

Il mio dubbio resta: ma la Rai la legge la posta?”
(Elvis Angioli