Imola. Nozioni sul rispetto degli animali oggi prendono sempre più piede e portano spesso a denunciare abusi e maltrattamenti. Per lungo tempo la legislazione non ha fissato un quadro ben preciso sulla questione; mancavano leggi che ne disciplinassero i diritti e pene per chi le infrangeva. La prima testimonianza di diritto che riguarda questo risale al 1641 nel Massachussettes affermando il divieto di esercitare atti di tirannia o crudeltà per chi deteneva un animale: un passo avanti di certo che tuttavia non aveva alcun valore sul piano giuridico-penale.

L’Accordo del 6 febbraio 2003 siglato tra il Ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano definisce alcuni principi fondamentali volti a realizzare una maggiore e sempre più corretta interrelazione tra uomo e animali da compagnia, assicurandone in ogni circostanza il benessere e favorire uno sviluppo di una cultura di rispetto anche nell'ambito delle nuove forme terapeutiche innovative (come la pet-therapy).

La legge italiana oggi prevede pene di reclusione fino a due anni e sanzioni fino a 30 mila euro per chi maltratta o uccide animali. Esiste inoltre il reato di “traffico illecito di animali” rivolto a coloro che, in condizioni non considerate idonee e senza le dovute certificazioni, traggono profitto dall'allevamento illegale di animali per trarne profitto.