Bagnacavallo (Ra). Estrazioni di metano, opportunità o danno per i cittadini? Era la domanda al centro di un'assemblea pubblica piuttosto movimentata, organizzata da Enel Longanesi Developments lunedì 14 gennaio per illustrare la nuova campagna di ricerca di idrocarburi, che interesserà a partire dalle prossime settimane un'area di circa 70 chilometri quadrati nei territori di Bagnacavallo, Russi e (marginalmente) Ravenna, Lugo, Faenza e Cotignola.

 La campagna prevede l'utilizzo di “piastre vibranti” da 16 tonnellate posizionate su appositi camion che inducono vibrazioni nel terreno, registrate poi da speciali microfoni (geofoni) per individuare possibili giacimenti di idrocarburi (fondamentalmente metano). Folta la presenza di pubblico, circa un centinaio di persone che, dopo l'iniziale presentazione, hanno “tempestato” di domande e osservazioni i tecnici presenti.

 

“Ciò che era stato presentato come una serie di analisi “non invasive” – ha dichiarato Yuri Rambelli, presidente di Legambiente A. Cederna – proprio sulla base delle domande del pubblico, ha assunto però nel corso dell'assemblea una connotazione un po' diversa”.

Alcuni cittadini hanno infatti spiegato come nel corso di campagne di ricerca analoghe realizzate da altri tecnici nel lughese (in particolare a Voltana) negli scorsi anni, alcuni danni alle abitazioni e ai terreni ci siano in effetti stati e d'altra parte nel corso della stessa esposizione della campagna di ricerca è stato spiegato che oltre alle piastre vibranti, potrebbero essere utilizzate anche piccole cariche esplosive e che comunque alla fine della campagna di rilevamento verranno risarciti eventuali danni. Affermazione che di certo non ha tranquillizzato il pubblico presente. Ma soprattutto ciò che preoccupa maggiormente i cittadini (e soprattutto alcuni tecnici che erano presenti in sala) è la possibile accelerazione del fenomeno della subsidenza (cioè l'abbassamento del terreno) nel caso in cui dopo aver fatto le indagini si decida anche di procedere con la successiva fase di estrazioni di idrocarburi.

“Già nel corso del 2011 – ha aggiunto Rambelli – il Consorzio di Bonifica della Romagna Occidentale si era detto preoccupato del previsto abbassamento di terreno di 5-8 centimetri in base allo studio realizzato per il giacimento Longanesi 1, che avrebbe messo a rischio l'efficienza della rete scolante”.

 

Quella della Bassa Romagna è infatti una zona di bonifica, attraversata da una fitta rete di fossi e canali con pendenze ben definite. Un ulteriore abbassamento del terreno in alcune zone per via dell'estrazione di idrocarburi rischierebbe di comportare la necessità di rifare in tutto in parte la rete dei canali, con notevoli costi per la collettività, a fronte invece di “royalties” (cioè di pagamento dei diritti di estrazione) per i Comuni di poche decine di migliaia di euro.

“Con il nuovo Piano energetico nazionale del ministro Passera si vorrebbe ridurre la dipendenza dell'Italia da fonti fossili estere, aumentando lo sfruttamento delle risorse nazionali con la concessione di nuove autorizzazioni un po' in tutta Italia, sia in mare che nel sottosuolo – ha concluso Rambelli – ci chiediamo però se il gioco valga la candela di fronte ai possibili danni per la collettività e per il paesaggio. Secondo Legambiente,
Greenpeace e WWF agli attuali ritmi di consumo le scorte di petrolio verrebbero bruciate in appena 15 mesi e quelle di metano ancora prima, a fronte invece di un danno irreversibile ai territori. Stefano Ravaioli, dell'Unione dei Comuni della Bassa Romagna, ha spiegato che i Comuni possono tutelarsi chiedendo delle fideiussioni a tutela di eventuali danni. Ci auguriamo che lo facciano e che le cifre richieste non siano puramente simboliche, ma tengano conto di tutti i possibili scenari. Da parte nostra continueremo a vigilare per evitare che un'opportunità per le politiche energetiche nazionali si traduca in un danno per la collettività”.