Spett. redazione,
sono uno studente del terzo anno della facoltà di Storia dell’Università di Bologna. Attualmente studio a Cork, nella Repubblica di Irlanda, all’interno del progetto Erasmus. Scrivo questa lettera per portare alla luce una situazione a mio avviso ingiusta, in cui io, come molti/e altri/e mi trovo: da qui, pur avendo preso parte ad un progetto dell’Unione Europea, non ho diritto a nessuna agevolazione per il rientro in patria e quindi mi è fortemente limitato il mio diritto di esercitare il voto alle prossime elezioni politiche del 24-25 febbraio. Mi pare scandaloso che in un paese membro dell’Unione, che si dichiara civile e democratico nonché europeista, siano negate a moltissimi giovani, che fra progetto Erasmus, borse di studio, dottorati e occasioni temporanee di lavoro non hanno possibilità di iscriversi all’albo dell’Aire (Associazione italiani residenti all’estero), sia la possibilità di voto all’estero, sia l’incentivazione dello sconto per i mezzi necessari per poter tornare a casa a votare.
Infatti per iscriversi all’Aire e di conseguenza avere il diritto di voto all’estero non basta essere domiciliati all’estero ma è necessario  avere la residenza in un paese estero da almeno 12 mesi, mentre la totalità dei progetti Erasmus hanno durata inferiore.  
Ritengo inaccettabile per un Paese come il nostro il fatto che io, per poter adempiere al mio dovere civico di votare, debba spendere circa 126 euro (tra autobus, aereo e treno) che nessuno mi rimborserà, anche solo parzialmente, perdere giornate preziose di lezione e impiegare 22 ore di viaggio, dato che da Cork non esistono voli diretti per l’Italia. Mentre invece i soldati in missione a combattere guerre in contrasto con l'art. 11 della Costituzione Italiana (l'Italia ripudia la guerra)  possono votare.
Se per Europeismo in Italia si intende solo essere soggetti ai diktat della Bce che costringono i nostri giovani ad un’esistenza precaria senza prospettive di futuro e che finiscono sempre per allargare la forbice tra i ricchi e i poveri nel nostro paese, allora non ci sto.
Scrivo questa lettera, perché trovo assai svilente, anche in considerazione del fatto che sono militante di un partito e persona da sempre impegnata in politica, il non poter votare, ma capisco benissimo chi, a differenza mia, ha deciso di non perdere denaro e tempo per poter usufruire di un proprio diritto, che lo Stato dovrebbe garantire ed agevolare. Moltissimi Erasmus infatti, non avendo la possibilità di tornare, sono stati costretti a optare per il non esercizio del diritto di voto. Sono queste le misure che allontanano i giovani dalla politica: gli ostacoli alla partecipazione sono un rischio pericoloso per la nostra democrazia.

(Simeone Del Prete – Giovani comunisti/e di Imola – Prc Imola)