Mentre tutti i partiti sono alle prese con le liste elettorali, in Italia, nell'apice di una crisi profondissima, ci si dimentica di tutti quei disoccupati che in Italia risultano iscritti nelle liste di mobilità a causa dei cosiddetti licenziamenti individuali (legge 236/1993), quelli che interessano le aziende sotto i 15 dipendenti.

Per colpa di un articolo contenuto nella cosiddetta legge di stabilità 2012, votata ancora nel novembre 2011, dal 1 gennaio di quest'anno infatti sono svaniti gli incentivi per l'assunzione di questi lavoratori espulsi dal mercato del lavoro a causa di crisi aziendale, riduzione di personale o cessazione di attività. La disposizione, tra l'altro, esclude non solo i nuovi iscritti ma anche coloro che erano già iscritti precedentemente nelle liste.

E' evidente che si tratta di una norma scellerata a cui è necessario porre rimedio al più presto. Il rischio infatti è quello di congelare anche quelle poche assunzioni che le nostre imprese continuano a fare grazie agli sgravi contributivi. Si teme inoltre che molte delle aziende che hanno oggi in forza lavoratori assunti dalle liste della legge 236/93 non rinnovino né tanto meno trasformino a tempo indeterminato i rapporti di lavoro in scadenza, temendo di non poter più avere diritto agli sgravi contributivi.

Questo è solo un esempio della lontananza dai problemi dei cittadini di una politica che invece di guardare negli occhi le persone, come dice giustamente Bersani, si pone con uno sguardo dall'alto emettendo sentenze e giudizi sprezzanti (vi ricordate i vari choosy, bamboccioni, sfigati ?) sulle difficoltà e le fatiche delle persone comuni che oggi sono i veri eroi della sopravvivenza in questo Paese anormale. Questo sguardo distante, altezzoso ha imperniato tutta la cosiddetta Riforma Fornero, che necessita di una profonda revisione. Una cosa è certa, infatti: dopo la legge 92/12, i primi dati dell'economia reale ci dicono che, anche a causa della crisi, la precarietà del lavoro tende ad aumentare. Con uno sguardo rinnovato e sereno occorrerà quindi mettere al più presto mano alla riforma del lavoro cercando di coniugare la necessità di cambiamento e flessibilità con l'impegno a non ridurre diritti e tutele per chi un lavoro ce l'ha già, per chi rischia di perderlo, per chi non si rassegna ad un futuro fatto di precarietà e incertezza.

(Marina Lamonarca)