Spett. redazione,
il 21 gennaio 2013, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto interministeriale, datato 8/10/2012, relativo alla
salvaguardia di ulteriori 55.000 lavoratori/ci, “cosiddetti esodati”, a cui non si applicano i peggiorativi requisiti per l’accesso al sistema pensionistico previsti dall’ultima riforma Monti-Fornero.
I lavoratori/ci interessati sono i dipendenti di aziende che hanno stipulato degli accordi in sede ministeriale entro il 31 dicembre 2011 e che sono destinatari dei programmi di gestione delle eccedenze occupazionali, sulla base degli accordi
stessi. Questo è il terzo intervento nei confronti dei lavoratori/ci in mobilità, che per effetto delle nuove norme rischiano di restare senza lavoro e senza pensione. Il primo intervento, per 10.000 lavoratori/ci, ha dato copertura a coloro che avevano subito l’allungamento delle finestre, modifica di agosto 2011. Il secondo intervento, per altri 65.000 lavoratori/ci, ha interessato chi era in mobilità con accordo sindacale siglato entro il 4 dicembre 2011 e che con le vecchie regole sarebbe arrivato alla pensione entro il periodo di fruizione della mobilità.
Detto questo è bene ricordare che a maggio del 2012 l’Inps comunicò al governo che i probabili esodati, in seguito alla riforma Fornero, sarebbero in totale 390 mila. Nonostante tutto, per non tradire il significato della loro deleteria riforma pensionistica, lo staff di Monti sul problema esodati sostiene che si devono incoraggiare gli ultracinquantenni a rientrare nel tessuto produttivo, con tutti gli incentivi possibili. Credo che questi egregi neo-liberisti, siano sostenuti da una visione irreale della situazione e propongano delle soluzioni anticicliche, perché il dato reale, oltre all’aumento
della disoccupazione giovanile, è che sta aumentando la quota di Cassa integrazione straordinaria e in Deroga. Perciò, egregi professori, è possibile che “a breve” ci sia un aumento delle problematiche produttive-occupazionali, nei settori
manifatturieri, e voglio proprio vedere come e dove si occuperanno gli ultracinquantenni disoccupati, i giovani, le
donne…
(Angelo Gentilini)