Firenze. Alla quinta edizione del premio “Giorgio Antonucci”, organizzato dal Comitato dei Cittadini per i Diritti Umani (CCDU), sono stati riconosciuti per il loro lavoro Massimo Golfieri e Giovanni Angioli. La serata della premiazione si è svolta sabato 26 gennaio 2013 presso l'Auditorium del Duomo a Firenze.

Nei giorni scorsi la nostra testata aveva già riportato la notizia (vedi l'articolo in questione) e ha seguito l'emozionante cerimonia che ha interessato due cittadini molto vicino a noi. Oltre ai famigliari dei premiati hanno partecipato all'evento, tra gli altri, gli ex colleghi (quelli che l'esperienza dell'autogestito Lolli l'hanno vissuta sulla loro pelle), il sindaco di Casalfiumanese Roberto Poli, località dove risiede Angioli, e lo psichiatra Giorgio Antonucci.Da sx: Angioli, Antonucci, Golfieri e de Fanti

Accompagnatore e traghettatore della serata, l'artista fiorentino Massimo Blaco. “Firenze è sempre stata una città attraversata da grandi artisti che ne hanno plasmato l'anima – ha esordito Blaco – quindi è con questo spirito che apriamo la nostra cerimonia”.

Nella prima parte della serata si sono così esibiti artisti di fama internazionale, con curriculum davvero impressionanti: il chitarrista e compositore Anthony Sidney, apprezzato persino dal pittore Salvador Dalì, il duetto composto dal soprano Laura Catrani e dal chitarrista Flavio Cucchi, uno tra i più noti ed apprezzati artisti italiani. Successivamente hanno accarezzato le corde dei loro strumenti il violinista Mauro Fabbrucci e il violoncellista Giovanni Lippi. Infine l'ultimo dei musicisti è stato il grande pianista Andrea Passigli, docente di pianoforte al conservatorio di Ferrara: Passigli, tra le altre cose, si è esibito più volte all'Osservanza di Imola, grazie alla straordinaria opera del dott. Antonucci.

Interprete emozionante delle poesie scritte da Giorgio Antonucci, è salito poi sul palco Massimo Bartalucci, scrittore Fiorentino, che ha letto alcuni passaggi dell'opera poetica dello psichiatra.

Si è giunti così al momento delle premiazioni, introdotte dagli interventi del vicepresidente del CCDU Silvio de Fanti, e dello psichiatra Giorgio Antonucci.

De Fanti ha voluto ricordare a tutti i presenti che l'occasione è avvenuta quasi in concomitanza con la Giornata della Memoria, e ha voluto sottolineare come esista una sorta di sincretismo tra le due vicende. “Abbiamo oggi una documentazione che prova una connessione tra la psichiatria di allora e lo sterminio nazista. Inoltre, così come esiste un negazionismo sui lager e sulla shoah, esiste un conseguente negazionismo sul trattamento dei pazienti negli ospedali psichiatrici, al punto che qualcuno oggi a gran voce chiede la riapertura degli stessi. Stasera però è una ricorrenza felice, siamo qui per premiare dei giusti che hanno fatto del loro lavoro una missione”.

Lo psichiatra Antonucci, ha esordito il suo discorso con una battuta sulla sua capacità di scombinare sempre tutto, nelle premiazioni così come quando è arrivato in manicomio. “Fino a quando in uno stato di diritto sarà possibile perseguitare e rinchiudere un cittadino per un giudizio arbitrario sulla sua condizione mentale, non ci sarà tranquillità per nessuno. Il TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio ndr) deve essere abolito!”

Entrambi i premiati sono stati introdotti da un video che esponeva sinteticamente la motivazione per la quale essi hanno contribuito a salvaguardare i diritti dei pazienti, la standing ovation del pubblico durante la consegna dei premi ha coronato di emozione il momento.

Angioli Giovanni ha lavorato come infermiere psichiatrico e poi coordinatore presso il reparto autogestito Lolli di Imola per 15 anni: “inizialmente era un lavoro come un altro, dove facevo semplicemente quello che i superiori mi dicevano. Poi col tempo mi sono appassionato alla questione; ci rendevamo conto che a volte le persone che dovevamo curare erano più istruite anche di noi, e non ci capacitavamo del motivo per il quale fossero segregati in quella maniera. Ovviamente eravamo tenuti all'oscuro dell'azione di Basaglia, ma indipendentemente avevamo iniziato a concedere delle libertà ai pazienti, a trattarli come meritavano. Poi è arrivato Antonucci e ha convogliato la nostra azione in modo più ordinato”.

Sul palco Giovanni ha ringraziato i colleghi e la famiglia, ricordando poi la storia di due pazienti che hanno introdotto nella società: “Uno di questi oggi lavora come dipendente all'Ausl e vive a Imola, l'altro ha preso casa insieme alla sua compagna a Bologna, chiamandoci ogni domenica per sentire come andava la vita. Da qualche anno è morto, e mi sono reso conto che quelle telefonate ora mi mancano”.

Massimo Golfieri è un fotografo che ha documentato i luoghi dell'ospedale psichiatrico di Imola negli anni in cui operava Antonucci: “in nessun altro reparto mi avrebbero fatto entrare per fotografare, al massimo si sarebbero limitati a permettermi di vedere qualche 'picchiatello pittoresco'. Quello che invece ha fatto Giorgio era diverso, anche se si può dire che in quella fase il manicomio era già 'liberato'. Per anni andavo a trovare i miei amici all'autogestito, e conoscevo ormai tutti gli ospiti come loro conoscevano me. Sono giunto ad un paradossale sentimento: mi sentivo completamente a mio agio quando entravo al manicomio di Imola”.

Ha poi preso la parola Roberto Poli, sindaco di Casalfiumanese (Bo) per un saluto: “non conoscevo nello specifico quello che aveva fatto Giovanni nel lavoro poiché io interagisco con lui solo da quando è in pensione, ma posso dire che è una persona stupenda per la sua azione nel volontariato, per la voglia di fare che infonde a tutti quelli che ha vicino, per la forza di volontà. Già avevo percepito in questo il suo amore per il prossimo. Sono onorato di partecipare a questa serata da sindaco di un piccolo comune che testimonia l'importanza che hanno queste persone nella nostra società, oggi più che mai”.

A conclusione della serata un piacevole buffet ha stemperato l'atmosfera e favorito la conversazione tra i presenti.

In particolare riporto il commento di un'ospite alla serata: “tuo padre è l'esempio vivente di come non servano titoli di studio, conoscenze o la necessità di appartenere a famiglie importanti per amare le persone e smuovere le coscienze. Non tutti si inseriscono così profondamente nel proprio lavoro da arrivare a mettere in discussione le istituzioni”.

(Elvis Angioli)

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