Sono giorni frenetici questi per la politica. Siamo in piena campagna elettorale, fibrillante di fantasmagorici intendimenti e buone intenzioni. I politici si ingegnano come possono e per quanto devono a promettere le solite cose, inventandosi ogni giorno una polemica, un'alchimia astrusa come il gioco dell'ammucchiata che dovrà governare un paese socialmente sfibrato dalle purghe montiane ed economicamente collassato da decenni di spese pubbliche da forca. I politici con la tranquillità olimpica dei privilegiati propongono “ricette” di piatti immangiabili spacciandoli per delizie del marchesato, indicano vie di salvezza, inventano nuovi orizzonti di prosperità, sognano  frullati di partiti misti con  posizionamenti di sbieco di liste improvvisate, giravolte di movimenti civili, tortuosità mirabolanti di liste incivili,  ribadendo il tutto come se fossero novità, con lo stupore dei novizi in convento, il già sentito in tutte le salse. Per chi non ci crede può guardare un talk show  politico qualunque, io li vedo quasi tutti, anche quelli del mattino (Agorà, Omnibus, l'Aria che tira), e continuo a  farlo e credo di aver capito perché.

Ho maturato nel corso degli anni ( dalla fine degli anni settanta più o meno) una dipendenza pesante dalla politica, cioè da quando  eravamo il popolo più politicizzato dell'Occidente e tutto era politico, (e qualcosa si è fatto), quando le chiacchiere erano meno e meno oscene di queste che si sentono, e mi pareva una bella cosa parlare di politica e non me ne sono mai stancato, perciò anche adesso che la politica ha perso la bussola, continuo a seguirla come un cagnetto che rimane fedele anche al padrone più iniquo, vale a dire, considerata la mia dipendenza ascolto dai professionisti della politica quello che ne è rimasto. E devo ammettere che tutte le volte che guardo un talk show  mi accorgo di provare una gamma di sensazioni che probabilmente non avrei mai potuto provare se non mi fossi messo nella condizione di soffrire guardando certe tristezze. Dunque un grazie di cuore a tutti i protagonisti della politica urlata e dibattuta ferocemente. Le sensazioni che provo, le emozioni che mi danno le falsità palesi urlate come sentenze, gli avvitamenti tortuosi sul nulla, le ignoranze abissali dei papabili, le maldicenze e le ottusità degli opportunisti, i tradimenti dei cortigiani, le imbecillità chiare e semplici degli infidi, in un primo momento mi colgono di sorpresa, mi abbattono, mi stupiscono. Direi che mi annientano, e pieno di sconforto sento le braccia e le gambe vuote, e un grosso peso sul petto e mi accorgo di cominciare a rimestare pensieri che si affollano caotici in testa, che si muovono in ogni direzione, sfasati, stupidi, squilibrati, che prendono la brutta piega della rabbia e della rassegnazione, un misto contrapposto che sfocia nella ripugnanza assoluta per tutti, e mi sento un inetto per non riuscire a distinguere meglio, per non sapere vedere meglio e di più le differenze. Perché è una grave iniquità buttare tutto nel macero dell'indistinto, perché so che non tutti i politici sono cretini, che ci sono persone laboriose e oneste, intelligenti, calme, riflessive che lavorano per la comunità che si sforzano di sopravvivere in mezzo a colleghi incivili e si impegnano a far sapere a tutti che il  diritto principale di ogni cittadino è in realtà un dovere, e cioè il dovere civico di non danneggiare gli altri con parole o atti che li possano mettere in condizioni di disagio, umiliazione o povertà. Lo so, e in un certo senso me ne dolgo per loro, avranno di che soffrire. Un aforisma di Oscar Wilde dice, “ Nessuna buona azione resterà impunita “, e questo sembra il preciso epitaffio che si addice alla nostra Bella Patria.

Ho scoperto che non riesco a rinunciare ad ascoltare le promesse dei politici, per la curiosità di vedere fino a che punto posso sopportare le stesse cose macinate e cotte a fuoco lento per anni prima del rigetto che quando avviene, e avviene,  è improvviso e rabbioso. A volte non ce la faccio fisicamente a reggere il fuoco di fila dei comizianti e spingo un tasto del telecomando a caso,  e mi imbatto, a volte, in certi film horror  di infima categoria che mi pare brillino di bellezza bergmaniana a confronto di altri orrori. Ma non voglio sfogarmi oltre e provo a dire altro.

Barack Obama in un recente discorso ha pronunciato una parola catartica e oscura. Resilienza dinamica. Immaginate un nostro uomo politico anche tra i più colti infilare in uno dei suoi discorsi queste parole. Verrebbe immediatamente defenestrato dalla sua base, sicuramente non prenderebbe un voto, i suoi colleghi lo guarderebbero di sbieco e forse anche la moglie, per lui ci sarebbe l'oblio assoluto, forse la gogna, di sicuro l'esilio in una biblioteca di un vecchio monastero a curarsi l'anima. Ma il concetto è importante. Il guaio è che i nostri politici non sono abituati a maneggiare concetti che parlano al cuore delle persone ma solo concetti che parlano al portafogli, non hanno capito che senza cuore si è degli automi e che l'impoverimento è garantito e senza scampo se non si fa leva sul sentire comune, sul bene della comunità il cui collante non è il soldo che serve per il benessere ma è il rispetto della legge, la giustizia. Il presidente degli Stati Uniti che è un uomo colto, ha sintetizzato con una parola presa dalla psicologia l'opera che attende gli americani in questi anni; che è quella di  risollevarsi dopo questi anni terribili cambiando modo di vivere. Un po' più di assistenza, un po' più di sobrietà, e regole condivise e osservate da tutti. 

Che cos'è dunque la resilienza? In breve, è la capacità degli esseri umani di far fronte agli eventi traumatici senza farsi annientare. È una cosa con la quale noi italiani dovremmo prendere confidenza prima o poi. Il problema è che non sapendo cos'è la resilienza, ad eccezione degli psicologi , tutti noi stiamo sotto le macerie prodotte in questi ultimi decenni perché crediamo che non sia possibile risollevarci, dobbiamo crederci, lo dico anche  per me che ci credo poco.

(ivano nanni)