Bologna. “Una sentenza per noi molto importante per un passo decisivo nel libro della storia del nostro paese. Indelebile.” Queste le prime dichiarazioni dell’ onorevole Daria Bonfietti, presidente dell’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica, che ha perduto il fratello nella strage, dopo la sentenza della Cassazione sulla vicenda della strage, sentenza che condanna il ministero della Difesa  e il ministero dei Trasporti sulla vicenda di Ustica per non avere garantito con sufficienti radar civili e militari, la sicurezza dei cieli, e li condanna al risarcimento ai parenti delle vittime.

 

La storia

Il 27 giugno 1980, un aereo civile della compagnia italiana Itavia, il Douglas DC-9, con a bordo 81 persone, nella linea di volo Bologna – Palermo, esplode in volo sui cieli tra le isole di Ponza e Ustica, causando la morte di tutte le 81 persone. E’ subito chiaro che si è trattato di un missile, ma l’ inchiesta, affidata al giudice Priore incontra alcune non piccole e inquietanti ostacoli. Tra questi gli strani suicidi e incidenti a ufficiali e sottoufficiali che erano ai posti di controllo e radar quella notte del 27 giugno 1980.

Sono infatti dodici i decessi “strani” collegati all’ inchiesta del giudice Priore: il 31 marzo 1987, il maresciallo Mario Alberto Dettori viene trovato impiccato in un modo, definito dalla Polizia scientifica “innaturale”. Il maresciallo Dettori aveva confidato alla moglie: “Sono molto scosso… Qui vanno tutti in galera… Siamo stati a un passo dalla guerra”. Il maresciallo Franco Parisi, invitato dal giudice Priore a deporre sull’inchiesta del DC 9,  in relazione alla presenza di un Mig libico precipitato sulla Sila, muore in circostanze definite “misteriose”. Il colonnello Pierangelo Tedoldi muore in un incidente stradale il 3 agosto 1980; il capitano Maurizio Gari, capo controllo di sala operativa della Difesa aerea presso il Centro radar aeronautica militare italiana, in servizio la sera della strage, e la cui testimonianza venne ritenuta essenziale, nonostante la giovane età, muore di morte naturale; il sindaco di Grosseto, Giovanni Battista Finetti, il quale aveva ricevuto informazioni sui fatti della sera del 27 giugno 1980, muore in un incidente stradale; il maresciallo Ugo Zammarelli, coinvolto nell’inchiesta, muore in un incidente stradale il 12 agosto 1988; i colonnelli Mario Naldini e Ivo Nutarelli, entrambi in servizio presso l’aeroporto di Grosseto all’ epoca dei fatti, muoiono nell’incidente di Ramstein il 28 agosto 1988; il maresciallo Antonio Muzio, in servizio alla torre di controllo dell’ aeroporto di Lamezia Terme nel 1980, viene ucciso l'1 febbraio 1991; il tenente colonnello Sandro Marcucci, coinvolto nell’inchiesta da un testimone, muore in un incidente aereo il 2 febbraio 1992; il maresciallo Antonio Pagliara, in servizio come controllore della Difesa aerea di Otranto, muore in un incidente stradale il 2 febbraio 1992; il generale Roberto Boemio, viene ucciso il 12 gennaio 1993 a Bruxelles, le sue testimonianze sarebbero state di grande utilità per l’inchiesta; il maggiore medico Gia Paolo Totaro, in contatto diretto con molti militari collegati agli eventi di Ustica, tra i quali Nutarelli e Naldini, viene trovato impiccato alla porta del bagno il 2 novembre 1994.

 

Le indagini sulla strage di Ustica, portate avanti dal giudice Rosario Priore, si concludono il 31 agosto 1999. L’ inchiesta, come si legge sui documenti, viene ostacolata da reticenze e false testimonianze, sia nell’ambito dell’ Aeronautica militare che nella Nato. Ma così conclude l’ordinanza-sentenza dell’ inchiesta: “L’ incidente al DC-9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento, il DC-9 è stato abbattuto, è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’ azione, che è stata propriamente un atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti”.

 

Il processo e le indagini vanno avanti tra depistaggi e false prove, per anni. La sentenza della Cassazione dell’ altro giorno è per la presidente dell’associazione “Vittime della strage di Ustica”, Daria Bonfietti chiude quindi una fase decisiva. “Ora la politica deve fare la sua parte – dichiara la Bonfietti -, il governo deve procedere alla richiesta di documenti mancanti e altro, perché quando la politica si è mossa le cose sono cambiate. Mi riferisco per esempio al governo Prodi-Veltroni che seppe ottenere risultati importanti come nel '96 per esempio, dalla Nato, o come nel '97 il recupero del relitto. Abbiamo chiesto alla senatrice Daria Bonfietti, si sono dovuti aspettare 33 anni per una prima verità, si dovranno attendere altri 33 anni per sapere chi ha sparato quel missile? “Credo che la verità ora sia molto più vicina, ma come ho detto prima esistono nelle carte processuali indizi che devo muovere la politica. Credo che noi e voi, come mass media, dobbiamo continuare a vigilare affinchè la verità emerga definitivamente”.

 

Già. Le carte processuali. Nei cieli tra Ponza e Ustica quella notte volavano aerei militari francesi, inglesi, italiani, statunitensi e libici. Il generale russo Yuri Salimov ebbe a dire in un intervista: “Vidi quel missile Usa colpire per errore il DC-9″. Ma una altro fatto inquietante è quasi sparito dalle pagine dei giornali: sulle montagne della Sila, venne ritrovato un Mig libico abbattuto. Cosa ci faceva sui cieli italiani? Chi abbattè quel Mig? Si parlò di una copertura tra il DC-9 e il Mig sulla stessa rotta, quindi il missile colpì per errore il DC-9? E quelle morti sospette legate al processo? Chi si nasconde dietro la prossima verità?

(Giuliano Bugani)