Spett. redazione,
il Consiglio regionale dell'Emilia Romagna sta confrontandosi su una proposta di legge che riguarda l'escursionismo, il turismo collinare/montano e l'utilizzo dei percorsi fuoristrada. Puntualmente ciò ha scatenato l'attenzione di alcune categorie di frequentatori, in particolare di quelli che provocano i maggiori danni ed il maggior disturbo: motociclisti e fuoristradisti (appassionati delle 4WD, cacciatori, ecc.). Queste categorie hanno leve giuste verso molti amministratori locali che temono una contrazione del consenso nei propri territori.

Da alcuni anni risiedo in alta collina, ho impegnato gran parte delle mie energie e tutti i miei risparmi per rendere riabitabile un rudere in una zona boschiva abbandonata. Questa esperienza mi ha reso consapevole dell'importanza di mantenere agibili i percorsi di collina e montagna per molteplici ragioni: regimare le acque, coltivare i boschi, intervenire in caso d'incendio e, non da ultimo, consentire l'accessibilità ed il godimento delle particolarità e delle bellezze del nostro territorio.

La percorribilità è certamente il presupposto per consentire lo sviluppo del turismo, tuttavia molte esperienze avanzate, conosco bene quelle dell'Alto Adige,  insegnano che tale opportunità deve essere attentamente governata, diversamente tende a lasciare spazio solo alle forme più aggressive e dannose, non solo verso gli equilibri ambientali, ma anche verso le persone che intendono semplicemente apprezzare il paesaggio, i boschi e gli animali chi vi abitano. E purtroppo questo è ciò che sta accadendo anche nel nostro appennino. Le regole confuse consentono ai modi più impulsivi di prendere il sopravvento. Motociclisti bardati come marziani e gipponi con aria condizionata si guardano bene dal rispetatre le ragioni di chi percorre la montagna a piedi, in rispettoso silenzio. Ed anche la recente moda “downhill” cioè la discesa sulle ruote (definirle bicilette è alquanto arduo!) se non regolamentata rischia di divenire dannosa e pericolosa per sè e per gli altri.

Per queste ragioni ho letto con favore la proposta di  legge ora all’esame dell'Assemblea regionale, che afferma l'interesse pubblico della rete dei sentieri a scopo pedonale, prevede la necessità di risorse per la manutenzione, la difende dagli usi che la distruggono e tenta di regolamentarne la frequentazione, riportando sotto controllo e sanzionando i comportamenti  irragionevoli e non rispettosi del territorio. L'articolato mi sembra finalmente semplice e chiaro. Ho apprezzato particolarmente l'articolo 11 che dà alle autorità competenti poteri e mezzi per intervenire. A dire il vero avrei preferito che i raduni dei mezzi motorizzati fossero banditi, tuttavia l'obbligo di versare una cauzione e di  ripristinare i percorsi a spese degli organizzatori, previsto dall'articolo 11 alla lettera G,  se applicato, potrebbe essere un giusto compromesso. Auspico che, a differenza del passato, questa volta gli amministratori non cederanno alle pressioni delle categorie più “rumorose”, consentendo così di rendere possibile il governo del territorio, la ricerca del giusto equilibrio tra le parti e aumentare l'appetibilità del nostro appennino ai modi più silenziosi, rispettosi e consapevoli.

(Luca Bartolucci)