Imola. Dopo l’autunno turbolento che ha visto la protesta di studenti ed insegnanti, al termine del primo quadrimestre , abbiamo incontrato alcuni studenti imolesi per comprendere il loro punto di vista e sondare il clima nelle scuole. Luca e Martino del “Paolini”, Letizia e Francesco dell’”Alberghetti”, Chiara del polo liceale ci hanno raccontato le ragioni delle autogestioni e la loro opinione su come si vive a scuola.

“L’ autogestione è una forma di protesta – dice Martino – per denunciare quello che non va e che non condividiamo della vita scolastica. Se non si sono fatti i compiti si viene puniti con voti molto bassi senza possibilità di giustificazione, anche motivata e non troviamo adeguato il modo in cui è organizzata l’attività didattica”.
“Abbiamo fatto 3 giorni di autogestione – continua Luca rappresentante di Istituto – per discutere dei diritti degli studenti e delle studentesse che secondo noi non vengono correttamente applicati anche perché non ci sentiamo coinvolti abbastanza nelle decisioni che riguardano la scuola e che dovrebbero essere prese assieme. Inoltre i regolamenti vengono attuati in modo arbitrario. Nella nostra scuola non si tengono più i corsi di recupero per mancanza di fondi e indisponibilità degli insegnanti. Abbiamo proposto il coinvolgimento a tal fine degli studenti  che hanno un alto rendimento scolastico, ma ad oggi non abbiamo ottenuto risposta. Si è anche tentato di cancellare gli altri laboratori e non ci sembra giusto”.  

“Nei giorni dell’autogestione – continua Luca -, abbiamo discusso del progetto di legge Aprea, del miglioramento della condizione degli studenti, della gestione scolastica, delle ragioni per cui non si fanno più le gite scolastiche. Ma abbiamo anche parlato del Nazismo, di droga e alcolismo. C’è un gran bisogno di socializzazione, anche se in alcune situazioni ci è un po’ sfuggita la situazione di mano”, confessa autocritico Luca riconoscendo l’utilità degli errori commessi per agire diversamente in futuro.

“Con l’autogestione abbiamo voluto sensibilizzare gli studenti sui temi di attualità – interviene Letizia -, abbiamo fatto gruppi tematici autogestiti che hanno riscosso una buona partecipazione e a cui hanno concorso anche alcuni insegnanti. Anche noi abbiamo discusso del disegno di legge Aprea, dell’assunzione di droghe e un gruppo si è occupato dell’Ilva di Taranto con una lettura collettiva comparata della stampa che ne ha scritto”. “L’autogestione non è solo una forma di protesta, è un modo diverso di fare lezione – dice Francesco -, un modo per dare spazio ai temi che interessano gli studenti”.

La situazione più conflittuale si è verificata al polo liceale a partire dall’”Alessandro da Imola” dove il dirigente scolastico ha concesso un solo giorno di autogestione e dove una quarantina di studenti hanno occupato, beccandosi un 5 in condotta che si ritroveranno nelle pagelle di prossima consegna. “Dopo l’occupazione il preside ha concesso altri due giorni di autogestione a cui hanno partecipato numerosi anche i ragazzi e le ragazze degli altri licei, tant’è che gli spazi concessi si sono rivelati insufficienti – dice Chiara – e ci si è organizzati diversamente. Sono attivati molti ostacoli ed impedimenti nei confronti della nostra iniziativa. Infatti si era programmata una discussione su temi proposti anche da insegnanti, i quali però non hanno potuto essere con noi perché contemporaneamente dovevano gestire le classi con chi era rimasto. Una disposizione direttiva che ha di fatto ostacolato e impoverito il lavoro previsto. Sono stati affrontati i temi della droga, della sessualità, del funzionamento dei mass-media e come in altre scuole abbiamo proiettato e commentato insieme dei film. In seguito abbiamo raccolto le firme di 700 studenti sui 1.300 che frequentano i licei per prolungare l’autogestione, completamente ignorate dalla direzione scolastica”.

Chiedo a Chiara come andrà a finire coi 5 in condotta e quali sono le posizioni degli studenti. “Non abbiamo previsto nessuna azione attualmente. C’è chi è solidale, e chi no. Del resto dei quattro rappresentanti di Istituto, due non condividono quella sanzione e due invece sì. Prossimamente si terrà un’assemblea di Istituto a cui abbiamo invitato due docenti universitari a parlare con noi del sistema elettorale. Il preside ha imposto la prenotazione per partecipare. Una decisione assurda e ingiusta. Quando si manifestano posizioni difformi dalle sue si appella al Consiglio di Istituto”.

Ma che ruolo deve avere secondo voi la scuola, chiedo. “Deve preparare alla vita lavorativa ad una possibilità di carriera”, dice Letizia. “Deve educare al pensiero, ad un modo di vivere, ognuno deve poter dire quello che pensa” aggiunge Chiara. Luca interviene per dire che “deve formare le persone, formare all’apprendimento delle regole e alle relazioni sociali. La scuola deve fornire le conoscenze per aprire gli occhi sul mondo. Mi aspetto che la scuola aiuti a superare gli ostacoli e le difficoltà individuali. Oggi esercita un’azione omologante. Mi viene in mente un fumetto… dove le nuvole di dialogo vengono tagliate tutte uguali”. Per Francesco la scuola deve formare la capacità di ragionamento, supportare lo sviluppo mentale. “Un ruolo fondamentale della scuola è insegnare a stare con gli altri e a vivere con le altre persone. Si cerca di metterci delle idee in testa ma se c’è un problema è giusto parlarne. Rimane sempre una sensazione di ingiustizia e a volte alcuni insegnanti ci criticano perché nessuno reagisce, ma se mi insegni a stare zitto quale reazione ci può essere?”

E certo di cose da dire ne hanno questi ragazzi e ragazze, lasciando trasparire domande di senso e bisogno di valori di riferimento, comunità e socializzazione. Un vecchio problema per le giovani generazioni che non sembra trovare migliori e più efficaci chance di soluzione in un contesto che preferisce la repressione alla responsabilizzazione, che impone l’autorità a quell’opportunità di formazione e crescita che è il dialogo. Perché il dialogo è impegnativo, richiede investimento di energie e attenzione, capacità di ascolto e di esercizio di critica costruttiva, tutte qualità che sembrano piuttosto sbiadite in una sistema sociale che pare aver smarrito il senso di futuro.

(Virna  Gioiellieri)