Massa Lombarda (Ra). Qualche giorno fa gli abitanti della Bassa Romagna sono rimasti sconcertati da una serie di arresti che colpivano un boss della ‘ndrangheta e altri soggetti, fra cui due cittadini di Massa Lombarda.

Abbiamo voluto esaminare meglio questa vicenda, a partire da uno studio del prof. Enzo Ciconte (ex senatore ed esperto della materia), autore della “Relazione sulle infiltrazioni mafiose in Emilia-Romagna” che analizza con precisione il rapporto fra la nostra regione e la criminalità organizzata e che è stato ospite di un incontro a Massa Lombarda.

Dalla ricerca emerge come l'Emilia-Romagna si conferma terra nemica della mafia, anche se l'allarme è alto perchè i segnali di un continuo tentativo di espansione lungo la via Emilia sono forti. Il volume, oltre 200 pagine, analizza il rapporto tra Emilia-Romagna e criminalità organizzata dall'immediato dopoguerra ad oggi. La ricostruzione si ferma a inizio 2012 e offre un quadro aggiornato della situazione. Si conferma che i primi tentativi di infiltrazione mafiosa in Emilia-Romagna risalgono agli anni '50 e '60 come conseguenza dei soggiorni obbligati, mentre le prime indagini rilevanti e i primi segnali di presenza mafiosa risalgono all'inizio degli anni '90. Nel corso di questi anni il fenomeno e' pero' molto mutato: se negli anni del boom economico i boss erano in gran parte siciliani, oggi, specie nel Modenese, a farla da padroni sono i Casalesi che, come confermano molte inchieste giudiziarie e operazioni di pubblica sicurezza citate da Ciconte, stanno facendo di tutto per conquistarsi spazi nel settore del movimento terra e delle bische clandestine. La ricerca conferma che l'Emilia-Romagna rimane terra ambita, prima perchè terra ricca dove era possibile fare affari e ora, negli anni della crisi, perchè proprio la cattiva congiuntura economica e le difficoltà per le imprese di accesso al credito offrono alle organizzazioni criminali nuovi terreni d'azione. Allo stesso tempo, però, anche la criminalità del terzo millennio si trova, come un tempo, di fronte un muro istituzionale fatto di politica, enti locali, società civile, libera stampa che sanno dire di no e lottano per impedire che le cosche piantino radici.
“Negli ultimi dieci anni nessun'altra Regione si è impegnata per studiare il fenomeno mafioso e per agire di conseguenza come l'Emilia-Romagna, spiega Ciconte, che ricorda anche come  “molti sindaci hanno allontanato aziende in odore di mafia che pure avevano partecipato o volevano partecipare a gare d'appalto”. Insomma, lungo la via Emilia la corazza istituzionale è solida. A confermarlo, anche la lunga scia di attentati e intimidazioni che hanno avuto ad oggetto spesso anche i politici locali. La ricerca rileva infatti una certa frequenza di atti intimidatori verso politici della regione, sindaci in particolare, ma anche esponenti di partito senza cariche amministrative. “Anche questo – sottolinea la relazione – è il segno di un cambiamento, per quanto ancora embrionale, nelle strategie della mafia in Emilia-Romagna, ma è anche la dimostrazione della capacità di resistenza della politica locale”.

Abbiamo, infine, voluto rivolgere alcune domande alla vicepresidente della Giunta Regionale, Simonetta Saliera, a cui fa capo tutta la questione della legalità sul nostro territorio.

 Quali modalità ha in genere attuato la mafia per entrare nelle aree della nostra regione che hanno una radicata tradizione di legalità?
“La nostra corazza istituzionale è forte, per questo la mafia fa fatica a sfondare in Emilia Romagna. Eppure negli ultimi tempi, la nostra regione è diventa terra appetibile per le infiltrazioni della criminalità organizzata. Per questo dobbiamo rafforzare la nostra corazza istituzionale: abbiamo varato una serie di provvedimenti, sostenuto alcuni progetti (tra cui la ricerca di Ciconte, ndr) perchè dobbiamo rafforzare la coscienza civica dei cittadini in modo da fare un muro contro la criminalità organizzata. Abbiamo deciso di non nascondere la polvere sotto il tappeto, ma di agire. Anche nella gestione della ricostruzione post sisma l'attenzione e la collaborazione con forze dell'ordine, magistratura, società civile è molto forte”.
Da chi è composta quella zona grigia che ha in alcuni casi favorito la penetrazione mafiosa?
“La crisi economica rappresenta sicuramente un elemento che favorisce le infiltrazioni mafiose. Come ha avuto modo di dire nelle sue varie relazioni il professor Ciconte, la mafia da noi non ha coppola e lupare, ma una valigetta piena di soldi. Per questo molti dei progetti finanziati dalla Regione all'interno della legge regionale per la diffusione della cultura della legalità puntano proprio alla formazione degli operatori e dei dipendenti pubblici per creare quell'argine necessario a tenere pulita la nostra terra”.
Quali sono le misure che possono coinvolgere i cittadini in questa battaglia per la legalità?
“La Regione Emilia-Romagna in due anni che esiste l'apposita legge regionale ha finanziato oltre 100 progetti con circa 3 milioni di euro per diffondere la cultura della legalità. C'è un filo conduttore che unisce queste cose: tenere alta l'attenzione, verificare tutto, essere trasparenti, non lasciare spazio alla criminalità. Penso, ad esempio, al tema dei beni confiscati alla criminalità organizzata: dimostrare che li si riesce a utilizzare per il bene delle nostre comunità è molto importante perché per la mafia è ferale essere colpita nel patrimonio”.
Che ruolo deve avere l'informazione in questa fase?
“L'informazione ha un ruolo determinante: racconta quello che succede, accende i riflettori, evita che tutto passi inosservato. Non è un caso che, insieme a magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine e amministratori pubblici, i giornalisti siano, anche in Emilia Romagna, una delle categorie contro cui si indirizza l'attenzione negativa della criminalità organizzata”.