Massa Lombarda (Ra). I recenti fatti di cronaca nera (l’arresto, a S.Agata sul Santerno di un boss della ‘ndrangheta e di altre persone, fra cui due cittadini di Massa Lombarda) ha certamente creato sconcerto. Una tranquilla cittadina di provincia non è abituata ad arresti spettacolari e per la sua popolazione era più abituata a vedere la mafia nei film o nei titoli dei giornali.

Invece le mafie (mafia, camorra, ‘ndrangheta) sono già presenti. Forme di infiltrazione si sono avviate negli anni scorsi sfruttando due canali, quello degli appalti edilizi e quello dei locali pubblici. E se nelle grandi città l’attenzione di magistrati e polizia è alta, in periferia ci si mimetizza più facilmente, soprattutto quando il comportamento sociale è apparentemente irreprensibile.

E allora, di fronte a decine di arresti la prima domanda dei cittadini è sempre la stessa: perché il comune non ha fatto la guardia, perché non si è accorto di niente?

Abbiamo girato questa domanda a Linda Errani, sindaca di Massa Lombarda, la città dove gli arresti hanno fatto più scalpore. Con una premessa: i sindaci, in Italia, non sono sceriffi e i mitici poteri sull’ordine pubblico (un’altra bubbola da Lega Nord) non sono mai esistiti.

Già, cosa possono fare i primi cittadini?

“Ogni fenomeno di criminalità organizzata va conosciuto e la Regione Emilia Romagna (una delle cinque a rischio) sta lavorando molto su questo versante (con indagini e dossier), perchè qui il rischio di infiltrazione è alto.

Poi abbiamo il problema dello scambio di informazioni: conoscere il fenomeno mafioso di per sé non basta se non si riescono ad interpretare i fenomeni “diversi”, uso il termine diversi per farmi capire meglio, che accadono sul territorio. Non è automatico che si tratti dei primi passi della mafia, ma sapere quel che succede attiva dei buoni campanelli di allarme.

Le amministrazione non hanno competenze investigative, stanno lavorando – con Regione e Stato – per definire dei protocolli da adottare per far sì che funzioni al meglio il lavoro comune.

Un tema fondamentale è quello degli appalti pubblici, in particolare va superato il meccanismo del massimo ribasso che ha consentito ad aziende “strane” di entrare nei nostri territori. Quel meccanismo valeva anche per i servizi (ma ora non è più così) e va rivisto per tutte le attività che riguardano il territorio nel suo insieme. Vogliamo, quindi, verificare la situazione nell’edilizia privata, con controlli più stringenti nei cantieri. Inoltre le amministrazioni di questo territorio, insieme alla Prefettura,  hanno messo in campo ulteriori strumenti di controllo, vale a dire informazioni reciproche sui cambi di proprietà di alcune tipologie commerciali, come ad esempio i bar e le sale giochi.

Ma la nostra azione vuole essere più ampia perché in questa fase di crisi l’entrata di soci nuovi nelle aziende in difficoltà, soci che non hanno storie imprenditoriali, è un fenomeno che rischia di manifestarsi.

Infine intendiamo monitorare meglio i nuovi arrivi e i cambi di residenza: capire chi viene ad abitare qui è già un buon passo per sapere come agire.”

Tutte proposte molto giuste, che hanno però bisogno di un grande coordinamento fra chi opera in quest’area.

 “I  meccanismi che ho presentato sono fondamentali e vanno adottati, ma quel che manca, per ora, è la sistematicità dello scambio di informazioni sul controllo del territorio. Abbiamo imboccato la strada giusta, ma non può essere lasciato al singolo la voglia (o meno) di agire di conseguenza. Queste ricognizioni devono ormai essere automatiche, insieme al continuo scambio di dati.”

Poi abbiamo un altro problema: essere capaci di leggere bene quel che succede, senza allarmismi inutili, ma con la doverosa attenzione ai campanelli di allarme.

“Se un fenomeno lo vuoi combattere, devi anche avere gli strumenti per farlo. Chi è coinvolto nella pubblica amministrazione deve essere preparato a riconoscere eventuali scostamenti dalla normalità.

Alle spalle abbiamo il lavoro regionale, che come dicevo, è fatto di dossier, inchieste e anche iniziative di legge. Fra queste ha un grande valore , a mio avviso, quella predisposta per educare alla legalità, fin dalla scuola dell’obbligo. La Bassa Romagna ha predisposto varie iniziative e a Massa Lombarda sono in previsione iniziative di questo tipo con l’Istituto comprensivo.”

(a cura di m.z.)