Il mio vecchio nonno avrebbe detto: “Però! L’à fàt pròpi òna bèla anveda!”… ha fatto proprio una bella nevicata! Poi si sarebbe messo a spalare un sentiero per il porcile, la stalla, il pollaio, la conigliera, il pozzo e il discorso sarebbe finito li anche perché non c’era altro da dire. 

 Le strade comunali e provinciali venivano pulite da un autocarro: un Doodge americano, residuato bellico.   Aveva il cassone carico di ghiaia e la pala spartineve fissata al suo imponente “muso”. Nella stradina sterrata che portava alla strada comunale, bisognava arrangiarsi: sarebbe passata la “poiana”…. una sorta di slitta fatta di tronchi: davanti aveva uno spazzaneve a “V” simile a quello dei treni ma fatto di tronchi più piccoli. Era trainata da una o due coppie di buoi e sopra c’erano sei o otto uomini armati di pale sia per zavorrarla ma anche pronti a intervenire ad ogni evenienza. Prima di mezzogiorno, tutto era pronto per svolgere le attività necessarie al superamento del “momento di difficoltà” e senza nessun trauma. Verso la fine degli anni ’40 del secolo scorso, io c’ero e questi momenti li ho vissuti!

 Ora è venuta “tempesta di neve” negli Stati Uniti… ma quanta neve? 30 cm a New York… Massachusetts e Connecticut sono in ginocchio con neve variabile da 60 cm a 1 metro e venti. Quasi un milione di persone senza energia elettrica, migliaia di auto bloccate e si contano una decina di morti! Ma non vi sembra che questa società iper-tecnologica sia più vulnerabile di quanto lo fosse quella di 70 anni fa?

Basta un nulla… un granello di polvere nel posto sbagliato e il giochino si rompe, il nostro mondo diventa inospitale e l’uomo non è più in grado di reagire anche perché gli “ipod” e “tablet” non spalano la neve!   Pazienza… moriremo chattando!

(Gian Franco Bonanni)