Il prof. Enzo Ciconte è da anni un attento studioso del fenomeno mafioso. Gli abbiamo rivolto alcune domande  al termine di un incontro pubblico a Massa Lombarda.

Durante l’incontro a cui ha partecipato a Massa Lombarda, lei ha sottolineato che l’immagine tradizionale del mafioso non è rintracciabili nei nostri territori. Può spiegare meglio questo concetto?”

“Qui si partiva da un’idea sbagliata.  Si era formata, una decina di anni fa, una sorta di strana equazione mafia = omicidi e crudeltà. Quindi, se mancano questi due elementi la mafia non c’è.

Ma in Emilia Romagna, tranne un caso a Reggio Emilia, non so sono stati episodi sanguinosi, non ci sono state delle stragi, quindi il pericolo mafioso pareva lontano ed estraneo al territorio. E’ stato un errore clamoroso; i mafiosi, infatti, sono venuti qui in punta di piedi, per non creare allarme sociale, e agendo in maniera ben diversa da come si comportavano. E prima di tutto evitavano il ricorso ad atti violenti.

Ovviamente erano attivi anche nel campo delle estorsioni, ma erano molto mirate: c’erano quelle dell’ ‘ndrangheta sui calabresi, della mafia sui siciliani, della camorra sui campani.

E non era un fenomeno particolarmente visibile: le vittime, infatti, non parlano per paura di ritorsioni sulle loro famiglie nel sud.”

E come avviene, allora, l’infiltrazione?

“Il percorso è prettamente aziendale. Arrivano in questi territori, fondano delle società edili e poi partecipano alle gare pubbliche (e non) al termine delle quali spesso risultavano vincenti perché avevano proposto i prezzi più bassi. Ricordiamoci, comunque, che queste aziende non servivano per fare profitti, ma per creare un buon radicamento in un determinato posto. A loro non serviva per fare soldi ma per stabilire contatti con il sindaco, l’Ufficio tecnico, gli artigiani e altri soggetti. Era un modo per gettare le loro reti.

Un altro modello riguarda le operazioni per “lavare” il denaro sporco, per riciclare i proventi delle attività criminali. Come fanno? Acquistano negozi, ristoranti, pizzerie, immobili, e operano alla luc del sole.

Hanno poi creato una maniera gentile per procedere con le estorsioni. Non vanno dal pizzaiolo o dal ristoratore a chiedere il pizzo, gli propongono, invece, dei prodotti che costano di meno (e magari sono di pessima qualità); quindi per il loro interlocutore diventa più difficile dire di no, perché il mafioso si presenta in una veste quasi amicale.

Hanno avuto poi per rapporti con l’area imprenditoriale, e molti dirigenti, un po’ per ingenuità, un po’ per scarsa conoscenza del fenomeno, un po’ per superficialità, ci sono cascati.

Bisogna anche dire che alcuni imprenditori hanno trovato convenienza ad avere un rapporto con la mafia: per quelli che operano nell’edilizia voleva dire avere (tranquillamente) dei lavoratori in nero nei cantieri, bloccare le rivendicazioni dei lavoratori, gestire i luoghi di lavoro in modi che sarebbero impossibili senza la complicità mafiosa.

Poi ci sono anche gli imprenditori in difficoltà che hanno chiesto soldi alla mafia. I soldi arrivavano (per la mafia non ci sono mai problemi di liquidità) e se non erano in grado di restituirli, la mafia si offriva di rilevare l’azienda, magari lasciando al vecchio proprietario il ruolo di prestanome. Ancora oggi noi stiamo assistendo a questi passaggi di proprietà, per cui le aziende passano dalla mano degli emiliano romagnoli a quelle mafiose.”

Noi abbiamo recentemente intervistato la sindaca di Massa Lombarda, Linda Errani e lei ci ha detto che per arginare questa infiltrazione mafiosa occorre un continuo scambio di informazioni fra i vari livelli delle amministrazioni (Comuni, Stato, Regione) e una politica rigorosa dei controlli. Condivide questo progetto?

 “La sindaca Errani fa  benissimo a chiedere un rapporto  stretto con lo Stato. Bisogna anche dire a voce alta che oggi non dobbiamo assolutamente lasciare soli i sindaci che operano sul fronte dell’antimafia.”

 

Sul tema delle infiltrazioni mafiose si è svolto, a Massa Lombarda, un Consiglio straordinario dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna. Al termine della discussione il Presidente dell'Unione Raffaele Cortesi, ha presentato un ordine del Giorno, proposto dalla Giunta, sul tema del contrasto alle infiltrazioni mafiose. Il documento, approvato all'unanimità dal Consiglio dell'Unione, sottolinea che è necessaria la piena collaborazione fra tutti i soggetti chiamati a contrastare e sconfiggere  il crimine organizzato e contestualmente bisogna proseguire con maggiore insistenza e rinnovate risorse nell’opera di informazione e formazione contro l’illegalità e le mafie. Tutto ciò premesso, esprime il proprio sostegno all’opera di indagine e contrasto delle forze dell’ordine e la propria solidarietà a Giovanni Tizian per le minacce subite.

Con l'approvazione di questo ordine del giorno, l'Unione e i Comuni della Bassa Romagna si impegnano a continuare a recepire ogni normativa in materia ed ad operare in stretta sinergia con i soggetti competenti nella lotta alla criminalità organizzata, mantenendo alta l'attenzione sulle problematiche del territorio, nonché promuovendo percorsi di promozione della cultura della legalità e si impegnano inoltre a svolgere una costante e adeguata attività di informazione nelle sedi istituzionali competenti.

(a cura di m.z.)