Imola. La realtà imolese è caratterizzata da una lunga tradizione di accoglienza e solidarietà che nel tempo si è concretizzata in una comunità di famiglie e singoli che hanno accolto presso di sé minori in difficoltà. È questo l’istituto dell’affido, attraverso il quale il bambino incontra una famiglia che, accogliendolo, si impegna ad assicurargli una risposta adeguata ai suoi bisogni affettivi ed educativi per un periodo di tempo definito nel progetto di sostegno al nucleo e al minore. Nell’ultimo anno, un centinaio di minori ha vissuto un’esperienza d’affido nel territorio imolese.

Per parlare di questo tema insieme alle famiglie affidatarie e fornire informazioni a chiunque sia interessato a saperne di più o intenda offrire la propria disponibilità, l’Asp Circondario imolese promuove un incontro pubblico, in programma giovedì 21 febbraio, alle 17, alla sala Miceti (Imola, piazzale Ragazzi del ’99).

L'affido si caratterizza per il fatto di essere un intervento temporaneo di aiuto e sostegno ad un minore che proviene da una famiglia in difficoltà da cui deve essere allontanato. L’accoglienza può essere di vario tipo, dal sostegno alla famiglia naturale mediante l’ospitalità del minore per un numero limitato di ore o di giorni alla settimana, come integrazione e supporto di limitate risorse parentali, all'inserimento nel proprio nucleo a tempo pieno per un periodo definito in sostituzione delle famiglie d'origine.

Dal punto di vista umano, si tratta comunque sempre di esperienze emotivamente molto importanti, complesse e cariche di diversi significati per tutti i suoi protagonisti.

Una mamma che sta vivendo un’esperienza di affido, esprime così la sua esperienza di genitore affidatario: “Essere genitore affidatario è un’ottima palestra di vita… ti porta a farti domande continuamente, ad ascoltare e ad ascoltarti… Impari a trovare un nuovo significato al termine “amore”, il tuo significato… Essere genitore affidatario vuol dire sperimentare amore e impegno per un bambino che non è tuo, ma che senti tuo, che un giorno rientrerà a casa… con tutti i timori che questa cosa comporta, ma impari a vederla in positivo per te e per il bambino… Capisci che il tuo compito è crescere quel bambino che senti tuo, anche se non lo è, nel miglior modo possibile, renderlo forte e dotarlo di strumenti per affrontare il più serenamente possibile un futuro “incerto”… in cui c’è il rischio che si senta strattonato e “dilaniato” fra l’amore per le due famiglie che ha… Penso che l’essenza della mia esperienza di affido si possa riassumere in una riga, come sostiene Tich Nath Than: Amare vuol dire volere bene agli altri per quello di cui loro hanno bisogno”.

L’affido è un’esperienza che tante persone possono decidere di vivere. Può accogliere un bambino in affido, infatti, una coppia sia sposata che convivente, con figli o senza, un single, un familiare entro il quarto grado. Per diventare adulti accoglienti occorre frequentare un corso formativo informativo sull’affido e successivamente un percorso di conoscenza e approfondimento personale e/o di coppia, per meglio comprenderne le potenzialità umane di accoglienza.

Il progetto dell'affido è sicuramente articolato e complesso, la sua realizzazione dipende da quanto si è attenti all'altro e con l'altro si costruisce, dalla voglia di offrire uno spazio, fisico ed emotivo, per ospitare un’altra persona nella propria vita.

L’iniziativa alla Sala Miceti è un’occasione di incontro per le famiglie e le persone che, dopo un percorso di approfondimento e formazione, svolgono oggi, nel nostro territorio,  esperienze di affido diverse in base alle specifiche caratteristiche e disponibilità, un momento di informazione su alcuni aspetti rilevanti della realtà imolese dell’affido e di confronto circa i bisogni e i significati dell’esperienza  per  i diversi protagonisti.

Dopo i saluti introduttivi del vice sindaco di Imola, Roberto Visani e della presidente dell’Asp, Gigliola Poli, sono previsti alcuni interventi degli operatori dell’équipe affido dell’Asp Circondario Imolese e successivi momenti di confronto e dibattito con i partecipanti.

Per favorire la presenza delle famiglie, si è organizzato uno spazio per l’accoglienza e l’accudimento dei bambini.