DANIELE MONTRONI

Carta identità: 51 anni, diploma tecnico industriale, dipendente azienda di servizi.

Usa la bicicletta per spostarsi in città? Abito in campagna. Quando sono in centro mi sposto a piedi o con le bici di Area Blu.

Ha mai fatto la spesa al MercolBio? No.

La sua auto è alimentata a metano.

Programma preferito in tv? Che tempo che fa.

Cosa farà del suo stipendio da parlamentare? Al momento dell'accettazione i candidati Pd hanno dichiarato di mettere a disposizione parte dell'indennità per promuovere l'attività politica sul territorio.

 

L’INTERVISTA

Negli ultimi vent’anni di politica italiana, il Paese è arretrato. Il peso fiscale sulle spalle dei cittadini onesti è costantemente aumentato. Un anno fa le forze politiche si affidarono a Monti dimostrando la loro palese incapacità a governare l’Italia. Oggi tutti promettono meno tasse, la ripresa dietro l’angolo. E’ questa la strada giusta per riconquistare a fiducia dei cittadini?

“La strada per riconquistare la fiducia dei cittadini non è quella delle promesse irrealizzabili, ma invece quella della credibilità. La proposta del Partito Democratico va in questa direzione. La verità è più faticosa e talvolta anche impopolare ma bisogna smetterla con questo gioco a chi la ‘spara’ più grossa. Promettere, come fanno Berlusconi e la Destra, milionate di posti di lavoro, l'abolizione dell'Imu a qualsiasi reddito – anche a quelli altissimi – sono la prova di una politica stracciona che si prende gioco della disperazione vera di chi fa più fatica. Anche Monti è poco credibile nella promessa di ridurre adesso Imu, Irpef e Iva, mentre fino a ieri non c'era un euro nemmeno per gli esodati. Grillo promette di tutto senza dire dove trarrà le risorse, secondo il palinsesto del perfetto populista. Di cantastorie e pifferai l'Italia ne ha avuti abbastanza. Dopo vent'anni di Berlusconi e di balle siamo finiti dove non saremmo mai dovuti essere. La nostra ricetta sulla fiscalità cammina su due gambe: lotta dura all'evasione fiscale e invertire il carico dai redditi più bassi verso le rendite finanziarie e i patrimoni maggiori. In sintesi, chi ha un euro in più deve metterlo verso chi ha meno”.

 

La riforma Fornero, votata dalla gran parte delle forze politiche presenti in Parlamento, si è dimostrata palesemente incapace di ridare slancio all’occupazione, anzi sta creando nuovi problemi. Cosa ne pensate e quale ricette prevedete per creare nuovo lavoro.

“La riforma Fornero è piena di limiti che non abbiamo esitato a denunciare e, almeno in parte, a correggere. Abbiamo sostenuto il Governo Monti con lealtà, mettendo davanti l'interesse del Paese rispetto all'interesse del nostro partito. A fine 2011 l'Italia era sul punto di scivolare nel baratro più totale e abbiamo preferito salvare il Paese da conseguenze peggiori. Non va dimenticato che in quest'anno e più di Governo Monti abbiamo agito pur essendo ancora minoranza in Parlamento. Ciò nonostante non abbiamo mai esitato ad intervenire sui provvedimenti che non ci convincevano. La riforma Fornero è una di questi, vogliamo cambiarla e la cambieremo. Per noi il lavoro è la questione centrale che ha davanti il prossimo governo e attraversa tutte le famiglie, i lavoratori e le imprese. Avviene anche in questo territorio, che per la prima volta affronta una campagna elettorale con numeri di disoccupazione come non si erano mai visti. Il Partito Democratico ha messo il lavoro al centro della sua identità e della sua azione politica e di governo. Ecco le nostre proposte per creare nuovo lavoro, finanziando le azioni necessarie per il lavoro con i proventi della lotta all'evasione fiscale:
– Investimento sulla scuola, sulla formazione, sulla specializzazione e sulla ricerca. Perché un Paese la cui economia vive nella trasformazione di materie prime in prodotti evoluti, per creare nuovo lavoro non può partire se non dalle proprie intelligenze e capacità.

– Allentare il patto sui Comuni virtuosi per fare ripartire gli investimenti a partire da quelli più piccoli, cantierabili subito.

– Sgravi fiscali fortissimi su chi assume a tempo indeterminato e sostegno alle imprese che hanno ancora capacità di investire in ricerca e innovazione.

– Un piano di messa a norma del patrimonio pubblico, a partire dalle scuole e dagli ospedali, nella direzione della riqualificazione energetica e della sicurezza.

– Permettere alle Amministrazioni pubbliche di pagare le imprese. Dallo Stato agli Enti locali ci sono 70 miliardi di debiti per lavori già fatti che sono ossigeno vivo su tante imprese piccole e medie. Solo nel nostro territorio si tratta di oltre 15 milioni che possono scongiurare la chiusura di tante imprese.

– Valorizzare e sostenere il saper fare italiano, il made in Italy. Pensando al nostro distretto, si va dalla meccanica di precisione e meccatronica fino alla valorizzazione del prodotto agricolo di qualità.

– Spingere l'acceleratore sull'economia verde, sugli investimenti per produrre energia e sulla riconversione energetica del patrimonio anche privato.

– Valorizzazione delle nostre eccellenze culturali e ambientali, del patrimonio culturale nazionale (che vale oltre la metà di quello europeo) e da lì promuovere meglio il turismo ad esso legato”.

 

Recenti analisi dimostrano che con questo trend i giovani di oggi non avranno mai una pensione in grado di permettere loro una vita dignitosa nella terza età. D’altra parte l’innalzamento dell’età pensionabile stride fortemente con il livello di disoccupazione giovanile: qual è la vostra opinione?

“L'allungamento dell'età pensionabile era necessario perché fortunatamente cresce l'età media di vita. Ciò detto la riforma delle pensioni, così come confezionata, va rivista nel senso di una maggiore gradualità in uscita. Poi va corretta la grave lacuna sugli esodati. I primi centotrentamila hanno trovato giustizia grazie all'intervento del PD in Parlamento e noi risolveremo per tutti questa annosa questione. Infine, i giovani disoccupati e senza prospettive sono un dramma gigantesco del nostro Paese, che non si può risolvere in un conflitto tra generazioni”.

 

Le grandi opere (Tav, Ponte sullo stretto, nuove superstrade, ecc.) sono secondo voi una ricetta per rimettere in moto il Paese?

“Ci sono grandi opere necessarie e imprese inutili quanto dispendiose. Il Ponte sullo Stretto di Messina è tra queste ultime. La Tav, invece, ha fatto fare all'Italia un passo avanti nella dimensione nazionale, per gli spostamenti di milioni di persone, ed anche nella dimensione europea. E' sbagliato però che questo sviluppo sia avvenuto trascurando totalmente il trasporto pubblico, a partire dai collegamenti per i pendolari, che oggi subiscono un servizio insufficiente nella quantità, oltre che dequalificato”.

 

Ci date una definizione di Green Economy e Smart City e ci fate un esempio di come si potrebbero declinare a livello locale?

“Per il Partito democratico la Green Economy è un'idea diversa e positiva della società e dei nostri stili di vita, prima ancora che un'infilata di provvedimenti. E' un fatto culturale che si traduce in una pianificazione che predilige il riuso degli edifici esistenti e la riconversione delle aree già urbanizzate, che mette la riqualificazione energetica al primo posto e la incentiva, che educa i cittadini – a partire dai più piccoli anche attraverso le scuole – alla sobrietà dei consumi, al riuso e al riciclo degli oggetti, ai comportamenti virtuosi negli spostamenti nonché all'equilibrio tra le persone, le esigenze di vita quotidiana e l'ambiente. Anche la Smart City nella sua accezione più completa, è una frontiera a cui guardiamo con moltissimo interesse”.

 

Sono anni che si parla di abolizione province, riduzione dei parlamentari e dei loro benefici e compensi, taglio dei finanziamenti ai partiti, no è stato fatto quasi nulla, cosa dite agli elettori in merito?

“Il Partito democratico è l'unico che su questa materia è passato dalle parole ai fatti. In un Paese con poca memoria dove tutti urlano agli sprechi e ai privilegi della casta, salvo poi agire il nulla, è solo grazie al Pd che il finanziamento pubblico ai partiti è stato dimezzato (50% è andato ai territori colpiti dal terremoto), sono stati aboliti i vitalizi e ridotte le indennità di carica (prima ed unica regione l'Emilia-Romagna). Quanto all'assetto istituzionale del Paese, gli slogan non bastano per cambiarlo. Occorrono riforme profonde a partire dall'alto: superamento del bicameralismo perfetto e trasformazione del Senato verso una Assemblea delle Regioni e degli Enti Locali; riduzione del numero dei parlamentari e indennità parificate alla media dei 27 Paesi europei (e comunque non superiori ai Sindaci dei Comuni capoluogo); superamento delle Province verso enti di secondo grado a costo zero sul piano della rappresentanza politica e istituzionale con il trasferimento delle relative funzioni a Comuni e Regioni”.

 

Perché un cittadino dovrebbe votarla?

“Prima del voto alla persona, chiedo ai cittadini di scegliere il progetto del Partito democratico che ha proposte credibili e realizzabili, che non fa promesse al vento e che, grazie anche alle Primarie, mette in campo una classe dirigente fortemente rinnovata con oltre il 40% di donne. Oltre al fatto che, nel quadro di questa legge elettorale, è l'unico che può raccogliere i numeri per superare la stagione disastrosa di Berlusconi e della Destra. Questa legge elettorale è vergognosa e noi abbiamo con insistenza chiesto di cambiarla. L'abbiamo corretta nel rapporto tra cittadini ed eletti attraverso le Primarie, ma resta il fatto che chi vince in Italia si prende la maggioranza alla Camera e chi vince nelle Regioni si prende la maggioranza al Senato. Tutti i perdenti, dal secondo partito fino all'ultimo, di Destra, di Centro o di Sinistra, si dividono i resti. Dunque sarà chiamato a governare chi avrà ottenuto un voto in più. Non si tratta dell'apologia del voto utile, ma piuttosto della consapevolezza di come funziona questo sistema elettorale e di una scelta conseguente che spetta ad ogni cittadino elettore. Unicamente sul Partito Democratico e sulle forze politiche che sostengono Pier Luigi Bersani è riposta la possibilità reale e concreta di vincere le elezioni e di cambiare davvero – e finalmente – questo Paese”.