GIUSEPPE CASISI

Carta identità: 37 anni, tecnico delle industrie elettroniche, libero professionista

Usa la bicicletta per spostarsi in città? Per esigenze di lavoro utilizzo la macchina dovendomi spostare fuori città. Quando mi muovo per Imola con la famiglia uso volentieri la bicicletta sfruttando le tante piste ciclabili che ci sono per la città.

Ha mai fatto la spesa al MercolBio? No, però lo conosco e dei miei amici ci vanno abitualmente. Mi piacerebbe andarci, ma per una questione di praticità, avendo poco tempo scelgo di andare al supermercato.

La sua auto è a Diesel

Programma preferito in tv: il paese delle meraviglie di Crozza, Report, tutte le trasmissioni di approfondimenti socio economico e culturale.

Cosa farà del suo stipendio da parlamentare? Una parte sarà impiegato per coprire i costi di trasferimento e pernottamento, necessari per svolgere l’attività da parlamentare a Roma. Una parte la metterei in un fondo per finanziare le giovani idee imprenditoriali. Per me questo è un tema sensibile: nel mio percorso ho incontrato tanti ragazzi con buone idee che però fanno fatica a trovare qualcuno che creda in loro e che li supporti. Io vorrei aiutarli in questo modo.

l'INTERVISTA

Negli ultimi vent’anni di politica italiana, il Paese è arretrato. Il peso fiscale sulle spalle dei cittadini onesti è costantemente aumentato. Un anno fa le forze politiche si affidarono a Monti dimostrando la loro palese incapacità a governare l’Italia. Oggi tutti promettono meno tasse, la ripresa dietro l’angolo. E’ questa la strada giusta per riconquistare a fiducia dei cittadini?

“No, questa è la strada giusta per conquistare i cittadini che credono alle chimere. Oggi c’è tanta disinformazione, una visione limitata del futuro, che porta a occuparsi del guadagno immediato, credendo alle facili promesse (come ad esempio il rimborso dell’Imu). Non è credibile chi ha sostenuto Monti prima e neppure chi lo sconfessa oggi pur votando circa 40 provvedimenti come espressione di massimo allineamento al suo sistema politico. La strada di Rivoluzione Civile è alternativa, si discosta da questo tipo di politica. La nostra lista si pone come primo obiettivo la lotta alla mafia e alla corruzione, che nel nostro Paese drena qualcosa come 180.000 miliardi di risorse all’anno. E’ stata formulata una proposta di legge denominata Ingroia-La Torre con la quale si prevede, con un investimento di 149.000 euro (meno costoso di un F45), la messa in piedi di una struttura devoluta esclusivamente alla lotta alla mafia e alla corruzione, al fine altresì di rilanciare l’economia, poiché chi fa impresa in modo legale oggi si vede svantaggiato rispetto a chi non rispetta le norme. Si prevede l’istituzione di un ufficio che sburocratizzerà il sistema di confisca e di reimmissione dei beni. Tutto si dovrà svolgere in 120 giorni: accertamento, processo confisca e monetizzazione del bene. Gli amministratori locali saranno obbligati ad accedere a un fondo per utilizzare le risorse e saranno soggetti a uno stringente controllo, tale che se non rispetteranno le norme rischieranno di essere denunciati per omissione di atti d’ufficio oppure di negligenza o non volontà di operare. Saranno impiegate in totale 600 persone, 400 presso un dipartimento speciale di polizia e 200 tra magistrati e procuratori”.

 

La riforma Fornero, votata dalla gran parte delle forze politiche presenti in Parlamento, si è dimostrata palesemente incapace di ridare slancio all’occupazione, anzi sta creando nuovi problemi. Cosa ne pensate e quale ricette prevedete per creare nuovo lavoro.

“Premetto che noi non abbiamo votato la riforma Fornero e anzi abbiamo raccolto le firme per un referendum che aveva come obiettivo la reintegrazione degli articoli 18 e 28 della Costituzione. Il nostro lavoro è stato purtroppo vanificato dalla caduta del Governo, che ha impedito il trascorrere dei tempi tecnici necessari per ottenere il referendum. Per creare nuovo lavoro innanzi tutto bisogna lottare contro la precarizzazione del lavoro: se si continua a precarizzare non si esce dalla crisi. Il 30% del nostro Pil viene dal settore manifatturiero, il 70% dai servizi, ed è evidente che se non recuperiamo a breve il nostro valore aggiunto e ciò che ci ha permesso di fare il miracolo italiano, ovvero uno strato di manifattura di qualità e un lavoro diffuso e forte nei diritti, i giovani continueranno a non avere possibilità e fiducia nel futuro. Per un futuro concreto ai giovani va garantito un impiego stabile. Il rilancio del lavoro è la prima cosa da fare, e come dicevo prima, è importante per questo la lotta contro la mafia: nel momento in cui fai emergere il lavoro nero e di precariato condizionato da azioni speculative, dai spazio alla qualità dei lavoratori.

Produrre in Italia deve tornare ad essere un plus per le aziende italiane, bisogna far rientrare i capitali e le produzioni che in maniera speculativa si sono dirette verso altri lidi. La stessa Fiat si è affidata ai paesi che concedono finanziamenti statali per creare lavoro: noi dobbiamo fare uguale, dobbiamo tornare a essere competitivi ripartendo dai nostri settori più forti. Gli Stati Uniti stanno tornando a produrre all’interno del territorio nazionale, hanno iniziato a detassare il lavoratore. Noi dobbiamo seguire questo esempio.

Precarizzando l’accesso al lavoro dei giovani si è precarizzato il futuro: corta la prospettiva aumenta l’influenzabilità per l’interesse immediato. Ci vuole una prospettiva maggiore. Bisogna creare le condizioni tali per cui chi è qualificato e chi ha studiato possa immettersi nel mondo del lavoro. L’aumento dell’età pensionabile cozza con questa visione”.

 

Recenti analisi dimostrano che con questo trend i giovani di oggi non avranno mai una pensione in grado di permettere loro una vita dignitosa nella terza età. D’altra parte l’innalzamento dell’età pensionabile stride fortemente con il livello di disoccupazione giovanile: qual è la vostra opinione?

“Se si continua ad aumentare l’età pensionabile non trovando un equilibrio tra gli ingressi e le uscite dal mondo del lavoro non si esce dalla crisi sociale ed è impossibile guardare al futuro. Fino a una generazione fa, i nonni aiutavano la famiglia in un senso di “welfare fai da te”. Se questi nonni sono oggi impegnati a lavoro fino a tarda età e i genitori allo stesso modo lavorano, i figli sono necessariamente affidati a strutture esterne col risultato che si scolla il nucleo  familiare. E’ necessaria una visione di società diversa, basata sulle persone e non sul profitto, basata sul darsi il cambio in quello che è il mondo lavorativo. Il cambio generazionale è necessario”.

 

Le grandi opere (Tav, Ponte sullo stretto, nuove superstrade, ecc.) sono secondo voi una ricetta per rimettere in moto il Paese?

“Queste citate sicuramente no, sono opere che già nella loro idea di partenza sono fallimentari: il Ponte sullo stretto non è necessario poiché il sistema di traghetti è efficiente e il costo per quest’opera in un contesto non bonificato dalle mafie rischierebbe di costituire solo un modo per sperperare denaro pubblico. Lo stesso per la Tav, perché c’è già un sistema di comunicazione in quel senso. Di Pietro quando era Ministro dei Trasporti firmò tutta una serie di opere pubbliche tra cui certamente la Tav, ma ricordiamoci che c’era anche l’alta velocità. Ci sono tante infrastrutture pubbliche che vanno potenziate. Non le autostrade. Costruire nuove corsie in autostrada porta le persone a usare di più la macchina, incrementando così  l’inquinamento: un paese come il nostro che deve porsi come obiettivo una mobilità alternativa deve investire più sul sistema ferroviario e sulla possibilità di creare dorsali ferroviarie. E’ assurdo che oggi passino sulla stessa linea l’alta velocità e i pendolari, con coincidenze e tempi d’attese che creano ritardi. Un modo per rilanciare il paese è investire dunque sulla ferrovia e sugli asset principali il più possibile ecocompatibili.

Una grande opera che faremo è l’ informatizzazione tramite distribuzione della fibra ottica in tutti i Comuni italiani. Oggi questa attività è fatta solo e male da alcuni privati (ad esempio Fastweb e Vodafone) e a costi elevati. Noi come Stato potremmo e dovremmo garantire a ciascun cittadino di essere connesso a internet, perché è così che modernizzi il paese. Come ti garantisco l’asset primario, infrastrutture, viabilità, treni, aerei ecc. come Stato devo darti anche questo tipo di accesso”.

 

Ci date una definizione di Green Economy e Smart City e ci fate un esempio di come si potrebbero declinare a livello locale?

“Il concetto di Green economy è molto ampio: non basta mettere i cappotti alle case o i pannelli fotovoltaici, ma comprende la gestione di tutti i materiali di un edificio e un’analisi preventiva circa il loro riutilizzo o smaltimento quando, al momento dello smantellamento dello stabile, diventeranno rifiuti. Si fa green economy creando norme che prevedano che nella costruzione di nuovi edifici siano rispettati i canoni di eco-compatibilità, in termini di risparmio energetico ma non solo. Il risparmio energetico inoltre non deve determinare un’ aumento della bolletta, come è invece successo per l’acqua, della quale è aumentato il costo nel momento in cui sono calati dei consumi. Ciò è ovviamente inaccettabile. Green economy è far qualcosa che sia rinnovabile e biodegradabile.

I progetti di green economy non devono puntare a un fine immediato e speculativo come è avvenuto invece per il boom del fotovoltaico ma occorre una prospettiva: gli stessi pannelli fotovoltaici ad esempio ancora non si sa come smaltirli, e lo stesso vale per i metalli pesanti che li compongono. Non rientra nel concetto di green economy l’utilizzo di un campo agricolo come campo solare, poiché per molti anni questi terreni non saranno produttivi dal punto di vista agricolo e saranno comunque necessari ingenti spese per renderli di nuovo tali. Il concetto di green economy comprende anche la raccolta di acqua piovana: oggi si butta ancora tutto nelle fogne. Le conseguenze sono evidenti anche in una città a noi vicina come Bologna: la terra si asciuga, palazzi, marciapiedi e strade cambiano il livello. Questo perché le falde acquifere sotterranee, drenando tutta l’acqua, si asciugano. Occorre quindi recuperare l’acqua piovana e non alterare  l’ equilibrio tra suolo e quello che ci si costruisce sopra: questo è green economy.

Anche a Imola la nuova lottizzazione (in Pedagna est) non è avvenuta in termini di green economy nonostante i cappotti e i pannelli solari alle case: le istituzioni dovevano verificare che la quota di verde non fosse concentrata in un unico punto, ma così non è stato.

Nella nostra lista ricordo che ci sono i Verdi: Rivoluzione Civile parte come progetto di una civiltà più attenta all’ambiente. Qui in Italia siamo seduti su giacimenti d’oro nel senso di varietà di climi, ambienti, aree naturali e naturalistiche: il nostro ecosistema fatto di microsistemi è praticamente unico. Rivalutare il nostro territorio in questo senso è un punto del programma della nostra lista.

In tema di Psc locale denunciammo con forza 4 anni fa il progetto di Moreno Daini, che presentò un piano di sviluppo con nuclei familiari di 1,2 persone motivando così la costruzione di 10000 appartamenti. Oggi quel piano è stato sostituito e molte cose sono cambiate. Il PSC che deve essere approvato a breve ha di positivo che si prevede un unico strumento per i 10 comuni del Circondario: il neo è che a fare questo strumento è stata la solita leadership politica che in tutti i settori governa questo territorio e l’ha fatto a misura dei suoi interessi specifici.

Sempre in tema di opere a livello locale, come IDV, per la Bretella, opera ancora incompiuta, avevamo pensato alla costruzione di una metropolitana di superficie che senza troppe spese aggiuntive avrebbe creato un’ alternativa alla macchina coprendo tutta la pedagna con due o tre fermate, portando i lavoratori pendolari nella zona industriale. Ricordiamo che gli abitanti della pedagna sono nel complessivo circa 20000.

Negli Usa integrano attività produttiva, impiegatizia e case abitative nelle stesse aree. In questo modo la città è sempre viva. Questa idea volevamo applicarla anche nel contesto locale: ovviamente non tutto si può integrare ma ci sono attività, laboratori che potrebbero, con la fibra ottica garantita ovunque, a livello nazionale come locale, permettere di spostare le menti e non le persone. Questo lo riesci a fare se come paese pensi a un modello nuovo di interazione tra gli individui”.

 

Sono anni che si parla di abolizione delle province, riduzione dei parlamentari e dei loro benefici e compensi, taglio dei finanziamenti ai partiti, no è stato fatto quasi nulla, cosa dite agli elettori in merito?

“L’Idv nell’ultima legislatura ha proposto più volte leggi per la riduzione degli stipendi, per l’abolizione delle province, leggi che sono state puntualmente bocciate anche dal Pd, che spesso si fa portavoce di un riformismo che non trova riscontro nella pratica. Personalmente io credo che il problema non sia il costo del parlamentare quanto la mancanza di un riscontro in termini di qualità del lavoro. Ridurre la rappresentanza dei territori non è una soluzione. I parlamentari dovrebbero rispondere direttamente a coloro che li hanno votati, invece oggi ancora si deve rendere conto prima di tutto al partito.

Rivoluzione Civile, rispetto ad altri movimenti, mi riferisco anche al M5S, crede che non tutto sia da buttar via. Ci sono tante persone che del loro mandato elettorale hanno fatto una bandiera e hanno lottato per migliorare le cose, (un esempio è l’On. Antonio Borghesi). In tutti i Partiti ci sono persone valide e oneste. Fare di tutta l’erba un fascio fa male alla democrazia, crea un malessere sociale che non serve a nulla: non tutto è da buttare via, e bisogna distinguere ciò che è positivo da ciò che invece è da cambiare.

Rivoluzione civile unisce i cittadini e i partiti che si sono impegnati in battaglie importanti, ad es. contro il Lodo Alfano, il nucleare ecc. Bisogna tornare a un senso di altruismo e fiducia, agire per un fine comune.

C’è sicuramente da riformare una classe partitocratica, incrostazione di politici di lunga data. Il malessere deriva da un sistema paese organizzato un’ elite non solo politica ma anche economica, una casta clientelare che ha governato affinché pochi godessero di tanto.

Noi di Rivoluzione Civile ci definiamo ‘partigiani della Costituzione’: ci rifacciamo alla Costituzione come momento massimo in cui tutti gli italiani si sono riconosciuti in un testo e nel modello di Stato democratico che se esercitato e applicato prevede già tutto”.

 

Perché un cittadino dovrebbe votarla?

“Innanzi tutto diciamo che non vota me ma vota la lista, non c’è una preferenza a persona. Dovrebbe votarmi perché sono un cittadino comune chiamato a fare un compito eccezionale. Non mi reputo un politico ma una persona come tante che ha preso coscienza del fatto che, in un momento storico come quello di oggi bisogna farsi carico di responsabilità anche al di sopra delle proprie possibilità. Oggi siamo in una situazione eccezionale al limite del paradossale e della democrazia privata del suo senso. Proprio per questo non bisogna guardare con sfiducia all’altro: è necessario fidarsi delle persone, di quello che fanno ancora prima di quello che dicono.  Rivoluzione Civile no vuole essere solo un cartello elettore, ma anche dopo le elezioni ha intenzione di attuare concretamente i valori di coesione e democrazia su cui stiamo chiamando gli italiani a votarci”.

Gli ultimi sondaggi ci davano ben sotto il 4%: questo è un messaggio negativo, ed è il risultato di una tecnica mediatica finalizzata a concentrare il voto utile su chi ce la può fare. L’informazione purtroppo è faziosa, specula su queste cose, e le scelte dei cittadini spesso sono pilotate da una regia invisibile.

(Giulia Gianstefani)