Imola. “(…)Sono stanca che la violenza sulle donne non sia al primo posto nelle priorità internazionali quando una donna su tre sarà stuprata o picchiata durante la sua vita, come se la distruzione e la mutilazione e la sottovalutazione delle donne non fosse la distruzione della vita stessa (…). Con i tamburi del Gruppo di danza africana e queste parole di Eve Ensler le tantissime donne e uomini che si sono dati appuntamento ieri sera in piazza Matteotti hanno dato il via alla loro piccola rivoluzione. Piccola perché Imola è solo una piccola città, ma grande perché è accaduto in tantissime città del mondo di 196 Paesi quasi contemporaneamente. Un evento senza precedenti per dire basta alla violenza sulle donne. Qualsiasi tipo di violenza, qualsiasi cultura che la legittima e la nutre. Trama di Terre, l’Udi, il coordinamento donne della Cgil e dello Spi-Cgil hanno dato appuntamento a tutte/i coloro che sono stanche come Eve Ensler e non erano tutte/i. Hanno riempito la piazza giovani, giovanissimi, donne e uomini e ballato insieme dando vita ad una protesta non violenta, gioiosa, per dire che vivere diversamente si può, che un’alternativa alla violenza si può costruire. Una piazza attraversata dall’emozione di stare insieme e condividere quel sentimento di avversione, di amarezza e di dolore che ritorna ogni volta che una donna viene uccisa, picchiata, violentata. Niente rabbia, ma il movimento di centinaia di corpi che hanno rivendicato, muovendosi, la libertà di esserci e di essere rispettati, ricordando che la risposta deve venire da tutte/i insieme e che tutte/i siamo coinvolti e impegnate/i a contrastare quella cultura, quelle concezioni, quegli stili di vita che ci fanno male, fatti di relazioni che non ci comprendono come atto di responsabilità verso la nostra stessa vita. E’ stato un forte ed energico atto di presenza e di presidio e anche un invito alla riflessione sull’amore, gli affetti, sulla forza e la fragilità. Non ci sono vittime, non ci sono soggetti deboli verso cui esercitare una tutela che invero diviene forma di potere. C’è voglia di chiarezza, di riconoscimento, di libertà di essere per recuperare un senso della vita fondato su un’educazione sentimentale e affettiva che ci restituisca la legittimità e la dignità di soggetti consapevoli. Riprendere la parola, tornare a far sentire la propria voce contro il silenzio e la solitudine e per chiedere il sostegno dei centri antiviolenza e di accoglienza che ogni giorno lavorano per aiutare le donne che hanno subito violenza e hanno il coraggio di uscirne per riprogettare la loro vita. Un monito anche per la politica e le istituzioni dai quali ci si aspetta che facciano la loro parte non dimentichi che il loro potere e il loro governo è al servizio  di queste donne e di questi uomini.

(Virna Gioiellieri)