Posso dire di non essere sorpreso. In attesa di capire se davvero uscirà un Parlamento ingovernabile, cosa più che probabile, non mi sorprendo del 30% del centrodestra. Pensare che quel 47,32% che aveva votato il centrodestra nel 2008 fosse sparito era pura utopia. Per strada si è perso un 17% . Non poco. La ri-discesa in campo del leader maximo, ha permesso di recuperare qualcosa e di impedire il disastro.

Ma ciò che pesa sull’Italia è l’incapacità del centrosinistra di dimostrarsi una forza credibile capace di aggregare una vasta coalizione. In questi mesi si è assistito ad una campagna elettorale sempre in difesa, quasi che si desse per scontato una vittoria che era tutta da conquistare. Ma quel che è peggio, il Pd è riuscito in poco tempo a fare scomparire la sinistra senza raccogliere nulla, permettere la nascita di una partito di centro, con Monti alla guida,che gli ha portato via voti, ma soprattutto guardare impotente alla crescita del Movimento 5 Stelle, cavandosela con accuse di populismo al suo leader. Come ormai non fosse chiaro che il M5S non è solo Grillo,ma una miriade di giovani che intendono appropriarsi della politica e dei luoghi delle decisioni. Che ce la facciano è una scommessa tutta da vincere. Per ora hanno rischiato di diventare in Italia il primo partito.

Vedo tanti non rendersi conto di come Berlusconi sia ancora in sella e di come gli italiani ancora lo votino. Ripeto, Berlusconi ha portato al voto quel 30% di elettori che rappresentano l’anima più conservatrice e meno politicizzata del Paese, ciò che occorre capire è come mai non si sia riusciti dall’altra parte ad avere un 40% di voti che potevano essere sufficienti per vincere sia alla Camera che al Senato. E’ stata un grande errore politico, di Bersani e del suo gruppo dirigente, non accorgersi di ciò che stava succedendo e di non adeguare il partito a questa realtà. E ciò è stato lampante anche nella scelta dei candidati da presentare alla Camera e al Senato.

 

Quel che è peggio, però, è che il Paese non può sopportare questa situazione. La crisi continua a mordere e non si vede all’orizzonte un’inversione di tendenza. Le forze politiche devono assumersi tutta la responsabilità di tale situazione ed operare avendo a cuore il bene ultimo del Paese. Si può anche tornare a votare, ma è necessario farlo con una legge elettorale decente, con programmi che invece di promettere cose impossibili, prenda atto della gravità della situazione e cerchi di affrontarla con tutti gli strumenti disponibili e con tutta la capacità di innovazione e di fantasia necessaria.

Questo è possibile. E questo voto, al di là dei numeri, ha rappresentato anche un momento di novità positiva. Si scorgono nuove energie disponibili ad impegnarsi per rimettere in piedi questo Paese che da vent’anni campa su false illusioni e su promesse mai mantenute. Bisogna saperle cogliere e adeguare le proprie azioni ad un mondo che cambia. Dare risposte a dei cittadini non più disponibili ad accontentarsi di ciò che si decide in pochi luoghi e tra poche persone e non più disponibili ad accettare una politica che è arroganza.

Anche a Imola la politica tradizionale, e il Pd in particolare, ha chiuso gli occhi di fronte alla richiesta di cambiamento che cresceva. Arrogante fino al punto di pensare che qua problemi non ci sarebbero mai stati. Forti di uno zoccolo duro, che si sta rivelando meno duro del previsto. E’ vero il Pd veleggia ancora sopra al 40%, ma il trend di perdita rispetto al 2008 e anche al 2010 è forte e di fronte vi è un partito che non si sta rendendo conto che il suo potere si sta sgretolando un poco per volta e che la gente è stanca, stanca, stanca.

Imola, comunque, a maggio tornerà alle urne per votare il futuro sindaco, potrebbe anche farlo in un contesto di nuove elezioni politiche. Di certo lo farà in un contesto di crisi che sta assumento contorni drammatici anche nel nostro territorio. Il risultato locale non è scontato. Ed è bene così. E’ bene che le forze politiche si spremano per conquistare voto per voto. E’ bene che si presentino ai cittadini con programmi chiari e poche promesse, se non quella di voltare davvero pagina nei modi, nei comportamenti e nei contenuti.

(Valerio Zanotti