Lo Tsunami del risultato elettorale pone alcune questioni che vanno ri-ordinate per essere affrontate con efficacia. Da un lato abbiamo la questione dei contenuti di una nuova politica. Per troppo tempo la politica italiana è rimasta bloccata dall'impasse strategico che portò alla consunzione della prima repubblica, la tenaglia delle scelte politiche delle due formazioni della sinistra di allora, il PCI e il PSI.

Lo sviluppo della storia repubblicana, infatti, si arenò sulle secche di alcune scelte politiche che si susseguirono tra gli anni '70 e l'inizio degli anni '80. L'avanzare della richiesta di un cambio di passo nella politica, che la società italiana spingeva con prepotenza, si infranse nelle logiche del mondo diviso in blocchi contrapposti e della scelta del gruppo dirigente del PCI di intraprendere la politica del compromesso storico come massima apertura possibile all'interno del blocco occidentale. Di lì segui, immediatamente dopo, la scelta del PSI di lanciare il tema della governabilità, cioè la stabilità del governo, a prescindere da ciò che era o non era possibile fare. Una stabilità che poteva essere garantita solo dall'accettazione della conventio ad excludendum proposta dalla destra democristiana al congresso del 1981 e che portò alla fondazione dei governi pentapartito che, in un decennio, fecero esplodere il debito pubblico in Italia. La proposta della “Grande Coalizione” come eredità della mancanza di autonomia progettuale della sinistra che portò al compromesso storico e della volontà di governo dall'alto che era insito nel progetto della governabilità impermeabili a ciò che accade nella società.

La grande rottura del Movimento 5 Stelle mi sembra riassumibile nella voglia delle persone di riappropriarsi direttamente della responsabilità delle scelte. La richiesta di democrazia diretta non rappresenta certo una novità assoluta nella storia politica, ma la potenza tecnologica a cui questa richiesta si accompagna sta producendo un mix innovativo che doveva essere la sinistra, non solo a comprendere, ma avere il coraggio di promuovere. Ma c'era bisogno di una discontinuità con le logiche di funzionamento che hanno preso piede anche nelle forze politiche della sinistra. Quella delle tessere, della democrazia degli apparati, dell'autoreferenzialità delle cordate. Certo, anche le dinamiche della democrazia diretta mediata dal computer pone questioni di non poca rilevanza nella forma e nella qualità della stessa democrazia. I pirati tedeschi, che per primi hanno lavorato alla costruzione di piattaforme aperte che potessero aumentare le potenzialità democratiche interne, penso allo sviluppo della piattaforma on-line liquid feedback, hanno parlato già di processi di degenerazione come la dittatura degli attivisti o la dominanza degli eccentrici.

Al di là delle nuove forme di devianza di queste modalità di partecipazione, il punto in questione è rappresentato proprio dalla insopprimibile voglia di esserci delle persone. Una voglia che l'avvento dell'era dei social network sta alimentando e difficilmente potrà essere ricacciata indietro.Tutto passa, naturalmente, per la mediazione dei contenuti. La soggettività, infatti, passa per interessi diretti e la questione della rilevanza dei temi rappresenta la capacità di condensazione del fare.

Ecco, quindi, che i punti di un programma possibile divengono, o tornano a diventare, la rottura della tenaglia nella quale la sinistra italiana è rimasta bloccata anche dopo la fine dei partiti che produssero quella separazione trent'anni fa.

(Sergio Bellucci)