Ponte Romanico sul DiaternaPieve di Camaggiore (Firenzuola). La Valle del Santerno, pietra dopo pietra, sta perdendo le tracce più importanti della sua Storia. Siamo così presi dalla nostra modernità che il passato non sembra più avere alcun valore. Pietre, muri, case, borghi, dipinti, non servono a nulla nell’epoca delle reti digitali, nell’era dei rapporti immateriali. Siamo troppo presi dagli schermi dei nostri computer e smartphone per accorgerci dei monumenti secolari attorno a noi che stanno cadendo in rovina. Siamo troppo presi dai flussi globali di informazione per accorgerci di un vecchio ponte settecentesco ad un passo dalla scomparsa, giusto a pochi chilometri di distanza dai nostri divani.

 

Il vecchio ponte sul Diaterna è uno dei monumenti dimenticati della Valle del Santerno. Eppure è un’opera straordinaria, con una storia altrettanto straordinaria. Tutto comincia nel 1784. La Pieve di Camaggiore è un luogo di grande importanza nella Valle del Santerno. Da qui passava la vecchia Strada Montanara, quella che collegava e collega tutt’ora la Toscana con la Romagna. Lungo questa strada, che si stendeva sui crinali e non sul fondovalle come accade oggi, un incessante traffico di merci e di genti attraversava gli aspri Appennini per guadagnarsi di che vivere. Non era impresa da poco. Lunghi inverni, predoni lungo la strada, fiumi e torrenti da guadare, rendevano questi viaggi imprese dall’esito non scontato.

 

Tra gli attraversamenti più difficili c’era proprio quello sul Diaterna, torrente al tempo ampio e impetuoso. Garantire un passaggio su di esso era cosa essenziale, tanto per i commerci quanto per la vita religiosa della Pieve. Così, nel 1784, il pievano di Camaggiore chiese all’Arcivescovo di Firenze in visita alla Pieve, di costruirgli due bei ponti in pietra che consentissero a tutti di andare alla messa della Domenica, anche nelle Domeniche invernali con fiumi e torrenti in piena. Il pievano deve essere stato molto convincente. L’anno successivo, su diretto interessamento di sua maestà il Granduca di Toscana, arrivano a Camaggiore gli ingegneri della Corte Reale. Studiano con cura la situazione, prendono le loro misure, fanno i loro progetti e mandano il conto a sua maestà che sborsa senza problemi 2.000 Scudi, lasciando i restanti 800 agli abitanti di Firenzuola.

Ponte Romanico sul Diaterna

Il 22 luglio del 1785 cominciano i lavori del possente ponte, a tre campate, due più piccole e una più ampia per scavalcare il corso del torrente Diaterna. Tutto procede speditamente, i tempi sono rispettati e il lavoro volge ormai al termine quando, in una notte del Febbraio 1786, una furiosa piena scende lungo il Diaterna e si porta via il ponte che il Granduca aveva così gentilmente finanziato. Resiste invece l’altro ponte richiesto dal pievano, quello sul Santerno, quello che ancora oggi si percorre in auto per arrivare alla Pieve.

 

Granduca e Pievano non si danno per vinti. Rimettono al lavoro gli ingegneri, probabilmente gli danno una bella strigliata di orecchi e una bella dose di Atti di Dolore da recitare. Gli ingegneri di sua maestà rifanno i progetti, spostano il ponte più a valle rispetto al punto in cui lo avevano costruito la prima volta e nel 1787 completano l’opera. Questa volta non vogliono avere problemi, costruiscono un ponte imponente, massiccio, sicuro, un’opera ingegneristica di alto valore. Sconfitti una prima volta dalla Natura possente dell’Appennino, la seconda volta erigono un monumento all’ingegno umano, un’opera che sancisca per sempre la supremazia dell’uomo sulla Natura. I conti questa volta sono perfetti. Il Ponte resiste a tutto. Per una sola cosa non è stato opportunamente progettato: l’incuria dell’uomo.

 

Il ponte sul Diaterna ha resistito a tutto per oltre due secoli, a tutto tranne che al suo abbandono. Nulla hanno potuto le piene del Diaterna, che nel frattempo è stato anch’esso domato dai drenaggi idrici sconsiderati delle gallerie dell’Alta Velocità che lo attraversano. Il ponte oggi versa in condizioni misere. La corrente ha scalzato la base di uno dei pilastri e le argille che sorreggono il ponte stanno pian piano scomparendo mettendo in pericolo tutta la struttura. L’arco centrale della campata più ampia, ormai non è che un sottile arco di pietra su cui non può più passare neanche un bambino. L’antico selciato in pietra è un manto d’erba e le radici delle piante si sono insinuate tra le pietre indebolendo la struttura. Il ponte, con tutta la sua storia, ha gli anni contati. Se ne sono accorti già da qualche anno i componenti dell’Associazione “Per un’altra Firenzuola”, che più volte hanno tentato di salvare questo grande monumento alla nostra Storia, alla storia della nostra lotta per domare e convivere con la natura selvaggia dell’Appennino e l’irruenza delle acque del Santerno e dei suoi affluenti.

 

Questa lotta tra Natura e Uomo, di cui il ponte sul Diaterna è il nostro monumento, non sembra più interessarci. Così come non ci interessa la tutela di un’opera di grande valore, in una valle di rara bellezza e in grado di offrirci quelle magnifiche vedute che solo l’Appennino sa ancora regalare. Questa bellezza e questa maestosità non ci appartengono più. La loro scomparsa ci lascia tranquilli, indifferenti, mentre la nostra memoria si sbriciola a pochi passi dalle nostre comode poltrone di casa.

(Denis Grasso)

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