Inizia con il racconto “Il tassista” la collaborazione della scrittrice Roberta Giacometti con “leggilanotizia”. Roberta è autrice di diversi lavori, in particolare raccolte, dove la sua narrazione è un recupero brillante della memoria di una città, dei suoi personaggi, di fatti accaduti, in parte vissuti personalmente, o raccolti da testimoni della vita cittadini. Una prosa dove la realtà a volte si mescola con la fantasia dando vita a dei ritratti a volte divertenti, altre volte commoventi, ma sempre ancorati alla vita vissuta. Il suo ultimo libro “Datemi un vestito” verrà presentato venerdì 15 marzo, ore 20.30, nella biblioteca comunale di Bagnara di Romagna, dove lo scrittore Antonio Castronuovo e il poeta Maurizio Brusa dialogheranno con l'autrice. Il racconto che pubblichiamo per questa “prima” nella nuova rubrica “Pennellate di vita” è proprio tratto da questo lavoro.

Buona lettura

Il Tassista

Entrai nel taxi sconvolta. Pioveva a dirotto, un vero acquazzone.

«All'aeroporto, presto» dissi concitata al tassista. «Ho l'aereo fra un'ora. Vada veloce, più in fretta che può.» Mi appoggiai allo schienale e soffiai fuori tutta l'aria che avevo nei polmoni. Appoggiai anche la testa e chiusi gli occhi. Lo scrosciare dell'acqua sulla carrozzeria m'impedì di sentire le prime parole dell'autista.

«Come dice?» gli chiesi.

Il tassista, un uomo con i capelli brizzolati tagliati corti, quasi a zero sulle tempie, e un viso scavato dalle rughe, si girò appena, strabuzzando gli occhi per poter parlare guardandomi in faccia.

«Le dico che raggiungere l'aeroporto in meno di un'ora è impossibile, anche se non piovesse! Doveva chiamarmi prima. Credo che non le convenga neppure partire. La lascio alla stazione dei treni, se vuole.» La sua voce pacata mi alterò.

«Lei scherzerà, devo assolutamente mettere migliaia di chilometri fra me e questa città, questa casa, è una questione di vita o di morte. Faccia il possibile. Parta!» La mia ansia si tagliava a fette.

Mi guardò, questa volta dallo specchietto retrovisore. «Lo sa che ci sono più di sessanta chilometri? Anche facendo l'autostrada con il traffico e la pioggia…» La sua voce era calma, cercava di convincermi. Lo interruppi.

«La pagherò il doppio, il triplo, devo prendere quell'aereo. Devo fuggire, altrimenti…»

«Signora, ma è un suicidio, mi toglieranno la patente!»

Gridai questa volta, disperata, tutta la mia rabbia e la mia paura. «Corra, è una questione di vita o di morte, ha capito? Non posso restare qui! Non posso!»

Il tassista ammutolì. Si passò una mano fra i capelli e si aggiustò la cintura. Inspirò forte e con rumore. Disse solo: «Bene. Si leghi.»

Al semaforo partì sgommando e si diresse velocissimo verso l'autostrada.

Vedevo passare, dal finestrino a fianco, solo delle cose colorate, non distinguevo nessuna forma. Mi venne la nausea. Il taxi era in perenne corsia di sorpasso. Cominciò a battermi il cuore sempre più orte. Mi coprii gli occhi con le mani per non vedere nulla, l'auto cominciò prima sbandare ievemente poi, a ogni pozzanghera, sempre di più. I camion che sorpassava spruzzavano secchiate d'acqua sul taxi. Il ergicristallo faticava a mantenere pulito il vetro.

Il tassista taceva. A me venne quasi da vomitare, mi girava tutto e annusai l'odore della fine. Mi rrotolai sotto al sedile e cominciai a piagnucolare e a dondolare. Non guardavo neppure più 'orologio. Mi premevo le tempie con le mani. «Basta, si fermi, si fermi…» dissi con un filo di voce. Ma troppo piano per farmi sentire. Io non vedevo nulla, occhi stretti e la pancia mi tremava.

Cercai di girarmi affinché potesse sentirmi. «Basta! Basta! Rallenti! Con chi sono capitata! Lei è pazzo!» Gridai davvero. Non ottenni nessun cambiamento, nessuna parola. La macchina era lanciata e sorpassava le altre auto a destra, lo sentivo dallo sbandamento, dai clacson. «Non importa più, la pago il doppio, il triplo, si fermi!» Il tassista non rallentava. Mi tirai su, mi sedetti, tutto mi girava attorno peggio di una trottola. «Non sono un suo ostaggio, lei non mi ha rapito, sono salita di mia volontà, ora si fermi, lei è solo un tassista, non un pilota di formula uno, questa è un'autostrada. Si fermi!!!» Vidi in lontananza il cartello telepass, in un attimo passammo sotto alla sbarra sfiorandola. Mi rannicchiai, mi feci piccola, piccola. «La prego, io avevo detto così per dire, è lo stesso se perdo l'aereo, ne prendo un altro, la prego…»

Il tassista tolse il piede dall'acceleratore, l'auto cominciò a perdere velocità. Si spostò sulla destra e poi si fermò in un parcheggio. Il mio respiro era affannato, la bocca contratta. Il suo volto era un altro. Diverso da come l'avevo visto prima. Teso, gli occhi ardenti e le tempie pulsavano visibilmente. Un animale braccato io, lui il cacciatore. Appoggiai il peso della schiena alla spalliera in modo da essere più lontana. Il suo respiro era caldo, lo buttava fuori a soffiate pesanti. I suoi denti erano gialli dal fumo. Tolse le mani dal volante e si girò. Ero terrorizzata ancora più di prima. I suoi occhi minacciosi mi fecero pensare a un assassino, cercai di fuggire ma la portiera era chiusa.

Puntò il dito vicinissimo al mio naso: «Lei a me non deve dire prima è una questione di vita o di morte e dopo fa lo stesso. Cosa crede…» alzò ancora di più il tono della voce. «Lei non può gridare a me una cosa così, e poi piagnucolare. Le ho forse chiesto il perché? Fatti suoi. Ha capito bene? Cosa ne sa lei della morte? Cosa ne sa per dire così a me?» Era furente. La sua voce usciva a fiotti, teneva i pugni alti. Poi si girò di nuovo verso la strada, si slacciò la cintura di sicurezza.

«Volevo solo prendere quell'aereo a tutti i costi, è vero, ma non così…» gli dissi tenendomi le mani sul volto.

«A me non potete dirmi delle cose così, tanto per dire. Cosa crede che sia un burattino?! È una vita che aspetto che qualcuno salga sul mio taxi e mi dica: insegua quell'auto, a tutta velocità, è una questione di vita o di morte, io… è una vita che lo sento solo nei telefilm. Sto per andare in pensione e poi sale lei, grida, minaccia, ok, ok, andiamo all'aeroporto, ecco l'occasione per dimostrare che sono un gran pilota, che ho coraggio da vendere, che ho fegato io! E lei, lei piagnucola: si fermi, è una questione di vita o di morte, magari ha solo litigato con il marito! Cosa si crede lei, l'ostaggio… vada via, esca, corra a prendere il suo aereo, fa in tempo sa e non voglio essere pagato, non importa, vada, vada, fugga via.»

Non riuscii a parlare. Guardai l'orologio: ci aveva impiegato molto meno di un'ora. Aprii lo sportello. Le gambe mi avrebbero retto?

Sentii in lontananza la sirena della polizia. Scesi e mentre mi avvicinavo all'entrata vidi il tassista scendere dall'auto, appoggiarsi alla portiera e accendersi una sigaretta. L'auto della polizia accostò.

Il tassista accolse i poliziotti con un solo cenno del capo.